Alfa Romeo Giulia dei Carabinieri

L’Alfa Romeo Giulia dei Carabinieri: il mito che fa parte della nostra storia

Alfa Giulia e Carabinieri: un legame che parte da lontano

23 maggio 2020 - 11:00

L’Alfa Romeo Giulia dei Carabinieri è una vera icona nel panorama delle auto delle forze dell’ordine italiane: veloce, affidabile e con un’ottima tenuta di strada. Soprattutto negli anni ’70, con i colori istituzionali della polizia di stato, verde prima e azzurro e bianco poi, s’è resa protagonista di innumerevoli spettacolari inseguimenti nei film “poliziotteschi” tanto in voga all’epoca.

L’aumento della criminalità che, verso la fine degli anni ’50 e primi anni ’60, dispone di veicoli sempre più veloci, porta le forze dell’ordine a modernizzare il parco veicoli, composto ancora, in larga parte, da residuati bellici. La neonata Giulia corrisponde alle mutate esigenze di servizio e l’Arma dei Carabinieri l’adotta da subito, a partire dal 1962. Le Alfa Romeo Giulia dei Carabinieri sono modello “TI”, con motore da 1.570 cc e 92 CV DIN, freni a tamburo sulle 4 ruote, cambio a 5 marce con comando al volante e velocità di punta di circa 175 km/h. La meccanica rimane quella di serie, nonostante qualche leggenda metropolitana dell’epoca parlasse di motori preparati; teniamo presente che si tratta di automobili sottoposte ad un impiego gravoso, tirate di sovente a freddo, in cui conta più l’affidabilità che le prestazioni assolute.

Ai tempi d’oro dei forum s’è discusso a lungo sul colore di queste prime Alfa Romeo Giulia dei Carabinieri, se fosse un verde militare opaco leggermente più chiaro rispetto quello degli altri mezzi dell’esercito, o un verde lucido che si pensava fosse stato introdotto sui lotti acquisiti successivamente. La maggior parte delle foto d’epoca di queste “Giulia” sono in bianco e nero, sembrerebbero comunque confermare la seconda ipotesi, anche se un paio di immagini che m’è capitato d’osservare potrebbero far supporre che qualche esemplare in verde opaco sia esistito.

 

Alfa Romeo Giulia dei Carabinieri: le differenze rispetto al modello di serie

Vediamo allora quali sono le poche modifiche eseguite rispetto al modello di serie:

  • Adozione di una batteria maggiorata prodotta dalla Tudor, collocata nel bagagliaio.
  • Sirena Marelli nel vano motore, nascosta da una delle due reticelle che prendono il posto dei fari anteriori interni.
  • Antenna radio sul parafango anteriore sinistro.
  • Radio sul lato destro del cruscotto.
  • Lampeggiante Esinemann al centro del tetto.

Molti esemplari sono dotati di fendinebbia. Completano l’allestimento il rivestimento in sky marrone dei sedili, gli stanag sul cofano motore e bagagliaio, le vetrofanie del pronto intervento su parabrezza e lunotto; con questo modello debutta il servizio radiomobile con pattuglie coordinate dalla sala radio della centrale operativa.

Le “Giulia TI” dell’Arma seguono poi l’evoluzione del modello di serie, adottando freni a disco sulle quatto ruote a partire dal 1963 ed il cambio con comando a cloche sul pavimento a partire dal 1964. Nel 1965 viene poi adottata la “Giulia Super” con motore da 98 CV DIN e due carburatori a doppio corpo Weber. Il 1969 porta all’adozione della “Giulia Super-biscione” , così chiamata per i caratteristici fregi sui montanti posteriori, che introduce il faro brandeggiabile sul tetto comandato da una maniglia interna. Questo particolare rimarrà sostanzialmente immutato fino all’Alfa 155, per poi evolversi nella versione con cupolino aerodinamico a partire da Alfa 156 e Fiat Punto prima serie. Ad alcuni esemplari di “Giulia” viene aggiunto il numero aereo bianco sul tetto per facilitarne il riconoscimento delle pattuglie agli elicotteri.

Nel 1971 si introduce la livrea con corpo vettura tutto blu, scritta “ carabinieri” bianca sulle portiere e scudetto del radiomobile solo sulle portiere anteriori. Rimangono invariate vetrofanie su parabrezza e lunotto, oltre al numero aereo sul tetto in bianco; questa livrea dell’Arma è destinata a durare pochi mesi, già nel corso del 1971 è sostituita dall’attuale che prevede il tetto bianco con il numero aereo nero. Soluzione che facilita sia la visibilità del veicolo durante le operazioni coordinate dall’elicottero che lo smaltimento del calore durante la stagione estiva, problematica molto sentita all’epoca poiché gli impianti d‘aria condizionata sono appannaggio di poche vetture di lusso.

Gli esemplari di “Giulia” ancora idonei al servizio vengono quindi riverniciati, mentre quelli nuovi vengono già acquisiti in livrea blu e bianca. Con l’introduzione dell’”Alfetta” nel 1972, di cilindrata maggiore , l’Arma dei carabinieri passa al nuovo modello, allineando così il parco del radiomobile a quello della polizia stradale, di segmento superiore rispetto alle volanti. Le ultime “Giulia” rimangono in servizio ancora qualche anno, di sicuro fino oltre la seconda metà degli anni ’70. Complessivamente i carabinieri arruolano circa 1.500 “Giulia TI” e 2.000 “Giulia Super” nel decennio compreso tra il 1962 ed il 1973.

Alfa Romeo Giulia dei Carabinieri: due esemplari decisamente particolari

Il primo esemplare unico è stato allestito dal preparatore romano Angelini per un evento sul circuito di Le Castellet in Francia nel 1971. Si tratta di una “Giulia Super” modello 1969 in livrea blu e bianca su cui é montato un motore ”Alfa GTA” portato a 174 CV, rivista poi, per quanto riguarda assetto e freni. Esternamente diversa dalle altre “Giulia” del radiomobile per i cerchi in lega a stella a cinque punte e per le scritte “Angelini” sui parafanghi anteriori che mantengono lo stesso font della scritta “carabinieri” sulle portiere. Questa “Giulia”, una volta rientrata in Italia viene usata come veicolo di rappresentanza ed istruzione alla guida veloce, senza mai entrare in servizio.

Il secondo è uno studio di livrea allestito su una “TI” probabilmente già dismessa. E’ caratterizzato dalla parte inferiore delle fiancate e dal tetto bianchi, dalla fascia dei finestrini blu scuro e da una grossa scritta carabinieri in nero lunga quanto le due portiere. Sul parafango anteriore, tra ruota e portiera, è presente uno scudetto con una gazzella in campo rosso e blu che non sarà più ripetuto sui mezzi del radiomobile. Questo studio precede la colorazione adottata poi a partire dal 1971.

1 commento

iron.sergen_14697201
1:19, 20 marzo 2020

Sei sempre di una estrema precisione, complimenti.