- Alcuni costruttori stanno eliminando il ricevitore FM e DAB+ dalle auto nuove, sostituendolo con sistemi di infotainment che funzionano solo in streaming via smartphone.
- In Italia 26 milioni di persone ascoltano la radio in automobile: senza ricevitore broadcast si perde un segnale gratuito e funzionante anche senza rete mobile.
- Il MIMIT ha proposto a Bruxelles l’obbligo di ricevitore FM e DAB+ su tutte le auto con sistemi connessi a internet, ma la Commissione europea ha sospeso il provvedimento.
Confindustria Radio Televisioni (CRTV) ha lanciato, in occasione del World Radio Day, la campagna di comunicazione #RadioInAuto. L’obiettivo è richiamare l’attenzione di pubblico, istituzioni e costruttori automobilistici sulla necessità di garantire la piena accessibilità della radio FM e DAB+ in tutti i modelli di auto nuove, senza che il segnale broadcast venga sostituito o penalizzato da sistemi di infotainment basati esclusivamente sulla connessione IP. In Italia 35 milioni di persone ascoltano la radio ogni giorno, di cui 26 milioni in automobile: l’auto resta il principale ambiente di ascolto radiofonico nel Paese.
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Cosa chiede la campagna #RadioInAuto
La richiesta di CRTV è che la radio resti presente nelle auto di nuova produzione in modo facilmente individuabile, immediatamente accessibile e fruibile con un solo click, senza essere nascosta in sottomenu dei sistemi di infotainment o sostituita da soluzioni che dipendono dalla rete dati mobile.
Il problema nasce dall’evoluzione dei cruscotti digitali: i sistemi di infotainment di ultima generazione funzionano sempre più come ecosistemi chiusi basati su protocollo IP. Alcuni costruttori hanno già eliminato il ricevitore radio tradizionale (FM e DAB+) dai propri modelli, lasciando come unica opzione l’ascolto via streaming attraverso lo smartphone. Questo comporta due conseguenze: la dipendenza dalla copertura della rete mobile e la perdita del segnale broadcast, che è gratuito, universale e funziona anche in assenza di connessione internet — un elemento determinante in situazioni di emergenza.
Antonio Marano, presidente di Confindustria Radio TV, ha spiegato la posizione dell’associazione durante un intervento su RTL 102.5 il giorno del lancio: comprare un’auto senza radio significa rinunciare alla possibilità di decidere in modo autonomo cosa ascoltare e come informarsi, con il rischio che l’accesso ai contenuti finisca nelle mani della tecno-industria che possiede e controlla i sistemi di bordo.
Lo spot e i numeri della campagna
La campagna è costruita attorno a uno spot radiofonico da 30 secondi, in onda dal 13 febbraio su tutte le emittenti nazionali e locali associate a CRTV. La pianificazione prevede oltre 1.200 passaggi al giorno per una durata complessiva di 10 giorni. La comunicazione si estende anche ai canali social (Instagram, LinkedIn, YouTube) e al web.
Il nodo normativo: cosa ha fatto il governo italiano e cosa ha risposto Bruxelles
La campagna si inserisce in un percorso normativo già avviato. Ad aprile 2025 l’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) ha segnalato una lacuna nel Codice delle comunicazioni elettroniche (D.Lgs. 259/2003, art. 98-vicies sexies): l’obbligo di integrare un ricevitore DAB+ si applica solo alle auto dotate di autoradio tradizionale. Le auto che montano esclusivamente sistemi di infotainment connessi via IP ne sono escluse, il che consente ai costruttori di aggirare l’obbligo eliminando del tutto il ricevitore fisico.
Il MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) ha accolto la segnalazione e il 1° ottobre 2025 ha notificato alla Commissione Europea (notifica n. 2025/0550/IT) una proposta di modifica per estendere l’obbligo di ricezione FM e DAB+ a tutti i nuovi mezzi dotati di apparati connessi a internet e capaci di riprodurre contenuti audio.
La Commissione Europea ha sospeso il provvedimento, chiedendo all’Italia giustificazioni più dettagliate sulla necessità e proporzionalità della misura rispetto alle regole del mercato unico. La procedura è attualmente in attesa di riscontro.
Un dato che inquadra la dimensione del problema: in Italia solo il 35% delle auto circolanti è dotato di ricevitore DAB+, nonostante l’offerta digitale conti circa 230 canali nelle principali aree urbane — più del doppio rispetto alla FM.
L’iniziativa europea “Radio Ready in Connected Cars”
Il tema non riguarda solo l’Italia. Lo stesso 13 febbraio 2026 è stata rilanciata l’iniziativa europea Radio Ready in Connected Cars, presentata per la prima volta a giugno 2025 al WorldDAB Automotive Conference di Madrid. Si tratta della prima coalizione che unisce broadcaster pubblici e commerciali su una strategia comune per la presenza della radio nelle auto connesse.
Il gruppo di lavoro comprende EBU (European Broadcasting Union), AER (Association of European Radios, di cui CRTV è membro), Bauer Media Group, BBC, Global, NRJ, RTL, Radio France e Sveriges Radio, con il supporto di Antenna Group e Radio Hamburg. Ha aderito anche CRA (Commercial Radio & Audio), l’organismo che rappresenta le radio commerciali in Australia.
I tre principi della coalizione Radio Ready sono: la radio deve essere prominente e comoda da raggiungere nel sistema di bordo, le app radio devono essere facilmente individuabili nell’interfaccia di infotainment, e gli assistenti vocali devono funzionare in modo affidabile con le emittenti.
La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha diffuso un messaggio dedicato tramite AER, sottolineando l’importanza di mantenere la radio accessibile nelle auto connesse come fonte di informazione affidabile.
La posizione della politica italiana
Sul tema è intervenuto anche Alberto Luigi Gusmeroli (Lega), presidente della Commissione Attività produttive della Camera, che dopo un incontro con il direttore generale di CRTV Rosario Alfredo Donato e Anna Maria Genzano di RTL 102.5 ha sostenuto la necessità di garantire la radio analogica e digitale su tutti i modelli di auto nuove, definendo la radio “un’infrastruttura democratica e un presidio di pubblica utilità e sicurezza”.
Perché la radio in auto è considerata un servizio di interesse generale
La radio è riconosciuta come servizio di interesse generale per tre caratteristiche: è gratuita, il segnale broadcast è ubiquo — funziona anche dove la rete mobile non arriva — ed è un ambiente editoriale regolato. In situazioni di crisi e di emergenza, queste proprietà diventano determinanti. L’informazione trasmessa in tempo reale sulle condizioni del traffico in autostrada, sulle allerte meteo o sugli eventi critici raggiunge l’automobilista senza bisogno di abbonamenti, app o copertura dati.
Da oltre cento anni la radio coltiva un rapporto diretto con i propri ascoltatori. Le cifre italiane — 35 milioni di ascoltatori al giorno, di cui il 74% in automobile — confermano che questo rapporto è ancora attuale e che l’auto rappresenta il luogo dove la radio resta più rilevante.
Fonti: Confindustria Radio TV · Newslinet (notifica MIMIT) · EBU — Radio Ready in Connected Cars



