La transizione ecologica ci porterà a avere reti energetiche alimentate da fonti sostenibili.

Da dove arriverà tutta l’energia per alimentare le auto elettriche? La risposta è nella transizione ecologica

E' nato il Ministero della Transizione Ecologica, ma cos'è la transizione ecologica e come trasformerà le nostre vite nei prossimi 30 anni.

9 marzo 2021 - 8:00

Se anche l’Italia si è dotata di un Ministero per la Transizione Ecologica, significa che il nostro Paese prende molto seriamente la questione ambientale, in parte considerata come questione ecologica, anche se resta squisitamente economica. Infatti, nella transizione ecologica, troviamo quelle risorse del Ministero per lo Sviluppo che erano precluse al vecchio Ministero per l’Ambiente.

Quanto durerà la transizione ecologica?

In pratica parliamo di vari step da dipanare nel corso di almeno 3 decenni, che conducono dolcemente a nuovi stili di vita che tengano conto della crescita economica nel rispetto delle scarse risorse ambientali, passando anche per le auto elettriche, ma a conclusione di un percorso articolato.

Sappiamo che l’accesso ad acqua ed energia significa crescita economica, e le auto elettriche sono prodotte in fabbriche e con materie prime tra cui tanta acqua e energia. Se l’energia di origine fossile (carbone, petrolio, gas) è inquinante e soprattutto, le batterie che alimentano l’auto elettrica hanno bisogno di energia per essere ricaricate più o meno velocemente, quale energia useremo per ricaricare le batterie elettriche?

Il problema oggi può sembrare minimo, d’altronde parliamo di appena 16.652 immatricolazioni nel 2020.

Qualora il volume di auto elettriche immatricolate dovesse crescere notevolmente, per arrivare poniamo, a 200mila nuove vetture vendute in un anno, di quanta energia avremo bisogno e da dove arriverà? Sarà energia rinnovabile o energia fossile?

La transizione ecologica voluta dal Premier Mario Draghi in accordo con il Movimento 5 Stelle è la chiusura del cerchio iniziata nel 2013 allorché all’indomani delle elezioni il Partito dei Verdi si ritrovò senza rappresentanti nelle due camere del Parlamento.

L’avanzata del Movimento 5 Stelle veicolava le istanze ambientaliste rimaste fuori dal doppio referendum abrogativo del 2011 su nucleare (e dopo l’incidente di Fukushima) e acqua potabile che aveva chiarito la volontà degli italiani: non ci saranno centrali nucleari (medesimo risultato del referendum del 1987 dopo l’ incidente nucleare di Chernobyl).

Per le scorie non abbiamo trovato risposta ma abbiamo stabilito che l’acqua potabile è un bene comune che non può essere trattato come una commodity.

Già nel 2014 l’Europa progettava la Transizione verso un’economia verde

Nel 2014 Hans Bruyninckx Direttore esecutivo dell’EEA (Agenzia europea per l’Ambiente) scriveva:

Per iniziare, la nostra economia deve diventare più efficiente sotto il profilo delle risorse. Dovremo, di fatto, ottenere di più con meno risorse, riducendo la quantità di risorse che estraiamo e utilizziamo.

Benché sia importante diminuire il flusso di materiali nuovi nel processo di produzione e migliorare l’efficienza di tali processi, questo è soltanto un aspetto della questione. Dobbiamo ridurre anche la perdita di materiali e la quantità di rifiuti generati attraverso la produzione e il consumo.

Inoltre, è possibile trasformare la nostra economia, ma ciò richiede diversi decenni di interventi e impegno. L’Europa ha ottenuto notevoli vantaggi dall’aumento dell’efficienza delle risorse, ma deve fare molto di più.

 

Crolla il prezzo del petrolio: quale energia alternativa considerare?

Nell’attuale situazione economica dobbiamo fare i conti con il crollo del prezzo del petrolio e il graduale abbandono dei combustibili fossili che in Europa pensiamo di ridurre entro il 2030 del 55 per cento, obiettivo che sarà discusso al COP del Regno Unito a novembre 2021.

Ma manca un tassello: con quali fonti l’Europa pensa di colmare il gap di produzione di energia elettrica dopo la dismissione, seppur graduale delle fonti fossili?

Scrive Angela Wilkinson principale esperta mondiale di energia e Segretaria Generale e AD del World Energy Council su We World Energy

:

Il passaggio entro il 2050 da un sistema energetico mondiale che si basa solo al 20 percento sull’elettrico a un’economia completamente a zero emissioni di carbonio è un obiettivo molto ambizioso.

Credere che ciò possa essere fatto senza aumentare l’uso di energia oppure usando solo energia rinnovabile e sistemi di accumulo a batteria è pura fantasia.

Se da un lato è vero che le fonti di energia rinnovabili hanno aumentato la loro quota di produzione di elettricità durante il lockdown, un sistema alimentato unicamente da energia solare ed eolica, entrambe forme di energia intermittenti, non avrebbe però permesso di tenere le luci accese ovunque, né fornito abbastanza calore, raffreddamento, carburante o energia necessari per far ripartire intere economie.

Roberto Cingolani, neo ministro per la transizione ecologica, appena un anno fa rilasciava un intervista a Roberto Iadicicco sul portale Eni dove riconosce che nel lungo percorso verso la transizione ecologica:

In questo momento il gas è uno dei mali minori.

Batterie elettriche, quale energia per ricaricarle?

Mentre in merito alle auto elettriche e quindi alle batterie e alla loro ricarica fa un’analisi molto dettagliata:

Le batterie oggi hanno una produzione di circa 150-200 W per kg/h, per cui oggi una batteria accumula un decimo dell’energia accumulata in un litro di benzina.

È ovvio che se voglio avere prestazioni simili devo caricare molti chili di batterie nella mia auto rendendola estremamente pesante. L’efficienza quindi non è molto elevata.

Il sogno sarebbe di portare la batteria ad essere un accumulatore molto più efficace, non a livello della benzina, ma almeno 500-1000 W per ogni kg/h.

La tecnologia migliora costantemente le batterie: noi assistiamo costantemente ad un aumento della capacità di accumulo e nello stesso tempo cresce l’autonomia delle automobili.

Ma siamo lontani dall’autonomia dei veicoli a benzina. Inoltre abbiamo un’altra limitazione importante: serve un’infrastruttura di ricarica (come i benzinai), da trovare ogni 30 km.

Ma a differenza dei benzinai dove il pieno si fa in un minuto, la ricarica della batteria può portare via 40 minuti.

Ora immaginiamo in un giorno di traffico di punta: con 10 auto davanti a fare benzina ho dieci minuti di attesa; alla ricarica dovrei aspettare 400 minuti.

Dobbiamo quindi costruire batterie che permettano cicli di ricarica molto rapida, quindi un’ulteriore sfida tecnologica, una sfida nella sfida: batterie con più capacità e con possibilità di ricarica molto veloce.

Infine batterie in grado di sostenere migliaia di cicli di carica e scarica senza perdere capacità.

I colossi dell’industria ci stanno lavorando ma siamo ancora lontani.

Nel frattempo si è trovata una soluzione ibrida: mettere batterie che forniscono una certa autonomia soprattutto in città (molto importante perché con lo stop and go del motore termico si produce molto inquinamento), accoppiato ad un motore che su strada può dare le prestazioni e l’autonomia dal carburante.

Fissione nucleare, una possibile alternativa?

Come si risolverà la necessità di energia pulita anche per le auto elettriche? Indubbiamente risparmio energetico e poi chissà, un nuova apertura verso il nucleare? Che come ricorda il ministro Cingolani:

Ad esempio la fusione nucleare è stata abbandonata per diversi motivi, anche perché la fissione, cioè il passaggio intermedio, ha evocato grandi paure, per cui, come popolazioni “avanzate”, non ce la siamo sentita di andare avanti come avremmo potuto.

In realtà tutti i grandi sistemi funzionano così: ad energia prodotta da fusione nucleare.

 

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