Women Motors Bootcamp: ci sono andato davvero

18 marzo 2019 - 9:35

Le donne e la moto: una storia secolare

Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, le donne hanno iniziato ad andare in moto poco dopo gli uomini, anche se all’epoca crearono non poco scompiglio in una società maschilista. In Italia pioniera delle due ruote è considerata la ferrarese Vittorina Sambri, che già negli anni Dieci del secolo scorso sfidava gli uomini sui circuiti cittadini dell’epoca.

Nel 1913 sfidò in un testa a testa all’ippodromo di Faenza il campione Antoniazzi di Padova battendolo, nonostante le scorrettezze di quest’ultimo che tentò di buttarla fuori pista. Nello stesso anno conquistò il secondo posto nel circuito  di  Cremona  classe 350, dietro al campione  Miro  Maffeis su Douglas. Dal 1914 al 1922 corse (e vinse) con una Motoborgo 500 monocilindrica, alternandola a una bicilindrica della stessa Casa torinese, e conquistò anche una gara di campionato italiano.

Oltreoceano invece, nel 1916 le due sorelle Augusta e Adeline Van Buren furono le prime donne che attraversarono in moto gli Stati Uniti, su due Indian, partendo il 4 luglio 1916 e arrivando a San Francisco il 2 settembre dopo aver percorso 5.500 miglia ed essere state anche le prima donne ad aver raggiunto in moto la sommità della Pikes Peak a 4.300 metri di altitudine. Fu un’impresa epica se si pensa che all’epoca le donne non avevano ancora diritto di voto e che la società vittoriana aveva posto limiti severi alle donne. Si pensi ad esempio che durante il loro viaggio vennero arrestate più volte perché indossavano i pantaloni.

L’impresa è stato celebrata in occasione del centesimo anniversario con il Sisters’ Centennial Motorcycle Ride, un run tutto al femminile partito il 3 luglio 2016 da New York e terminato a San Francisco il 23 luglio. La storia dell’avventura delle due sorelle Van Buren è raccontata nel libro Grace and Grit – Motorcycle Dispatches from Early Twentieth Century Women Adventurers, scritto da Bill Murphy e pubblicato nel 2012 dalla Arbutus Press.

In epoche più recenti le donne che hanno sfidato gli uomini sulle piste, in asfalto o terra, sono state diverse: l’inglese Beryl Swain, che nel 1962 gareggiò in sella a una Itom 50 al Tourist Trophy, l’americana Gina Bovaird, prima e unica donna a correre nella classe 500 del Motomondiale nel 1981 e ‘82, la finlandese Taru Rinne, prima donna a conquistare punti in una gara del Motomondiale, dove gareggiò nella classe 125 dal 1987 al 1991, la tedesca Katja Poensgen che, dopo aver corso il campionato nazionale 125 negli anni Novanta, è passata ai campionati internazionali Supersport, Supermono e Superstock, esordendo nel 2001 nel Motomondiale 250 per arrivare a essere testimonial di Indian Motorcycle e la prima donna a vincere la la Punks Peak a Wheels and Waves nel 2017.

Le ultime in ordine di tempo sono l’taliana Kiara Fontanesi, sei volte campionessa mondiale femminile di motocross WMX, e Ana Carrasco Gabarrón, giovane pilota spagnola vincitrice del Campionato Mondiale Supersport 300 nel 2018, a soli 21 anni.

Da una recente ricerca condotta negli Stati Uniti dal Motorcycle Industry Council e pubblicata su Forbes è emerso che attualmente quasi un motociclista su cinque è una donna. Infatti le donne rappresentano il 19% del totale dei motociclisti americani, mentre fino a solo 10 anni fa erano l’8%, percentuale salita di oltre un punto l’anno. In Italia invece, nella sola città di Milano, le donne appassionate di moto sono aumentate del 32,4% negli ultimi 5 anni.

Un altro studio interessante e sempre valido è quello commissionato nel 2013 da Harley-Davidson all’istituto di ricerca demoscopico Kelton Global dal quale si evince che il 37% delle motocicliste si dichiara più felice e sicura in sella a una moto, il 74% ha ammesso che la propria vita è migliorata dopo aver iniziato a viaggiare su due ruote, mentre il 60% ha riscontrato un miglioramento delle proprie condizioni psicofisiche e il 50% una maggiore stabilità con il proprio partner.

Insomma, sembra proprio che la moto faccia bene non solo agli uomini. A giudicare dalle facce sorridenti che abbiamo visto al WMB non ci servono dei freddi numeri per dimostrarlo.

Foto di Andrea Caiola, Marco Renieri, Monti Smith, Chiara Ludovica Quadrelli, Gabriele Salzani

 

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