Dopo il caso Volkswagen Cupra, la Cina apre alle trattative dirette con l’UE sulle auto elettriche cinesi

Il Ministero del Commercio cinese apre a negoziati individuali tra costruttori di veicoli elettrici e Unione europea sui dazi all’import. La svolta segue l’esenzione concessa a Volkswagen Anhui per la Cupra Tavascan.

Bandiera della Cina ondeggia contro un cielo nuvoloso carico, vista angolata dal basso, tensione atmosferica.

Il Ministero del Commercio cinese ha annunciato un cambiamento di posizione e ora accetta che i costruttori di automobili elettriche avviino trattative individuali con l’Unione europea sulle importazioni di veicoli a batteria. La svolta arriva pochi giorni dopo che Volkswagen Anhui ha ottenuto un’esenzione dai dazi per il modello Cupra Tavascan, aprendo la porta a nuove trattative mirate per altri marchi.

Nuova apertura di Pechino

Il portavoce del Ministero del Commercio, He Yadong, ha confermato che la Cina sostiene la possibilità di negoziati individuali con l’UE sulle condizioni di prezzo delle auto elettriche importate. In passato, le autorità cinesi avevano sollecitato Bruxelles a evitare accordi separati con singoli costruttori, pur ammettendo la possibilità, prevista dalle regole europee, di richiedere esenzioni dai dazi per specifici modelli prodotti in Cina.

Il portavoce ha sottolineato la disponibilità di continuare il dialogo con l’Unione Europea, inclusa la volontà di accompagnare i costruttori cinesi nell’utilizzo di impegni di prezzo concordati con le autorità comunitarie.

La prima esenzione concessa all’UE

Il 10 febbraio la Commissione europea ha approvato la richiesta di Volkswagen Anhui per esentare il SUV Cupra Tavascan da un dazio compensativo del 20,7 %, mantenendo comunque in vigore il dazio base del 10 %. L’accordo prevede un prezzo minimo concordato con Bruxelles, insieme a impegni sul volume delle importazioni e su investimenti legati alle batterie nel mercato europeo. Si tratta della prima esenzione di questo tipo introdotta dall’UE dopo l’imposizione dei dazi sulle auto elettriche cinesi nel 2024.

La Camera di commercio cinese presso l’UE ha dichiarato che alcuni produttori di auto elettriche stanno già valutando la possibilità di presentare proposte simili per altri modelli. L’organizzazione ha auspicato che le trattative con le imprese cinesi restino pratiche e prevedibili, considerando che molti esportatori gestiscono una gamma di modelli e strutture commerciali complesse.

Secondo l’associazione, la possibilità di accordi individuali può offrire maggiore flessibilità rispetto alla struttura dei dazi progressivi introdotta dall’UE, che varia significativamente tra costruttori e rimane in vigore per un periodo di cinque anni.

Le alternative per i costruttori

Nel quadro attuale, i costruttori interessati dalle misure europee hanno tre opzioni: accettare i dazi in vigore, cercare un accordo sul prezzo minimo con le autorità comunitarie oppure produrre direttamente in Europa, bypassando i dazi. Secondo fonti del settore, Tesla ha mantenuto un profilo prudente sulle trattative di prezzo, perché per la casa di Elon Musk ha ottenuto un trattamento privilegiato con dazi a meno del 10 %, un livello che può risultare meno gravoso rispetto a un accordo su un prezzo minimo.

Alcuni marchi cinesi affrontano dazi più elevati: BYD si trova a pagare il 17 %, Geely il 18,8 % e SAIC fino al 35,3 %, in assenza di una piena cooperazione con le istituzioni europee.

Le case cinesi hanno conquistato oltre il 10 % del mercato delle auto elettriche in Europa nel 2025. Secondo analisti del settore, molte di queste marche hanno deciso di mantenere prezzi competitivi, anche accettando l’assorbimento dei dazi, piuttosto che adeguarsi a un prezzo minimo che potrebbe limitare la loro capacità di differenziare i propri modelli rispetto a quelli europei.

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