Lightmatter

Lightmatter farà un’auto a guida autonoma che funzionerà con la luce

Lo sviluppo della guida autonoma continua, e Lightmatter propone chip fotonici che elaborino i calcoli dell'intelligenza artificiale con la luce

16 febbraio 2022 - 9:00

Una società di recente fondazione, chiamata Lightmatter, ha ricevuto dei finanziamenti dalla comunità dell’intelligence americana per lavorare, insieme all’Università di Harvard e a quella di Boston, al calcolo fotonico in un veicolo autonomo. Che tradotto significa a sviluppare un processore in grado di funzionare con la luce, generando energia quindi pulita e a impatto zero.

Lightmatter e i prestigiosi atenei quindi si inseriscono in entrambe le tendenze dell’automotive, che sono il progressivo allontanamento dai motori a combustione interna, e nella ricerca della guida autonoma. Entrambi sono settori particolarmente affollati, e per quanto riguarda le auto che si guidano da sole il team di ricerca entrerà in competizione (o collaborazione?) con aziende del calibro di Waymo, General Motors, Stellantis e Tesla.

Un prototipo che funziona col sole

Come detto, i microchip delle auto autonome di Lightmatter si distingueranno per effettuare i calcoli con energia derivante dalla luce, a differenza di quelli tradizionali che usano elettroni e transistor.

Per capire l’importanza del progetto, basti pensare che Lightmatter, Università di Harvard e Università di Boston hanno ricevuto 4,8 milioni di dollari in finanziamenti da un’organizzazione governativa di nome IARPA (Intelligence Advanced Research Projects Activity), parte dell’Ufficio dell’Intelligence Nazionale statunitense. Lightmatter insomma non vuole porsi come un’azienda automobilistica di nuova concezione al pari di Rivian, per cui non vedremo veicoli a suo marchio. Sarà una società di chip fotonici, orientati ad alimentare i calcoli di intelligenza artificiale in modo più efficiente.

Il co-fondatore e CEO di Lightmatter è Nicholas Harris, il quale ha dichiarato che con il suo team stanno “costruendo qualcosa che non è un processore generico, è un processore mirato all’intelligenza artificiale. È tanta attività di moltiplicazione e addizione, ed è tanta attività di spostamento dei dati intorno al chip a velocità molto elevate, e noi facciamo tutte queste operazioni usando la fotonica integrata“.

Nello specifico, un chip fotonico utilizza onde luminose, e per capire la differenza con elettroni e transistor si può pensare che nel caso di Lightmatter i chip usano l’interferenza distruttiva e costruttiva della luce, mentre nei chip normale gli elettroni usano i transistor come “interruttori”. Ciò che renderebbe fruttuosa l’idea di Lightmatter è, secondo l’azienda, una maggiore velocità ed efficienza rispetto a un chip tradizionale, e questo aiuterebbe ad utilizzare in maniera molto più proficua le limitate risorse elettriche a bordo di un veicolo a batteria autonomo. “La nostra visione” – continua Harris – “è che man mano che il mercato cresce, preserveremo l’autonomia della batteria fornendo al contempo l’enorme quantità di elaborazione necessaria per togliere il volante“.

Per ora un esperimento

Il veicolo sperimentale, tuttavia, non funzionerà sui chip fotonici. Non solo, almeno: sarà una combinazione di chip che funzionano con la luce e chip tradizionali, con i primi che si occuperebbero esclusivamente della parte di calcolo che gestisce l’Intelligenza Artificiale.

Come detto, non creeranno qualcosa da zero. Harris afferma che “compreranno qualcosa dallo scaffale“, perché Lightmatter non vuole innovare nulla che abbia a che fare con l’auto, ma solo il cervello. Per dirla in modo diverso, i chip fotonici potrebbero essere unità di calcolo centrale o per un veicolo autonomo, ma anche per mezzi come i golf cart.

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