La Cina ha vietato la vendita di auto sottocosto per fermare la guerra dei prezzi

La Cina vieta la vendita di auto sotto costo per fermare la guerra dei prezzi nel primo mercato mondiale. La nuova norma colpisce sconti aggressivi di marchi come BYD, Tesla e BMW.

Auto elettriche in esposizione in showroom, colori vari, vista laterale, ambiente illuminato, vetrina di modelli.
Informazioni chiave:

  • La Cina vieta la vendita di auto sotto il costo totale di produzione, inclusi oneri finanziari e commerciali.
  • Stop a vendite in perdita e pressioni sulle concessionarie con margini negativi.
  • La misura mira a fermare la guerra dei prezzi nel primo mercato auto mondiale.

La Cina ha vietato la vendita di automobili sotto il costo effettivo di produzione. La misura, annunciata dall’Autorità statale per la regolamentazione del mercato, intende interrompere la guerra dei prezzi che da anni caratterizza il primo mercato automobilistico mondiale.

Le nuove linee guida introducono una definizione ampia di “costo di produzione”, includendo non solo le spese industriali ma anche costi amministrativi, finanziari e commerciali. In questo modo viene chiuso uno dei principali margini utilizzati dai costruttori per sostenere politiche di sconto aggressive.

Stop alle vendite in perdita e ai vincoli sulle concessionarie

Il provvedimento vieta esplicitamente le vendite in perdita e gli accordi sui prezzi tra costruttori e fornitori. È inoltre proibito imporre alle reti di vendita programmi di rimborso o incentivi che costringano le concessionarie a operare con margini negativi.

Negli ultimi anni la competizione sui prezzi ha ridefinito l’industria automobilistica cinese. Alcuni marchi sono usciti dal mercato, tra cui WM Motor, HiPhi ed Evergrande Auto. Altri, come BYD, hanno rafforzato la propria posizione, superando Tesla nelle vendite di modelli elettrici a batteria nel 2025.

Anche per BYD, tuttavia, la pressione sui prezzi ha inciso sui conti. A gennaio 2026 le vendite si sono attestate a 210.051 unità, in calo del 30% su base annua. Nel terzo trimestre 2025 il gruppo ha registrato la prima flessione dell’utile in oltre tre anni.

Effetti sulla filiera

La competizione ha avuto conseguenze rilevanti lungo la catena di fornitura. In diversi casi i pagamenti ai fornitori hanno superato i 300 giorni di attesa. Alcune aziende hanno accumulato miliardi di yuan in fatture non saldate. L’associazione di settore China Association of Automobile Manufacturers indica che i tempi medi di pagamento sono ora scesi a 54 giorni, segnale di un parziale riequilibrio.

Le nuove norme impongono inoltre maggiori obblighi di trasparenza alle piattaforme online di vendita auto, che dovranno segnalare prezzi ritenuti anomali sia ai consumatori sia alle autorità. Per i modelli con software aggiornabile sono stati introdotti vincoli sulla comunicazione delle funzionalità a pagamento, che non potranno essere trasformate in abbonamenti successivi se non chiaramente indicate al momento dell’acquisto.

Sconti ancora presenti nel mercato

Nonostante l’intervento regolatorio, l’inizio del 2026 ha visto nuove riduzioni di listino. BMW ha rivisto i prezzi ufficiali su 31 modelli venduti in Cina, con tagli fino a 301.000 yuan per la versione elettrica i7 M70L. Secondo i media locali, almeno 14 marchi hanno lanciato promozioni o incentivi dall’inizio dell’anno.

Altri costruttori stanno ricorrendo a leve finanziarie alternative. Tesla ha introdotto piani di finanziamento a tasso ridotto fino a sette anni e opzioni a tasso zero su cinque anni. Xiaomi ha proposto un prestito triennale senza interessi per il SUV YU7.

L’obiettivo del governo è ridurre le distorsioni strutturali del mercato senza comprimere la competitività dell’industria nazionale, che resta centrale nella strategia industriale cinese.

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