Il futuro della mobilità urbana

Il futuro della mobilità urbana: commuting interconnessi e modalità più sostenibili

La piaga delle città è oggi il traffico, segnalato come elemento di peggior impatto sulla vita urbana ma il 39% dei commuters urbani usa ancora la propria auto da solo per andare al lavoro. Un 25% di #movers sono aperti al cambiamento.

30 novembre 2019 - 16:00

Il futuro della mobilità urbanaCome sta evolvendo la mobilità? Quali sono i temi caldi e i driver di cambiamento? Ne ha parlato Andrea Galimberti, Head of Mobility – Insights Division – Kantar a IoMobility a Roma dove si è discusso di infrastrutture e MaaS (Mobility as a Service).

Cultura, atteggiamenti e propensioni dell’utente, connettività e infrastrutture di comunicazione sono alla base del grande cambiamento in atto in tema mobility. Da driver a mover, l’utente di mobilità è oggi alla ricerca di soluzioni interconnesse, di flessibilità e di semplicità di fruizione. Il focus è sull’experience.

Partendo da alcuni insights di Mobility Futures, lo studio di Kantar in 31 grandi città nel mondo, che ha analizzato la mobilità e le scelte dei commuters (più di 20.000 interviste), con i commenti di 53 esperti in mobilità a livello globale, si è discusso dei nuovi trend in atto, di modelli di MaaS (Mobility as a Service), di infrastrutture e grandi reti di comunicazione che possano sostenere sistemi di mobilità integrati.

La piaga, per tutti, è il traffico, segnalato come peggior elemento di impatto, fra 11 da considerare, sulla vita in città: ciononostante, il 39% dei commuters urbani va al lavoro in auto, da solo. E ancora: secondo Kantar Mobility Futures, un 25% degli intervistati è aperto al cambiamento della modalità di trasporto. Di questi, il 42% degli utilizzatori di trasporto pubblico sono aperti ad alternative; il 37% di chi utilizza l’auto, la lascerebbe volentieri a casa.

Altro elemento importante da considerare, è il portato emozionale delle scelte effettuate. I mezzi di trasporto individuali ed attivi, sembrano essere molto più gratificanti di quelli collettivi. In quest’ambito alcune città sono riuscite a gestire (ed offrire) legami emozionali, costruendo consapevolezza sull’importanza delle scelte effettuate dai cittadini. Londra, per il trasporto pubblico, e Copenhagen, per l’utilizzo della bicicletta, sono casi virtuosi.

Ma non è tutto: le città sono tutte diverse. Ci sono immense differenze nel modo in cui la gente si muove, molte delle quali hanno driver ed abitudini culturali, oltre che strutturali o economico-sociali. Tutto questo impatta sulle scelte degli utenti e sui loro comportamenti di mobilità: andiamo dalle città nordamericane, costruite (e focalizzate) sull’auto come mezzo di trasporto, alle città europee multimodali, a modelli nuovi (tecnologici, come in Cina, o a ridotte infrastrutture come in Indonesia o in altri Paesi in rapido sviluppo).

Lo studio ha inoltre valutato la reazione degli utenti di mobilità ad alcuni concetti di innovazione (veicoli, servizi, infrastrutture digitali, incentivi) valutandone accettazione, considerazione ed altri fattori di sviluppo. Interessante come sempre evidenziare che a parità di concetto, la percezione e l’accettazione sono molto diverse, nelle diverse aree del mondo: la cultura ed il contesto impattano notevolmente.

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