GM EV1

GM EV1: la storia dell’auto elettrica più venduta… negli anni ’90.

Il motivo del successo della General Motors EV1

13 maggio 2021 - 14:00

General Motors è scesa in campo nel mercato delle auto elettriche: solo nel 2021 sono usciti i modelli elettrici di nuova generazione, come la Chevrolet Bolt, e come la Cadillac Lyriq in arrivo nei prossimi mesi. Ma, proprio Fiat ha anticipato i tempi in Europa con Panda Elettra ed Aria, così il gruppo di Detroit negli anni Novanta poteva vantare di avere l’auto elettrica più richiesta sul mercato nordamericano: la General Motors EV1. Una vettura decisamente innovativa, e letteralmente unica: si tratta infatti dell’unica vettura nella storia con logo General Motors, al posto di quello di uno qualsiasi dei numerosi marchi appartenenti a questa azienda.

Una vera auto elettrica: “strana” nell’estetica, con un cx aerodinamico molto basso: a dirla tutta, è ancora oggi l’auto di serie con il più basso cx aerodinamico, titolo che condivide con la Volkswagen XL1, arrivata però dopo un decennio. Inoltre, la General Motors EV1 è l’auto elettrica considerata come la più completa mai realizzata, al punto che oggi nessuna auto a batteria si avvicina al livello di soddisfazione che GM ha raggiunto nell’ultimo decennio del XX secolo, con una vettura che ha fatto sembrare, in un’epoca dove fondamentalmente non esistevano, i veicoli a emissioni 0 decisamente cool. Facendo perdere a Elon Musk il titolo di innovatore.

General Motors EV1: un progetto ambizioso

Quello della EV1, per General Motors, è stato un progetto decisamente ambizioso, perché ha sviluppato tutto da zero. Ambizioso anche perché unica auto a marchio GM, venduta tramite la defunta e dimenticata Saturn. General Motors sviluppò la EV1 appositamente per aumentare consapevolezza e interesse verso i veicoli elettrici, e tutto deriva dalla AeroVironment Impact, strana showcar sviluppata tramite la piattaforma di GM per una gara di veicoli trans-australiani, che lasciò il segno.

Ad ogni modo, l’azienda statunitense produsse la GM EV1 per 4 anni, in due generazioni. La prima era alimentata con batterie al piombo, impilate sotto il tunnel posteriore e centrale, per un totale di 26 accumulatori, che garantivano un’autonomia tra i 110 e i 160 km con una sola carica, che però, con una presa standard – l’unica possibilità, ai tempi – richiedeva 15 ore. General Motors però dava la possibilità agli acquirenti di installare nella propria abitazione il MagneCharge, ovvero l’antesignano di una Wallbox, che aveva potenza di 220 V e che garantiva una ricarica completa in 3 ore.

Due anni dopo il lancio, la GM EV1 debutta nella sua seconda generazione, che fa tesoro degli errori della prima: gli ingegneri hanno infatti ridotto il peso complessivo, e introdotto batterie al nichel-metallo idruro, con conseguente miglioramento dell’autonomia, passata a 160-225 km, al pari con la media delle autonomie odierne. Dati impressionanti, soprattutto se consideriamo che è una vettura degli anni Novanta, e con una potenza di 169 CV.

Design avanguardistico, come la strumentazione

Il design è sicuramente quello tipico di un’elettrica: stupisce e sembra uscito da un film di fantascienza. Anche se c’è da dire che non tradisce gli anni novanta: è vero che, con il cofano lungo, l’abitacolo corto e stretto, e le ruote posteriori coperte sembra una navicella, ma le forme sono tondeggianti, i fari semplici nel design, in linea con il decennio.

Lei è stata anche la prima auto di General Motors con un telaio interamente in alluminio. Il design è particolare anche perché aveva un tunnel alto a unire parte anteriore con quella posteriore, per conservare i pacchi batteria. In alluminio erano anche le componenti delle sospensioni, in ottica di un risparmio di peso.

Oltre al design, l’avanguardia di General Motors EV1 si nota anche nella tecnologia. Per esempio, aveva anche un preludio di ingresso keyless, grazie a un tastierino numerico sul montante C, nel quale inserire un codice PIN per sbloccare l’auto ed entrarci. Inoltre, aveva un quadro strumenti interamente digitale, a LED, ancora una volta prima auto nella storia. Il quadro era avanti, vicino al parabrezza, con layout minimo molto futuristico, e con diversi pulsanti per il controllo delle funzionalità.

Purtroppo, General Motors decise di interrompere la produzione dopo soli 4 anni, addirittura distruggendo gli esemplari in circolazione. In totale, sono state prodotte 1.117 unità, e lo scarso successo commerciale si deve a costi elevati di manutenzione e dell’infrastruttura di ricarica, all’epoca poco sostenibili. Ma lei, e Tesla se non se la prenda, è ancora oggi l’auto elettrica più mirata mai costruita, e i consumatori addirittura supplicarono GM di non distruggere gli esemplari.

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