Conto Termico 3.0: più fondi e nuovi incentivi per rinnovabili ed efficienza energetica

Il Conto Termico 3.0 rilancia gli incentivi per rinnovabili ed efficienza, con più fondi, beneficiari estesi e interventi aggiunti, puntando a rilanciare il mercato in calo.

Tecnici controllano i pannelli fotovoltaici in una centrale solare nel deserto

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha dato il via libera definitivo al Conto Termico 3.0, approvato dalla Conferenza Unificata e destinato a rivoluzionare l’attuale sistema di sostegno agli interventi di efficienza energetica e fonti rinnovabili termiche negli edifici. Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il decreto entrerà in vigore e il portale del GSE sarà aggiornato entro 60 giorni per accogliere le domande.

Introdotto nel 2012 e riformato una prima volta nel 2016 con la versione 2.0, il Conto Termico viene oggi rinnovato in profondità per rispondere ai nuovi obiettivi di decarbonizzazione e alle evoluzioni tecnologiche del settore.

Più risorse e beneficiari ampliati

Il decreto fissa un tetto di spesa annuo di 900 milioni di euro, di cui 400 milioni riservati alla Pubblica Amministrazione e 500 milioni a soggetti privati. Una delle novità più rilevanti è l’equiparazione degli enti del Terzo Settore alla PA, permettendo anche a queste realtà di accedere agli stessi incentivi.

L’ambito di applicazione si estende anche agli immobili privati non residenziali, che potranno richiedere i fondi per interventi di efficientamento.

Interventi ammessi e copertura dei costi

Oltre alle misure già note, come la sostituzione degli impianti termici con pompe di calore o l’installazione di collettori solari, il Conto Termico 3.0 apre agli impianti fotovoltaici con sistemi di accumulo e alle colonnine per la ricarica di veicoli elettrici, a condizione che vengano installati insieme a una nuova pompa di calore elettrica in sostituzione dell’impianto termico esistente.

Il contributo copre mediamente il 65% delle spese ammissibili, con possibilità di arrivare al 100% per interventi su edifici pubblici in comuni fino a 15.000 abitanti, scuole, ospedali e strutture sanitarie pubbliche.

Spazio anche alle comunità energetiche

Una delle aperture più attese riguarda le Comunità Energetiche Rinnovabili e le configurazioni di autoconsumo collettivo, che potranno accedere agli incentivi, favorendo modelli di produzione e consumo di energia condivisi.

Il contesto: mercato in calo e necessità di rilancio

L’annuncio arriva in un momento delicato per il settore. Nel secondo trimestre 2025 le nuove installazioni da fonti rinnovabili in Italia sono calate del 29% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un -25% per il fotovoltaico.

Il rischio è di non centrare l’obiettivo di 7,2 GW fissato dal DM Aree Idonee per il 2025. Strumenti come il Piano Transizione 5.0, il Reddito Energetico e le misure CACER non stanno compensando il rallentamento, e dal 2026 il taglio delle detrazioni fiscali dal 50% al 36% potrebbe aggravare la situazione.

Nonostante il calo delle nuove installazioni, a maggio 2025, le rinnovabili hanno coperto il 55,9% della domanda elettrica nazionale, il dato mensile più alto di sempre. In alcune ore del mese, la produzione da fonti pulite ha superato l’intero fabbisogno nazionale.

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