Una nuova Dacia elettrica amplierà l’offerta del marchio romeno nel mercato europeo. Accanto alla Spring, oggi una delle auto elettriche più accessibili in Europa, arriverà nel 2025 una city car elettrica sviluppata e prodotta nel continente. Progettata in 18 mesi, la vettura è pensata per i segmenti più popolari e per il mercato delle auto elettriche sotto i 20.000 euro.
Attualmente la Dacia Spring viene costruita a Wuhan, in Cina, attraverso una joint venture tra Renault e Dongfeng, e poi importata nei mercati europei. Una soluzione che ha permesso di contenere i costi, ma che espone il modello alle tensioni commerciali e industriali legate alla crescente competizione con i costruttori cinesi.
Un’auto elettrica sviluppata in tempi record

Il nuovo modello, ancora senza nome, è stato sviluppato in appena 18 mesi, un tempo particolarmente ridotto per gli standard del settore. Secondo Automotive News, la presentazione ufficiale è attesa nel secondo trimestre dell’anno.
Dal punto di vista tecnico, la vettura sarà strettamente imparentata con la nuova Renault Twingo elettrica, ma con un posizionamento più aggressivo sul prezzo. Le stime parlano di un listino di partenza intorno ai 18.000 euro, circa 2.000 euro in meno rispetto alla Twingo, collocandola leggermente sopra l’attuale Spring, oggi proposta in Francia a partire da 16.900 euro.
Il ruolo della Spring e il tema degli incentivi

La Dacia Spring, aggiornata profondamente nel 2024 e nuovamente nel 2025 con l’introduzione di una batteria LFP e di un incremento di potenza, resterà in gamma. Tuttavia, il posizionamento tra i due modelli potrebbe sovrapporsi in alcuni mercati.
A chiarirlo è stato Frank Marotte, responsabile delle vendite Dacia, spiegando che il prezzo finale per il cliente può variare sensibilmente in base agli incentivi nazionali. In determinate condizioni, il nuovo modello potrebbe risultare più conveniente della Spring, soprattutto grazie alla produzione europea.
Produzione in Europa e nuova categoria “E-car”

La nuova city car elettrica Dacia sarà costruita in Slovenia, nello stesso sito produttivo della Twingo. Questo permetterà al modello di rientrare nella futura categoria europea delle E-car, pensata per favorire la produzione locale di veicoli elettrici a basso costo.
Il quadro normativo non è ancora definito nei dettagli, ma l’impostazione richiama da vicino le regole giapponesi delle kei car, che consentono costi di acquisto e gestione inferiori rispetto alle auto tradizionali. Resta da capire se questa categoria sarà limitata a modelli molto compatti o se includerà anche vetture di dimensioni simili a Twingo e alla sua gemella Dacia.
Design diverso dalla Spring

Dal punto di vista stilistico, la nuova Dacia EV non sarà un’evoluzione della Spring. I teaser diffusi dal marchio mostrano una vettura dalle forme più robuste, con superfici nette e un’impostazione verticale, ma senza richiamare esplicitamente il linguaggio dei crossover.
Questa scelta rafforza l’idea di una city car elettrica pensata per l’uso urbano, ma con una presenza visiva più marcata rispetto alla Spring, che resta un progetto fortemente orientato al contenimento dei costi.
Guardando oltre il breve periodo, Dacia sta preparando l’elettrificazione dei suoi modelli più venduti. Marotte ha lasciato intendere l’arrivo di un modello B-segment, verosimilmente una versione elettrica della prossima Sandero, attesa verso la fine del 2027. Un’ipotesi coerente con il fatto che la Sandero è stata l’auto più venduta in Europa nel 2025.
Più avanti potrebbe arrivare anche una Duster elettrica, anche se questo richiederebbe un cambio di piattaforma, perché l’attuale architettura CMF-B non supporta una trazione completamente elettrica senza modifiche sostanziali.
Una strategia graduale ma strutturata
Con le vendite di EV in crescita costante in Europa nel 2025, Dacia sta seguendo una traiettoria prudente ma chiara: partire dai modelli più piccoli e accessibili per poi salire di segmento. L’arrivo della prima Dacia elettrica progettata specificamente per l’Europa rappresenta un passaggio chiave in questa strategia, sia sul piano industriale sia su quello competitivo, in un contesto sempre più affollato di proposte a basso costo provenienti dalla Cina.