È passato dal 13 al 15 per evidenziare un grande salto in avanti. Il nuovo OnePlus 15 è davvero incredibilmente potente, con un’autonomia da record e un’esperienza software completa e realmente smart.
Detto questo, ci sono anche diversi downgrade, che però, in qualche modo, mi riportano (quasi) allo spirito dei primi tempi di OnePlus. Ecco com’è andato il mio test di oltre un mese, a partire dall’evento di lancio a Praga.
Nuovo OnePlus 15: me lo consigli?
Ci sarebbe molto da dire. Non voglio aprire un dibattito, ma alcuni miei colleghi insistono sul fatto che OnePlus sia diventata troppo “oppizzata”, cioè che col tempo abbia perso la propria identità e ora sia limitata dalla società madre. Forse questo è vero in parte — per esempio, credo che la fine della partnership con Hasselblad con questo 15 sia dovuta anche a ciò.
Ma per me, non potrebbe essere più OnePlus di così: rimane un flagship ad un prezzo molto più basso della concorrenza, con soluzioni che rendono davvero più facile la vita quotidiana — e persino la giornata lavorativa — per chi lo usa. Una volta provato, è davvero difficile tornare indietro per ergonomia, design, produttività e persino gaming.
Più forte del titanio, con una scocca in fibra di vetro
Ci sono tre versioni di OnePlus 15: Infinite Black, Sand Storm e Ultra Violet. Si potrebbe pensare che cambino solo la finitura, ma le differenze sono molto più profonde. L’unità che ho testato, Sand Storm, porta qualcosa nel settore degli smartphone di veramente innovativo.

Il telaio ha certificazione IP69, il più alto livello di protezione da acqua e polvere. Le foto non trasmettono del tutto la sensazione del materiale opaco: non sembra metallo, è quasi ceramica. La struttura interna e la cornice sono trattate con un processo chimico speciale che, secondo OnePlus, le rende 1,3 volte più dure del titanio.

OnePlus utilizza la Micro-Arc Oxidation (MAO), nota anche come Plasma Electrolytic Oxidation (PEO), un avanzato processo elettrochimico usato per creare rivestimenti ceramici molto duri su metalli leggeri. Il risultato è uno strato ceramico estremamente resistente, stabile termicamente e personalizzabile — da qui l’aspetto “sabbioso”.

La cornice è in alluminio sottoposto a ossidazione speciale. È importante notare che la MAO non rende il metallo più resistente strutturalmente, ma migliora durezza superficiale, resistenza all’usura e protezione termica. La finitura sembra un sottilissimo guscio ceramico. Per la versione Sand Storm, OnePlus ha scelto un pannello posteriore in fibra di vetro: robusto, resistente ai graffi e meno soggetto a fratture tipiche del vetro.

Le altre finiture (Infinite Black e Ultra Violet) mantengono un approccio più tradizionale con alluminio e vetro, ma la Sand Storm è a mio avviso la versione che meglio rappresenta la sensazione “premium” e distintiva del dispositivo.
Il primo display 1.5K a 165 Hz
L’OnePlus 15 adotta un display 1.5K con risoluzione 2772 × 1272 su 6,78 pollici. La densità è tale che i pixel risultano indistinguibili e aumentare la risoluzione avrebbe richiesto più potenza senza benefici visivi reali.

La luminosità minima arriva a 0,5 nit e il pannello supporta un refresh rate fino a 165 Hz, sfruttabile nei giochi. Interessante la gestione delle cornici: con la tecnologia LIPO (Low Injection Over Molding) OnePlus ha stabilizzato la connessione dello schermo alla mainboard in uno spazio molto ridotto, ottenendo bordi estremamente sottili (circa 1,15 mm su tutti i lati). C’è anche un processore dedicato al touch con sampling rate elevatissimo (3200 Hz), benché la differenza nell’uso quotidiano sia sottile.

Il display dispone di un trattamento antiriflesso: aiuta, ma non fa miracoli in condizioni di luce estrema o forte riflessione.
Gaming e batteria da 7.300 mAh
Il punto di forza è il mix tra Snapdragon 8 Elite Gen 5 e una batteria enorme da 7.300 mAh ottenuta con tecnologia dual-cell (due celle da 3.650 mAh). Questo approccio permette di gestire la ricarica in modo più efficiente e ridurre le temperature: la ricarica wired totale arriva a 120W, ma viene divisa in 60W per ciascuna cella.

Dopo diverse ore di gaming ho superato le 10 ore di schermo attivo, sfiorando le 11, e la ricarica completa è stata intorno ai 39 minuti. OnePlus dichiara inoltre una degradazione minima nel tempo: dopo quattro anni la capacità dovrebbe restare superiore all’80%.
Software
OxygenOS 16 è un’evoluzione matura della UI: animazioni “liquide”, nuove grafiche tipo “vetro” e molte funzionalità intelligenti. Alcuni aspetti, però, sembrano sempre più ispirati a design e logiche di Apple, a partire appunto dal liquid design.
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Le notifiche possono risultare caotiche (nuove notifiche che compaiono sotto quelle vecchie), ma restano molte funzioni utili: la possibilità di nascondere automaticamente il contenuto delle notifiche se viene rilevato un volto estraneo dietro lo schermo; la possibilità di impostare il refresh rate per singola app; la risoluzione automatica; la riduzione del rumore nelle videochiamate; la Zen Mode; e la Outdoor Mode per potenziare il segnale.
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Novità hardware/software: il tasto laterale programmabile (Plus Key) — introdotto con il Nord 5 — che può lanciare il traduttore AI, la torcia, la Plus Key stessa e altre funzioni. La Plus Key interagisce con Mind Space, un’area AI che trasforma note vocali in “ricordi” e crea automaticamente promemoria e eventi; funziona anche con screenshot, che vengono analizzati e riassunti automaticamente.
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L’app AI PlayLab porta strumenti interessanti: tra i più utili, YumSee (fotografare un menu, tradurlo e convertire i prezzi nella valuta locale) e PhotoSpell (editing AI che può aggiungere luce e ombre realistiche). C’è anche Party Up, che applica effetti festivi alle foto di gruppo.
Un passo indietro voluto nelle fotocamere
OnePlus ha scelto un approccio conservativo: tre fotocamere da 50 MP progettate per essere sottili e non creare un bump eccessivo. La filosofia è che la fotografia computazionale oggi soddisfa la maggior parte degli utenti, pur riconoscendo che gli utenti più esigenti preferiranno un hardware migliore.

La configurazione copre focali da circa 14 mm a 170 mm. La principale utilizza un sensore Sony IMX906 stabilizzato (1/1.56”, f/1.8). L’ultrawide impiega un Omnivision OV50D con autofocus (equivalente 14 mm), mentre il tele offre uno zoom ottico 3,5x e uno zoom lossless fino a 7x via crop (stabilizzato, ma con apertura ridotta).

Il sistema sfrutta la fotografia computazionale: il motore DetailMax combina più frame per ottenere una foto finale da 26 MP con peso simile a un 12 MP, e il sensore supporta Dual Analog Gain (DAG) per ottenere due livelli di sensibilità da un singolo scatto, migliorando gamma dinamica e prestazioni in condizioni non ideali.

La camera anteriore è una 32 MP RGBW con autofocus e campo estremamente ampio (equivalente 21 mm), progettata per migliorare le prestazioni in condizioni di scarsa luce.

I video sono la parte in cui OnePlus ha fatto un passo avanti significativo: il dispositivo è tra i primi Android a permettere registrazioni 4K a 120 fps con Dolby Vision HDR e mapping tonale in tempo reale. C’è supporto per il formato Log (O-Log) e la possibilità di vedere un’anteprima LUT nel mirino, oltre alla possibilità di caricare LUT personalizzate — caratteristiche che lo rendono finalmente uno strumento valido anche per un uso professionale video.
Prezzo
OnePlus 15 parte da 979 € per la versione 12GB RAM + 256 GB ROM, versione disponibile solo con in colorazione nera.
La configurazione in prova costa invece 1.029 €.
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