Informazioni chiave:
- Un hotspot Wi-Fi con nome sospetto ha fatto scattare un allarme di sicurezza su un volo Wizz Air diretto a Tel Aviv.
- L’aeronautica israeliana ha fatto decollare caccia per intercettare e scortare l’aereo fuori dallo spazio aereo nazionale.
- Dopo i controlli a terra all’aeroporto Ben Gurion, l’allarme è stato classificato come falso.
Un nome scelto per una rete Wi‑Fi a bordo di un aero di linea ha scatenato un intervento straordinario delle autorità di sicurezza israeliane, mettendo in evidenza quanto siano rigidi i protocolli adottati quando ci si avvicina allo spazio aereo sotto elevata sorveglianza. L’allarme è scattato su un volo di linea mentre l’apparecchio si preparava ad atterrare a Tel Aviv, ma si è rivelato infondato dopo i controlli di rito.
Allerta in avvicinamento su Tel Aviv

Il volo W95301 di Wizz Air, un Airbus A321neo, si stava avvicinando allo spazio aereo di Israele nel pomeriggio quando almeno un passeggero ha notato un messaggio sospetto tentando di collegarsi alla rete Wi‑Fi. Secondo quanto riportato da N12 News, l’allerta è stata generata da un hotspot personale di un dispositivo con un nome che includeva una parola araba interpretata come collegata a un possibile attentato, insieme ad altri messaggi che alcuni hanno ritenuto minacciosi.
In risposta al potenziale pericolo, l’Aeronautica israeliana ha lanciato in volo aerei da combattimento in allerta rapida per intercettare e scortare il velivolo mentre rimaneva appena fuori dai confini dello spazio aereo israeliano, su una porzione di mare. La funzione dei jet di sorveglianza è di confermare visivamente lo stato di un aeromobile civile e offrire una risposta immediata qualora fosse identificata una minaccia effettiva. Dopo diversi minuti di monitoraggio e comunicazioni dirette tra l’equipaggio e il controllo del traffico, il possibile pericolo è stato considerato gestibile e la scorta è proseguita fino all’atterraggio, come nell’immagine che abbiamo ricostruito in testa al post.
Controlli a terra e verifiche

Giunti all’aeroporto internazionale Ben Gurion, il velivolo è stato indirizzato verso una piazzola remota, separata dalle normali aree di imbarco e sbarco. Qui sono intervenuti polizia e unità specializzate, comprese squadre cinofile per l’individuazione di esplosivi. Tutti i passeggeri sono scesi e sono stati sottoposti a controlli individuali, mentre i bagagli sono stati esaminati alla ricerca di oggetti pericolosi.
Secondo N12, il telefono che aveva generato l’hotspot apparteneva a una coppia e il nome era stato impostato dal figlio prima del volo. Al termine delle verifiche ufficiali è stato confermato che non vi erano esplosivi o altri dispositivi pericolosi a bordo, e l’allerta è stata revocata.
Le procedure di sicurezza nei cieli
Israele mantiene uno dei sistemi di sicurezza dell’aviazione civile più articolati, in cui si combinano procedure di controllo del traffico con una risposta militare pronta a intervenire. La decisione rapida di inviare aerei da combattimento è il tipico approccio adottato per tutelare i voli civili nel rispetto delle normative nazionali, in particolare in aree dove i requisiti di sicurezza sono particolarmente severi.
Gli episodi di allarme causati da incomprensioni o errori di comunicazione durante un volo non sono frequenti, ma capitano. Il caso è stato archiviato come falso allarme, ma ha comportato l’intervento delle forze armate, un’ispezione completa del velivolo e controlli individuali per ogni passeggero.