Perché il prezzo delle auto elettriche non cala ma aumenta?

Robin Grant
16/08/2022

Perché il prezzo delle auto elettriche non cala ma aumenta?

Nonostante la promessa di molti produttori di abbassare il prezzo delle auto elettriche con l’aumento della loro diffusione, al momento il loro costo continua a rimanere alto, e in leggero aumento, tanto che servono gli incentivi a renderle leggermente più accessibili. Anzi, il governo uscente ha di recente rimodulato il contributo statale fino a 7.500 € per ovviare a quello che è stato un vero flop.

Le cause dei prezzi alti sono molteplici, e vanno da un più generale aumento dei prezzi di tutte le vetture a questioni più complesse relative alle batterie e ai materiali per produrle.

Cosa succede al mercato elettrico

L’aumento del prezzo delle auto elettriche non ha escluso nessun produttore occidentale. A partire da Dacia, che ha aumentato il prezzo di listino della piccola Spring dai circa 19.000 € ai 21.000 di agosto 2022; ma anche la 500 elettrica è passata da un prezzo base di poco più di 25.000 € nel 2020 ai 27.800 attuali.

prezzo delle auto elettriche

Per non parlare delle elettriche più costose: uno degli aumenti più significativi riguarda la Polestar 2 (che abbiamo provato di recente), che se prima partiva da meno di 39.000 €, ora nei mercati di riferimento il listino comincia da circa 43.000.

Anche negli USA la situazione delle auto elettriche sul fronte listini non è rosea: Ford ha aumentato il listino dell’F-150 Lightning nell’ultima settimana, ora a partire da 46.974 $ con un aumento di oltre 6.000 $, ben lontana dalle sue numerose garanzie di partire sotto i 40.000 $. Così come General Motors, che ha gonfiato il listino del suo Hummer elettrico fi 6.250 $ a giugno.

Ford F-150 Lightning

Aumenti in netto contrasto con le dichiarazioni dei produttori che, per incentivare la transizione energetica, si sono appellati alla minore necessità di manodopera e una più generale diminuzione delle spese, che quindi comporterebbe costi di produzione più bassi e, di conseguenza, listini abbordabili. Produttori che, improvvisamente vogliosi di costruire solo veicoli elettrici con appelli all’Unione Europea di aumentare la sua già stringente politica energetica, avevano promesso di raggiungere la parità di listino con i veicoli entro il 2025.

Hummer EV

Gli unici veicoli elettrici che scendono di prezzo, o che sono più abbordabili perché ormai si trovano usati, sono i modelli più vecchi, che in Italia in alcuni casi hanno un grande successo: è il caso della Smart EQ ForTwo, secondo modello a batterie più venduto nel Bel Paese ma presto destinato ad apparire solo nel mercato usato visto che in Smart hanno pensato di puntare all’ennesimo SUV elettrico; e la Nissan Leaf.

L’ingombrante presenza della Cina

I motivi di questi aumenti vanno riscontrati ancora una volta nella Cina. I produttori occidentali, sia in USA che in Europa, hanno fatto pressione per aumentare gli incentivi, ed entrambe le realtà invece spingono le aziende a riportare la produzione in patria, usando manodopera europea/statunitense.

Una nota dolente, se consideriamo che parte sostanziale dei minerali utili alle batterie proviene o dalla Cina, o dall’Africa con cui il gigante d’Oriente è in rapporti più favorevoli avendo trascorso tanti anni a diventare il più grande partner commerciale africano con progetti infrastrutturali su larga scala in cambio di accesso libero e affidabile alle sue preziose materie prime. Insomma, una sorta di nuovo tipo di colonizzazione, più efficace del modello violento di Europa e Stati Uniti.

kia ray elettrica

Questo non ha fatto che consolidare la Cina come principale fornitore di batterie al mondo, che oggi si paga con la sua tenue condizione economica, con le carenze manifatturiere derivate dai lockdown che in ivi persistono e dalle problematiche geopolitiche (questione ucraina, questione Taiwanese) che potrebbero sempre più scoraggiarla dall’esportazione di batterie in Occidente. Questo, in un contesto dove la domanda è aumentata perché tutti i produttori occidentali ora vogliono costruire auto elettriche con pochi posti al mondo dove reperire il materiale.

Resta poi la questione dei chip, la famosa crisi dei semiconduttori che invece riguarda tutto il mercato perché oggi le auto e non solo le auto sono sempre meno meccaniche e sempre più digitali. Con anche i tostapane “smart”, la domanda di microchip dal 2010 ad oggi è cresciuta in modo esponenziale, ma è l’auto a pagarne di più le conseguenze perché la domanda dei produttori automotive è da sempre tenuta in minor considerazione rispetto a quella delle aziende informatiche, disposte anche a pagare di più perché bisognose dell’ultima generazione per rendere i loro prodotti “diversi” da quelli lanciati un anno prima.

L’inflazione incide sul prezzo delle auto elettriche

Come se questi punti non fossero già sufficienti, c’è anche l’inflazione a contribuire al rialzo dei prezzi. Solo in Italia è aumentata del 6,7% nel 2022, poco al di sotto dell’aumento dell’inflazione europea pari all’8,6% su base annuale (dati Eurostat), e di quella statunitense dell’8,5%.

Se già i veicoli a combustione risentono di questi aumenti, alcuni materiali per gli EV hanno superato i valori medi dell’inflazione appena riportati: il prezzo del litio, infatti, è aumentato del 75% su base annua, il cobalto di oltre l’11%. Dati abbastanza allarmanti, che rendono difficile un abbassamento dei prezzi nel breve periodo.

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