DMC DeLorean Rendering

DMC DeLorean Rendering: la macchina del tempo 2.0

"Sono tornato, sono tornato dal futuro!"

22 aprile 2020 - 21:00

Poche auto sono rare e iconiche come la DMC DeLorean Rendering, che i più (se non tutti) conoscono per essere l’auto della saga di Ritorno al Futuro.

E questo perché la celebre trilogia cinematografica diretta da Robert Zemeckis ha dato risalto a una vettura così particolare, facendola scegliere al Dottor Emmett “Doc” Brown come base per la sua rivoluzionaria macchina del tempo, lo strumento grazie al quale partono tutte le avventure dei protagonisti del film. Per quanto ad oggi non sia in programma un remake della saga, visti i tempi e la quantità di questi film che stanno uscendo non è così scontato immaginarselo (ma speriamo che rimangano solo ipotesi!): ed ecco quindi come potrebbe essere la DMC DeLorean Rendering, versione aggiornata di questa iconica vettura.

DMC DeLorean Rendering: un’invenzione italiana

Ebbene sì: anche la DMC DeLorean, nello stile, porta un nome italiano. Il nome è quello di Giorgetto Giugiaro, che di questa vettura aveva disegnato anche la cugina Lotus Esprit. Il designer si era rifatto ad un altro suo progetto, l’antenata concettuale della DeLorean, ovvero l’Alfa Romeo 33 Iguana Concept presentata nel 1969 (circa 7 anni prima dell’inizio della progettazione dell’auto americana).

Il nome ufficiale dell’auto DMC-12, ed è la nonché unica vettura prodotta dalla casa americana DeLorean Motor Company dal 1981 al 1983 in 9200 esemplari – il costruttore cesserà ogni attività appena 2 anni dopo, in seguito all’arresto di John DeLorean per traffico di droga – il suo sviluppo partì nel 1976 con a capo William T. Collins. Il capo ingegnere di DeLorean non stravolse minimamente il progetto di Giugiaro, che come suo solito aveva optato per caratteristiche uniche e molto particolari: infatti la superficie esterna della DeLorean è tutta in acciaio inossidabile non verniciato, e sempre un’idea di Giugiaro sono le porte ad ali di gabbiano. Fanno eccezione 3 esemplari, che uscirono dalla fabbrica verniciato di color oro zecchino, mentre gli altri esemplari di DMC DeLorean dipinti furono sicuramente verniciati dai loro proprietari. Alcuni esemplari dell’auto dovevano essere in fibra di vetro (e quindi nere), ma non vennero mai vendute.

Per quanto riguarda il motore, originariamente il team di Collins aveva pensato per un motore rotativo Wankel, da montare sul retro dell’auto, ma in seguito a causa della scarsità di petrolio (gli anni Settanta sono quelli della Crisi del Petrolio) si decise di optare per un V6 Douvrin PRV a iniezione. Il motore era stato sviluppato da Peugeot, Renault e Volvo, per una potenza di 130CV e una coppia pari a 208 N/m.

Una vettura che sicuramente sarebbe rimasta confinata al mercato nordamericano, se non fosse divenuta celebre nel film Ritorno al futuro e i due seguiti, dove è la base della macchina del tempo che lo scienziato pazzo di Hill Valley (appunto Doc) ha impiegato anni a brevettare e che proietta Marty McFly nel 1955. La saga ha reso la vettura iconica e amata in tutto il mondo, tanto che appare in altri film (per esempio il recente Ready Player One di Steven Spielberg, un bellissimo collage di cultura pop) e nei videogiochi.

DMC DeLorean Rendering: sempre la stessa

Sono diverse le versioni di DMC DeLorean Rendering apparse in rete, che cambiano per qualità e scelte stilistiche, ma sono tutte accomunate dal voler mantenere quantomeno le forme particolari della carrozzeria pressoché invariate. Per esempio, un primo rendering vede la DeLorean cambiare solo per l’introduzione dei fari a LED anteriori e posteriori, che però mantengono la stessa forma e le stesse dimensioni. Questa versione appare più ribassata e sportiva, con dei passaruota molto più larghi e voluminosi, molto muscolosi. Inoltre, pare essere tinteggiata di nero, o per richiamare le vetture mai uscite in fibra di vetro o per invece una voluta tinteggiatura.

Anche il retro di questo rendering è pressoché identico, con il gruppo ottico brunito ma sempre con la trama a scacchi quadrettata a LED, e due scarichi di dimensioni abbastanza generose, che forse sono segnale di una maggiore potenza del motore rispetto all’originale DMC degli anni Ottanta.

DMC DeLorean Rendering: su base Lambo

Un’altra versione di DMC DeLorean Rendering ha dei cambiamenti più significativi, anche nella forma della carrozzeria che sembra basata su una Lamborghini – forse, la Aventador – dal momento che la vettura appare molto larga e schiacciata a terra, con un cofano perfettamente piatto e liscio e il corpo vettura che si allarga al posteriore (e tra l’altro, la base Lamborghini richiamerebbe l’italianità del progetto). L’anteriore prevede un gruppo ottico simile a quello dell’originale, ma più arrotondato e rigorosamente full LED, oltre che non più di pari dimensioni. La griglia centrale è più grande, e in generale tutto l’anteriore è molto più complesso ed elaborato.

Anche il posteriore cambia: le luci sono più sottili, ma mantengono la trama a quadrettoni, anche in questo caso rivista a LED. È bello però i fari che sono colorati già esternamente, rendendo visibile quali luci sono destinate agli indicatori di direzione, e quali alla retromarcia: un chiaro richiamo alle vetture anni Ottanta.

Sulla stessa onda anche il terzo rendering della DMC, che però appare in forma molto più prototipale, una vera concept car. Le linee si fanno. Ancora più minimaliste, il cofano per esempio è un blocco unico mentre quasi non si vede il gruppo ottico anteriore, ben nascosto nella griglia e che però ha lo stesso design visto per la DMC Rendering con carrozzeria Lamborghini. Il parabrezza è quasi piatto, ma non piccolo, mentre decisamente sottile è la linea dei finestrini laterali. Linea sottile che contribuisce a “schiacciare” la vettura, merito anche dei grandi cerchi laterali dal disegno particolarmente complesso.

Forse questa versione a prototipo è quella che meglio si presta a un film fantascientifico che riprenda Ritorno al Futuro, ma anche la DMC-Lamborghini non è male, come design. Sono certamente solo speculazioni, ma è interessante vedere come anche auto destinate all’anonimato per via di una storia breve a epilogo triste possano diventare iconiche e apprezzate grazie alla magia del cinema.

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