Elon Musk

I bitcoin di Tesla annullano il suo valore ecologico?

Tesla ha speso 1,5 miliardi di dollari in Bitcoin e ha annunciato che accetterà pagamenti in criptovalute. Ma è una scelta ecologica?

10 febbraio 2021 - 9:00

Tesla ha di recente speso una cifra pari a 1,5 miliardi di dollari in bitcoin, e ha annunciato che accetterà le criptovalute come pagamento. Una scelta, quella dei bitcoin di Tesla che serve per avere maggiore flessibilità e per diversificare ulteriormente e massimizzare i rendimenti sui contanti. La casa automobilistica americana di Elon Musk ha inoltre annunciato che inizierà ad accettare pagamenti in bitcoin in cambio dei suoi prodotti, anche se inizialmente su base limitata. Un altro annuncio importante, che renderebbe Tesla la prima grande casa automobilistica a operare in questo senso, e del resto i 1,5 miliardi di dollari spesi per i bitcoin di Tesla le servono proprio per avere liquidità nella criptovaluta, una volta che accetterà pagamenti di questo genere.

Sul web e nello specifico Twitter sono emerse, però, alcune polemiche riguardante proprio l’ecologia, che dovrebbe essere un valore caro a Tesla e che del resto rappresenta una delle motivazioni di questa scelta. Cerchiamo di capire la natura di queste polemiche, per una scelta che si è rivelata molto divisiva per l’opinione pubblica.

I bitcoin di Tesla sono un nuovo, grande investimento

L’investimento di Tesla per i bitcoin rappresenta una parte molto importante del patrimonio dell’azienda. Una società che, alla fine del 2020, aveva oltre 19 miliardi di dollari in contanti. La scelta, come detto, è stata molto contestata, ma il primo motivo non è legato all’ecologia. 

Da quando il CEO dell’azienda, Elon Musk, ha aggiunto l’hashtag #bitcoin alla bio del suo profilo Twitter, il prezzo della criptovaluta è aumentato del 20%. Da qui, molti utenti lo hanno accusato di aver aumentato, con la svolta di Tesla, i prezzi delle criptovalute, con valori giunti ad almeno 44.200 dollari.

Una scelta contestata

Oltre alle polemiche di tipo economico, su Twitter ancora più rilevanza hanno avuto quelle di tipo ecologico. Sono ovviamente commenti da prendere con le pinze, in quanto Twitter è spesso luogo di ritrovo di esperti tuttologi improvvisati, ma qualcuno scritto effettivamente da utenti che sembrano competenti c’è. 

Il perno centrale della polemica si deve al fatto che i bitcoin potrebbero non essere così ecologici come sembrano. Uno dei motivi per cui Tesla è passata al bitcoin è che, per come sono sponsorizzati, sono più ecologici rispetto al contante o all’oro, che sono considerati poco sostenibili il primo per la stampa e l’uso di carta, il secondo per l’estrazione delle miniere. Ma, come sottolineato da alcuni, Bitcoin consuma il 10% della produzione energetica del pianeta per certificare 400.000 transazioni al giorno.

Nel contesto del pagamento elettronici, inoltre, Bitcoin rimane uno dei più energivori: si parla di circa 741 kWh per ogni transazione, contro i 149 kWh ogni 100.000 transazioni visa (qui la fonte). Una differenza piuttosto abissale. 

C’è chi dice, però, che se è vero che i bitcoin utilizzano più energia, è anche vero che il costo, a livello ecologico, non è così alto come si crede, visto che Bitcoin cerca energia a basso costo e rinnovabile, come quella solare o eolica. Un commento, riportato dall’utente @BrandonLive privo di fonti, e non certificato.

Ad ogni modo, incredibilmente, il discorso intorno alla sostenibilità è molto più complesso di quello che sembra, ed è ancora una volta evidente che non basti fermarsi al “prodotto finale” (anche se in questo caso si parla di altro), ma è necessario analizzare il dietro le quinte.

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