Morte Nicky Hayden: condannato l’automobilista che lo investì

Si è svolto il 10 ottobre il processo per omicidio stradale dove a farne le spese è stato l'indimenticato pilota americano Nicky Hayden

11 ottobre 2018 - 8:00

Non si placano le polemiche sulla morte di Nicky Hayden. I famigliari del pilota americano hanno inviato la richiesta della cospicua somma ai legali dell’automobilista che lo ha investito mentre era in bici. Il campione di motociclismo statunitense morì il 22 maggio 2017 a seguito ad un investimento avvenuto a Misano Adriatico (Rimini) mentre si allenava in bicicletta.

La richiesta di risarcimento 6 milioni di euro avanzata dai familiari del campione di motociclismo è pervenuta ai legali Pierluigi Autunno e Francesco Pisciotti, avvocati del 31enne di Morciano che guidava l’auto contro la quale si scontrò mortalmente il pilota. Il processo per omicidio stradale inizierà il 10 ottobre presso il Tribunale a Rimini.

Perizie constrastanti

Il processo è già tutto agli atti come le tre perizie depositate, quella della Procura, quella dei difensori e quella della parte civile. Di contro la famiglia del pilota statunitense originario del Kentucky non sarà presente in giudizio. La difesa della parte civile non ha accettato il rito abbreviato ed è quindi uscita dal processo riservandosi un’azione civile. Resta però agli atti la perizia della parte civile che con quella della Procura fa una ricostruzione diversa da quella fatta dal perito della difesa.

Secondo la ricostruzione fatta dal consulente della Procura infatti, il giovane che ha investito Nicky Hayden all’incrocio, al momento dell’impatto viaggiava a 72,8 km/h anziché ai 50 km/h, che è il limite consentito in quel tratto stradale. Stando alla ricostruzione della Procura, se avesse viaggiato ai 50 km/h “sia continuando a velocità costante, sia reagendo e frenando, l’incidente si sarebbe potuto evitare”.

In pratica, se l’auto avesse rispettato i limiti, ‘Kentuchy Kid’ Nicky Hayden “sarebbe transitato appena davanti al veicolo” evitando l’impatto.

Diversa invece la posizione del perito della difesa che punta sulla responsabilità piena di Hayden, sostenendo che anche se l’automobilista avesse rispettato il limite di velocità, Hayden, non rispettando lo stop, sarebbe comunque finito contro l’auto.

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