aereo specchietti

Sugli aerei ci sono specchietti retrovisori? E a cosa servono?

16 agosto 2021 - 7:00

In automobile non possiamo farne a meno. È normale sia lì e guai se non ci fosse. Ma in aereo? Lo specchietto retrovisore serve? C’è? C’è sempre stato? Il discorso è un po’ più complesso di quanto possa apparire, e le differenze con le automobili sono tante. Partiamo dal 1903, data di nascita dell’aeroplano, e andiamo avanti sino ai giorni d’oggi.

Sui primissimi aerei lo specchietto retrovisore non c’era ed il motivo è semplice:  non sarebbe servito. L’epoca dei pionieri del volo, vede impegnati tutti a realizzare velivoli affidabili e più facili da guidare, sguardo in avanti sempre, traffico in volo praticamente nullo, e quindi non si vede ragione per montare uno strumento che ci dia la possibilità di vedere dietro. Penso che nessuno nei tempi d’oro dei primi stravaganti progetti, abbia seriamente preso in considerazione l’idea di usarne uno. Le automobili invece già lo avevano, e non lo avrebbero più abbandonato.

Si arriva presto al primo conflitto mondiale, campo di prova per piloti e aziende aeronautiche, con innovazioni rapide continue e fondamentali. Gli aerei fanno passi da gigante in affidabilità, prestazioni e capacità di assolvere compiti specifici. Eppure lo specchietto retrovisore non “decolla”. Se andiamo a spulciare attentamente le foto degli abitacoli dei velivoli da caccia della prima guerra mondiale, non vediamo praticamente mai uno di essi installato. E qui la cosa ci lascia perplessi. Sì perché nell’epoca in cui nasce e si sviluppa la teoria e la pratica del duello aereo, per affinarsi poi nel secondo conflitto, con il nemico che si piazza sempre alle spalle per colpire la propria preda, non si comprende come questo oggetto non sia diventato di uso comune. Le ragioni del suo utilizzo erano tutte già presenti.

Forse però una spiegazione c’è. Le velocità erano ancora basse e gli abitacoli lasciavano esposti i piloti liberi di voltarsi agevolmente in ogni direzione. Se aggiungiamo il fatto che le battaglie aeree erano spesso delle risse in cielo tra gruppi nemici, che volteggiavano a lungo, in porzioni di cielo ristrette, prima di potersi garantire la vittoria, si può dedurre che lo specchietto retrovisore sarebbe stato un di più, marginale e non fondamentale. Tutto si svolgeva a tiro d’occhio e, il semplice voltarsi, permetteva di ottenere la visuale voluta.

Le cose mutano parecchio nella seconda guerra mondiale. Gli aerei cambiano forme e velocità. Diventano rapidissimi e, hanno maggiori punti che il pilota non riesce a raggiungere con lo sguardo. Le cabine diventano chiuse e dentro di esse i piloti sono bloccati nel loro seggiolino da cinture che li tengono ben saldi, impedendo un certa libertà di movimento anche nel ruotare la testa, soprattutto negli sforzi del combattimento manovrato ad alto numero di g. L’avversario può apparire all’improvviso, veloce da un punto cieco od inaspettato, ed abbatterci senza che possiamo fare nulla.

Lo specchietto retrovisore diventa un compagno prezioso. Viene installato a bordo e posto in modo, da poter mostrare non solo le sezioni posteriori, ma anche i punti più difficili da tenere sotto controllo. E spesso non ce n’è uno solo, ma due o tre. Si comprende meglio anche la regola che impone pochi secondi di volo nella stessa direzione, in territorio ostile, trascorsi i quali, brusche virate e cambi di quota repentini, permettono di scandagliare, grazie allo specchietto, la situazione alle nostre spalle e scovare eventuali minacce in avvicinamento. I duelli aerei sono più rapidi, e letali e chi vede più lontano e per primo il nemico, in ogni direzione, ha un vantaggio che spesso lo porta alla vittoria e quindi, a sopravvivere.

Finito il conflitto mondiale, lo specchietto rimane sui velivoli dell’aviazione generale, non tutti, ma parecchi lo montano e permettono sempre di tenere sott’occhio la situazione alle spalle, senza più il panico dovuto ai motivi bellici. La sua diffusione ed importanza rimane però più in ambito militare che civile e raggiunge l’epoca del jet. Arriva fino ai giorni nostri, basti pensare, un esempio per tutti la sua presenza anche negli F-15 o sugli F-18. Per gli aerei di linea è ovviamente inutile, mentre su alcuni aerei più piccoli è ancora  indispensabile.

Un esempio? Gli aerei che fanno il traino in quota degli alianti, possono controllare la situazione a ore 6, al fine di eseguire un traino in sicurezza. Per concludere la presenza o meno dello specchietto retrovisore in un aeroplano, risponde ad una specifica esigenza di dover tenere sotto controllo qualcosa alle nostre spalle, cosa che non sempre è necessaria. Ben diversa e lo sappiamo, la questione quando si è in automobile, dove le esigenze di traffico, di manovra durante sorpassi e marcia oppure nelle fasi di parcheggio, fanno sì che non si possa farne a meno praticamente mai.

—–

Vi invitiamo a seguirci su Google News su Flipboard, ma anche sui social come FacebookTwitter, PinterestInstagram. Non esitate a condividere le vostre opinioni e le vostre esperienze commentando i nostri articoli.

 

 

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

westjet disney livree speciali

Le 10 più belle livree speciali degli aerei di linea, quando in volo c’è arte e tanta fantasia

bagno in aereo

Lezioni di civiltà: la toilette in aereo l’hanno inventata gli italiani!

portare un bagaglio in più a bordo in aereo

Il trucco per portare un bagaglio in più a bordo in aereo è semplicissimo