Boeing 747

La storia del 747 che arrivò quasi alla velocità del suono

22 dicembre 2021 - 12:00

Pensate ad un bel Boeing 747-100, un cargo, appartenente alla Evergreen International Airlines. Immaginatelo in volo, partito da New York con destinazione Tokyo e con uno scalo previsto ad Anchorage. Un classico volo cargo di routine con un equipaggio di 6 persone. Tutto tranquillo, il ronzio dei motori che girano pacifici ad una quota di 31.000 piedi, circa 9.500 metri. Sono le 5 e 20 del mattino del 12 Dicembre 1991, fuori è ancora buio e l’aereo si trova nei pressi di Nakina, in Canada. Niente di particolare.

Eppure proprio in quegli istanti sta accadendo qualcosa che potrebbe trasformarsi in una tragedia, molto velocemente. I piloti per fortuna anche se forse un po’ assonnati, vigilano sugli strumenti e si accorgono che qualcosa non quadra. Una spia in particolar modo che appartiene al sistema di navigazione inerziale, è accesa e indica che l’apparato è disconnesso, in pratica che il velivolo non sta seguendo rotta e quota previste. Si confrontano gli altri strumenti ed emerge qualcosa di allarmante.

 

Il 747 vira e scende a 0,98 Mach

L’aereo ha iniziato, lentamente, una virata verso destra continua e scoordinata, talmente accentuata che l’ala ha quasi raggiunto un angolo di 90° con il terreno. Ma non finisce qui, il muso del 747 puntata verso il suolo con un angolo di discesa di quasi 35 gradi. Un assetto pericolosissimo, ai limiti delle possibilità di inviluppo di volo dell’aereo. La conseguenza di questo assetto è un aumento della velocità fino a Mach 0.98, ad un passo dalla velocità del suono. Troppo anche per la regina dei cieli.

Bisogna riprendere in mano la situazione con calma, riportare l’aereo in un assetto sicuro, ma bisogna farlo con delicatezza perché il 747 non è un aereo da caccia e i tempi che servono per tornare ad un volo livellato e controllato, richiedono manovre tranquille e dolci, per non sollecitare troppo la struttura del velivolo. Così ora che i piloti riprendano in mano la situazione, vengono persi oltre 10.000 piedi di quota e subito dopo, dichiarata emergenza, il Boeing atterra a Duluth in Minnesota alle 5 e 43. Tutto a posto, nessuno si è fatto male, a parte lui, l’aeroplano. Sulla semiala destra presenta un foro ampio vicino al motore numero tre, sul bordo d’attacco. Alcune parti di metallo si sono staccate ed hanno colpito lo stabilizzatore destro, danneggiandolo. Anche una parte del flap di destra si è completamente staccata.

Se si pensa che la velocità massima per il 747 era prevista a Mach 0.92, l’aereo della Evergreen ha rischiato veramente grosso, superandola, andando molto vicino al rischio di disintegrarsi in volo per avere superato i limiti strutturali.

Com’è possibile?

Ma come è potuto succedere? Secondo un analisi dell’inchiesta svolta dai tecnici delle autorità del trasporto aereo, ci fu un malfunzionamento del computer incaricato di controllare l’assetto del velivolo. La variazione dello stesso è avvenuta in maniera estremamente lenta.

La modifica dell’assetto è stata così lenta da non far accorgere nulla, dal punto di vista delle sensazioni fisiche, ai piloti, che solo in un secondo momento, incrociando i dati degli strumenti si sono accorti, giusto in tempo, di cosa stava accadendo. Si trattava di un problema software del computer adibito a mantenere il controllo sulle superfici mobili dell’aeroplano.

Il caso vuole che nello stesso giorno che avveniva questo mancato incidente, Darrell Smith, analista software di Boeing, evidenziava alcuni problemi nel software a bordo degli aerei 747 sia della serie 400 che delle successive versioni della serie 100 a cui apparteneva il nostro aereo in questione.

Tutto è bene quel che finisce bene e quello che accadde quel giorno, servì per creare sistemi di navigazione più affidabili e un apparato di allerta che avvisi prontamente i piloti in caso di un bank eccessivo, cioè una virata troppo accentuata e con angolo pericoloso.

Il cargo della Evergreen fu probabilmente, suo malgrado, uno dei 747 a raggiungere la velocità più elevata in assoluto, tanto che alcuni ipotizzano che per un attimo abbia davvero sfiorato la velocità del suono.

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