American Waco Glider

Commemorazioni D-Day: il ruolo dei Glider Pilot sugli alianti

Una storia poco conosciuta

5 giugno 2020 - 12:00

Glider Pilot, un ruolo speciale qualcosa di unico se si corre con il pensiero ai giorni del 5 e 6 Giugno 1944. Pilota di aliante militare, una specialità dimenticata e spesso passata in secondo piano. Ingiustamente. La più complessa operazione militare che porterà alla liberazione dell’Europa dal nazismo, il D-day, inizia con piccoli alianti carichi di truppe scelte, che dovranno impadronirsi di punti chiave, dietro le linee nemiche, per favorire la penetrazione delle unità che sbarcheranno sulle coste.

Preparati sommariamente, molti giovani furono addestrati a manovrare questi silenziosi trasporti di truppe, a volte anche caricati con qualche veicolo leggero, e ad atterrare con precisione il più vicino possibile ai bersagli designati. Una strumentazione spartana per i Glider Pilot, costruiti con materiali leggeri, senza possibilità di utilizzare un propulsore per poter correggere eventuali errori di navigazione, esposti costantemente al tiro della contraerea e fragili anche in caso di maltempo, hanno affrontato una sfida apparentemente impossibile, ottenendo un successo enorme. A caro prezzo.

I due modelli principali in possesso degli alleati si chiamavano Horsa e Waco. Il primo utilizzato dagli inglesi e il secondo dagli Stati Uniti. L’Horsa era un po’ più lungo dell’omologo americano e poteva portare più truppe e materiale. In grado di contenere 25 soldati, era lungo circa 20 metri. Il Waco era lungo solo 14 metri e poteva caricare 13 soldati.

Entrambi i velivoli avevano a bordo due Glider Pilot, e non brillavano per manegevolezza. Secondo le testimonianze di alcuni veterani forse lo Waco era un più facile da pilotare e inoltre, grazie alle ridotte dimensioni, più facile da far atterrare in campi corti. Punto debole la scarsa capacità di carico, che imponeva un uso di questi mezzi in numero quasi doppio al proprio corrispondente inglese, per ottenere gli stessi risultati operativi.

Il vantaggio nel loro utilizzo lo si può paragonare a quello dei moderni velivoli stealth. Trainati da altri velivoli, come ad esempio il C-47 Dakota, fino ai limiti delle linee nemiche, sganciati e resi liberi, si libravano silenziosi penetrando in profondità dietro al nemico, fino al punto di atterraggio. Se la sorpresa riusciva, i tedeschi si ritrovavano all’improvviso a dover fronteggiare nemici che sembravano sbucare dalle retrovie, creando scompiglio e confusione. Ma non tutto filava liscio durante le operazioni.

La contraerea tedesca era efficiente e con pochi colpi in grado di disintegrare questi piccoli e fragili aerei, molti potenziali campi di atterraggio, in maniera previdente, erano stati minati  o resi impraticabili grazie alla presenza di ostacoli di ogni sorta.

Alcuni Glider Pilot poi, per la prima volta proprio durante le operazioni del D-Day, si trovavano a dover pilotare con l’aliante a pieno carico e quindi con una risposta diversa ai comandi rispetto alle sessioni effettuate durante l’addestramento. Parecchi incidenti, in atterraggio, causarono  la perdita di molte vite umane, a volte nei casi più sfortunati, la perdita di tutto l’equipaggio e il suo carico in pochi istanti. Eppure il coraggio di questo giovani piloti, contribuì in maniera sostanziale al successo dell’invasione sul suolo francese.

Nella notte tra Il 5 e il 6 Giugno del 1944 un colpo di mano di militari inglesi permetterà la cattura di Pegasus Bridge, fondamentale per le operazioni che dovranno succedersi nelle ore seguenti. I soldati che riusciranno nell’impresa, la prima dell’intero D-Day, arrivarono all’obiettivo grazie a sei alianti Horsa. I tedeschi si accorsero solo all’ultimo che qualcosa non andava, ma ormai era troppo tardi. Il ponte venne preso e difeso con decisione fino all’arrivo dei rinforzi dalla costa, parecchie ore dopo.

Senza gli alianti non sarebbe stato possibile, senza i Glider Pilot, che cercarono nel chiarore della notte i punti per orientarsi, l’impresa entrata nella storia sarebbe stata vana. Il Generale degli Stati Uniti disse di loro: “Furono i soli aviatori della seconda guerra mondiale a non avere motori, non avere paracadute e non avere una seconda possibilità

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