Perché i sacchetti per il mal d’aria in aereo vanno a ruba tra i collezionisti?

Carlo Nava
23/04/2021

Perché i sacchetti per il mal d’aria in aereo vanno a ruba tra i collezionisti?

I sacchetti per il vomito in aereo in gergo sono chiamati vomitini e, no, non hanno un bel nome, anche se la linea aerea nazionale preferisce chiamarli “sacchetti per il mal d’aria“. Se non bastasse non sono neanche presi in grande considerazione dai passeggeri durante i voli ed é un peccato. Si, avete letto bene, perché quei sacchetti apparentemente insignificanti che vi potrebbero aiutare qualora cominciaste a ravvisare qualche sintomo di mal d’aria, hanno una storia un po’ particolare.

Delta Airlines 1965A

I sacchetti per il vomito in aereo: una storia particolare

Questi sacchetti sono stati inventati per la prima volta da un industriale americano della plastica nel 1949, un certo Gilmore Tilmen Schjeldahl. E da allora sono sempre stati presenti su tutti i voli di linea. A questo punto sorge anche una domanda naturale. Ma prima come si faceva?

Tralasciando dettagli poco edificanti, potrebbe sorgere il dubbio che probabilmente, per la tipologia dei voli svolti, i viaggiatori non fossero affetti da gravi attacchi di nausea agli inizi del trasporto aereo di massa. Se da un lato forse può essere vero che i passeggeri fossero meno, vi posso garantire che non lo erano i disturbi vari provocati dal volo.

Quelli che oggi chiamiamo “sacchetti per il vomito in aereo”, erano inizialmente destinati a contenere cibo, anche se in seguito ed gradualmente hanno trovato un loro posto definitivo nell’assistenza di sindromi nauseabonde. Fortunatamente non vengono usati con frequenza eccessiva, visto che i voli odierni generalmente sono diventati sempre più tranquilli, con aerei comodi e piloti attenti ad evitare eccessive turbolenze. E così questi  sacchetti ci guardano, tristi ed inutilizzati, facendo a volte un po’ di tenerezza.

Northwest Airlines

I collezionisti dei sacchetti per il mal d’aria in aereo

Sarà per la mia di collezionare qualsiasi cosa, sarà quel che sarà, qualcuno ha iniziato a portarseli a casa, a testimonianza e riprova dei propri voli e, le compagnie, hanno spesso applicato su di essi scritte pubblicitarie o disegni, per renderli meno deprimenti alla vista.

Ma non finisce qui. Alcune linee aere hanno realizzato edizioni con cruciverba, scritte ironiche, di incoraggiamento all’eventuale utilizzatore o disegni a tiratura limitata ed esclusiva. E le collezioni sono iniziate dovunque nel mondo. Non ci credete? Bene. Allora vi dico che un signore olandese, Niek Vermeulen, ne possiede oltre 6.000, raccolti sin dagli anni 70 ad oggi, costituendo la più grande collezione privata attuale. Se volete invece vederne alcuni particolari, potete visitare un museo virtuale online che ne possiede 2600. Stiamo parlando dell’Air Sickness Bag Virtual Museum, provate a dargli un occhio.

Per finire, vi dico che è anche da poco uscito un libro, dal titolo Für Reisekranke, mirato ad evidenziare i sacchetti prodotti da una delle maggiori aziende che si è occupata di fabbricarli nel corso degli anni, la svizzera Elag, arrivando ad una produzione di oltre 75 miliardi di pezzi, si avete capito bene, moltissimi per le linee aeree europee. Da oggetti di secondo piano ad una vera e propria riscossa dei vomitini, con  posto d’onore tra i collezionisti e appassionati che cercano quelli ormai diventati più rari. Chi l’avrebbe mai detto?

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