Riciclo delle batterie

Novak Djokovic ha ostacolato la produzione di batterie in Europa

Novak Djokovic ha sostenuto le proteste contro le miniere di litio in Serbia, mandando in fumo un progetto di produzione europea di batterie

24 gennaio 2022 - 19:00

Novak Djokovic, numero uno del tennis al mondo, è in questi giorni al centro delle polemiche per le vicissitudini relative agli Open in Australia. Ma pare sia coinvolto anche alla deriva di un progetto minerario europeo per la fornitura di batterie per le auto elettriche, insieme a numerose proteste e a cali dei numeri.

Il tennis è infatti molto legato, a livello commerciale, con l’industria automotive. Sono tanti i giocatori che firmano accordi pluriennali per promuovere le vetture, apparendo nelle pubblicità – di solito – dei marchi di lusso. L’esempio più noto è quello di Roger Federer, ex numero uno al mondo che è partner di Mercedes dal 2008.

Novak Djokovic e le proteste di Belgrado

Come sappiamo, le aziende automobilistiche sono impegnate più o meno volontariamente alla produzione di sempre più modelli elettrici, per questo potrebbe essere rischioso impedirne la produzione, soprattutto se si è partner commerciali. Djokovic per esempio è brand ambassador di Peugeot, ma di recente si è inserito in un conflitto riguardante quella che avrebbe dovuto essere una delle più grandi miniere di litio in Europa. Diciamo “avrebbe dovuto”, perché il governo serbo ha revocato tutti i permessi di esplorazioni che servivano ad individuare i depositi di questo metallo indispensabile per le vetture a batteria.

Rio Tinto è un colosso minerario anglo-australiano, che era interessata ad aprire la miniera di litio a Jadar, nella Serbia Occidentale. Il suo piano prevedeva di estrarre circa 64.000 tonnellate di carbonato di litio all’anno da quel sito, e per farlo ha investito in InoBat, produttore Slovacco di batteire, in modo da capitalizzare sull’aumento della produzione di auto elettriche nel Vecchio Continente. Rio Tinto, comunque, non era l’unica: anche altre aziende erano interessate ad avviare progetti in Serbia per sfruttare la miniera.

Tuttavia, queste ambizioni non sono passate inosservate, e anzi hanno causato reazioni piuttosto avverse. In particolar modo i gruppi ambientalisti serbi sono preoccupati dai problemi che una nuova miniera causerebbe all’ambiente della regione. Altri cittadini, invece, protestano contro il governo populista serbo, che avrebbe permesso a una o più società straniere di sfruttare le risorse del Paese. E qui subentra Novak Djokovic, che nel dicembre del 2021 ha pubblicato dei post a sostegno di queste proteste.

La “vittoria” del governo serbo

Sembra che il governo serbo abbia approfittato dell’appoggio di Novak Djokovic alle proteste per “farsi bello” agli occhi dei cittadini. Nello specifico, fa parte dell’ultima e disperata strategia dell’esecutivo per recuperare consensi in vista delle prossime elezioni, ampiamente compromessi dal mancato raggiungimento degli obiettivi durante la legislatura, e da altri fallimenti.

Su tutti, la sconfitta contro l’Australia: la Serbia aveva infatti minacciato il governo australiano sperando di lasciare il campione di tennis nel Paese, nonostante le sue violazioni alle regole anti-COVID. Non avendo però avuto successo in quest’impresa, visto che come sappiamo il tennista ha dovuto lasciare il Paese e gli Australian Open, il governo guidato da Ana Brabić ha pensato di sfruttare la sua popolarità revocando tutte le licenze concesse ai colossi stranieri per lo sfruttamento delle miniere di litio.

Una mossa che in realtà potrebbe essere una vittoria di Pirro, ovvero non garantire il successo alle prossime elezioni. Anche perché i protestanti non sono contenti: non basta la revoca delle licenze, ciò che chiedono è una moratoria sull’estrazione del litio in Serbia in modo che la revoca non possa essere annullata dopo le elezioni.

Quindi Djokovic non ha direttamente ostacolato una produzione europea di batterie per auto elettriche, ma si può dire che il suo appoggio ha avuto un certo peso. Con buona pace di Peugeot.

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