CITROEN BX

Citroen BX: il genio di Bertone per una vettura dalla tecnologia pazzesca

Italiani e francesi ci sanno sempre fare

21 ottobre 2020 - 8:00

Che Citroen negli anni abbia sempre introdotto automobili innovative, divisive e particolari è cosa nota: siamo abituati a modelli come la 2CV, che fu prodotta per tantissimo tempo; o alla celeberrima DS, fino alla Citroen SM, elegantissima e lunghissima berlina top di gamma dal design estremo. Ma la stessa voglia di osare, la casa del Double Chevron l’ha sempre messa anche in modelli “medi”: ne è un esempio Citroen BX, vettura che per certi aspetti richiama alcune di quelle sopracitate, con linee però nuove e inedite.

Citroen BX: una storia legata alla Tour Eiffel

Sembra strano a dirlo, ma la storia di Citroen BX è legata alla Tour Eiffel. Il fondatore dell’azienda, André Citroen, che all’epoca della costruzione della “Dama di Ferro” aveva 9 anni, ne era talmente affascinato che volle e riuscì a renderla una sorta di sua enorme insegna pubblicitaria: fu lui che per 10 anni, dal 1924 al 1934, scrisse il suo nome con migliaia di lampadine su tutti e quattro i lati della torre.

Nel 1982, in suo onore, l’azienda del Double Chevron doppiò l’impresa, legando ancora il nome Citroen alla Tour Eiffel: infatti, il 16 settembre del 1982, i parigini videro appesa sul primo piano della Dama di Ferro una cassa di legno che scendeva molto lentamente. Toccò terra quasi 10 giorni dopo, il 25 settembre, scoprendo quella che divenne una delle berline medie di successo: una Citroen BX, rossa per l’occasione. Cinque giorni dopo, il 30 Settembre, la presentazione ufficiale al Salone di Parigi che segnò una svolta per l’azienda francese.

Le innovazioni di Citroen BX

Annunciata qualche mese prima, la nuova Berlinetta parigina dal design così particolare era frutto della spesso vincente alleanza Italia-Francia, del resto in questi anni coronata con il progetto Stellantis: infatti, il design di Citroen BX si deve alla collaborazione tra il centro stile Citroen a Vélizy e la carrozzeria di Nuccio Bertone.

L’azienda del Double Chevron, infatti, in quel periodo aveva desiderio di rinnovare il suo stile, e per questo aveva dato vita a un concorso internazionale vinto da Bertone. Il progetto definitivo della Citroen BX vede un frontale ispirato alla concept car del 1972 GS Camargue, mentre la struttura nel complesso richiamava un’altra concept, altro lavoro della carrozzeria Bertone: la Tundra. Sia la GS Camargue sia la Tundra erano progetti disegnati da Marcello Gandini, com’è noto all’epoca parte del team di Bertone.

Anche se la linea generale e alcuni accorgimenti della Citroen BX richiamavano le altre vetture del marchio, in realtà la vettura si discostava, e non poco, dalle linee sontuose, dolci, affusolate di Citroen CX e Citroen GS. Al contrario, la linea originale di Citroen BX era data proprio dalle linee rigidissime, scolpite, rette che si incrociano in modo spesso violento e spigoloso, e che danno vita a una sagoma molto originale, in pieno stile dell’azienda francese.

Il frontale vede un cofano allungato, pulitissimo, e un parabrezza molto ampio e squadrato (siamo sempre negli anni Ottanta) con un solo tergicristallo, lungo, con una moda di recente tornata in molti modelli dello stesso segmento, o più piccoli. I fari erano regolari e rettangolari, mentre la “stranezza” era data dagli indicatori di direzione, sproporzionati e posti non sul paraurti o sul cofano, ma alle estremità della fiancata. Originale anche la scelta di mettere il Double Chevron non al centro, come ci si aspetterebbe, ma piccolo e spostato sulla destra.

Di profilo, l’auto si nota per la fiancata drittissima e, ancora una volta, molto spigolosa, e per la linea dei finestrini in grado di realizzare un vero e proprio trapezio. Particolare è il montante posteriore, molto largo, e con una presa d’aria, e la ruota posteriore leggermente nascosta, scelta stilistica che richiama la più grande e lussuosa Citroen CX.

Il posteriore, invece, è caratterizzato da un grande lunotto, quasi simmetrico rispetto al parabrezza anche per via del grande tergicristallo. I fari sono quadrati, e anche nel paraurti si ritrova la spigolosi e rigidità delle linee che contraddistinguono tutta la vettura.

Molto originali sono anche gli interni, anche in questo caso fatti di richiami alla più grande CX. Per esempio il volante ad un unica razza che si sdoppia nella parte inferiore, e che sovrasta un cruscotto che ricorda il computer di bordo delle navicelle dei film fantascientifici che proprio negli anni Ottanta conobbero la massima diffusione. Gli interni, comunque, sempre molto ricercati in piena tradizione Citroen, mantengono la rigidità delle linee, ed è tutto un susseguirsi di spigoli, quadrati e rettangoli, e di tanti bottoni.

Citroen BX: il motore

La berlina compatta Citroen BX venne presentata con tre motori a benzina, di cui due da 1360 cc a due livelli di potenza (BX e BX14) e il terzo da 1590 cc (BX16), che garantiva 90 CV di potenza. Tante le finiture disponibili, che arrivavano anche a versioni particolarmente ricche. Dopo tre anni dal lancio arrivarono anche le motorizzazioni diesel 1900 cc, denominate BX19D, e il più potente motore a benzina, la BX19. Nel 1985 arriva la Citroen BX Break, sia benzina che diesel. Per il mercato italiano fu creata la BX11, con un motore da poco più di un litro che manteneva tutto il comfort e la sicurezza tipica di questa vettura.

Motori moderni che, insieme alle linee fresche e inedite, ne decretarono il successo. Successo garantito anche dalle sospensioni idropneumatiche, un must fortunatamente ripreso da Citroen. Molto apprezzata fu anche la Citroen BX 19 Gli a 16 Valvole, che aveva un motore da 160 CV di potenza in grado di arrivare a 220 km/h. Citroen BX fu prodotta per 11 anni, dal 1982 al 1993, vendendo più di due milioni di esemplari. Fu sostituita dalla Citroen Xantia, anch’essa disegnata da Bertone.

 

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