FIAT Multipla Rendering

FIAT Multipla Rendering: e se tornasse così?

Incompresa, proprio come una vera Opera d'Arte contemporanea!

8 gennaio 2020 - 7:00

Il titolo non è per niente un’esagerazione: la Multipla, infatti, si può tranquillamente definire un opera d’arte e sotto diversi aspetti che affronterò a breve. Purtroppo, forse più di ogni altro rumor o ipotesi, la FIAT Multipla Rendering è destinata a rimanere un progetto grafico, visto il settore delle monovolume particolarmente in crisi, le attuali problematiche interne al gruppo FCA e, non ultimo, il delicato passaggio di fusione con il gruppo francese PSA. Quel che è certo è che, se tornasse, l’originale monovolume a 6 posti del lingotto farebbe la felicità di molti.

FIAT Multipla Rendering: l’auto che fu esposta al MOMA

Il progetto della Multipla fu annunciato nel 1996 tramite una concept car, chiamata Progetto 186, e fu esposta per la prima volta al Frankfurt Motor Show del 1997, per poi essere lanciata definitivamente sul mercato nel 1998. Essa nasceva ispirandosi nel nome e nelle intenzioni progettuali alla FIAT 600 Multipla prodotta tra gli anni 50 e 60: ovvero tanto spazio in una vettura tutto sommato molto compatta.

Del resto, proprio come un avera opera d’arte contemporanea, la Multipla sin da quando è stata presentata è sempre riuscita a far parlare di sé. Tutto si può dire, infatti, tranne che questa vettura non sia un prodotto di design. Al contrario, qui lo studio delle forme e in generale l’attenzione riservata alla progettazione dell’automobile è particolarmente evidente: i progettisti dovevano infatti pensare a una vettura che fosse rivoluzionaria, che a differenza di tutte le altre monovolume a 7 posti in 3 file, potesse permettere 6 comodi posti in sole due file.

E questo naturalmente è andato a influire sulle dimensioni di una vettura che, unica nel suo genere, permetteva tanto spazio e 6 posti indipendenti uniti a un bagagliaio di ben 430 litri, che diventavano 1300 abbattendo la fila posteriore, in appena 3,9 metri di lunghezza. Questa, unita agli appena 1,6 metri di altezza e ai quasi due di larghezza, le davano un aspetto quasi a cubo, che sicuramente per strada non passava inosservato.

Il design generale, poi, contribuiva a rendere l’auto decisamente originale e rivoluzionaria  per l’epoca. Le forme infatti sono forse la massima espressione degli anni ’90, perché non c’è niente che sia squadrato. Tutto è morbido, tondeggiante: dai fari posteriori dalla forma irregolare, al lunotto posteriore un po’ panciuto e molto ampio, all’anteriore col suo particolare “sbalzo” che faceva sì che avesse addirittura 3 linee di fanali, tutti rigorosamente tondi, e che facevano spazio a un cofano perfettamente levigato, e a un parabrezza enorme dagli angoli smussati, che unito al già visto lunotto posteriore e ai giganteschi finestrini, rendeva l’abitacolo molto luminoso.

La sua originalità, unita alla sua grande efficienza nei consumi – era venduta a benzina, a diesel e a metano – la fecero notare persino dal MOMA di New York City, che fece di lei uno dei pezzi in mostra all’esposizione Different Roads in quanto esempio di nuova tipologia di motorizzazione di massa.

Questa originalità nel design fu, purtroppo, persa con la seconda generazione del veicolo, lanciato nel 2004, che manteneva le stesse dimensioni e caratteristiche, ma aveva un design decisamente meno appariscente, ispirato a quello della FIAT Idea. Complice anche il declino delle vendite del settore delle monovolume, la casa torinese decise di interrompere la produzione della Multipla nel 2010 non presentando alcun erede.

FIAT Multipla Rendering: stesse forme, ma tecnologia aggiornata

Come detto, quindi, la Multipla spaccò in due l’opinione pubblica: chi la considerava un’auto orribile – è sempre presente nelle classifiche della automobili più brutte della storia – e chi invece la vede come un’eterna incompresa. The Sketch Monkey fa parte di questo gruppo e, avendo capito quale sia stato il vero potenziale e appeal della Multipla, ha provato a rappresentare la Multipla come sarebbe se oggi ne presentassero una nuova versione.

In un settore automobilistico ormai sempre più dominato dai SUV di ogni dimensione, la Multipla avrebbe modo di distinguersi ancora. Il designer – che ha ripreso il modello degli anni ’90, non la seconda generazione – ha quindi lasciato pressoché invariate le dimensioni della vettura, che quindi mantiene il suo caratteristico abitacolo luminoso grazie all’ampio parabrezza, al grande lunotto posteriore, e agli enormi finestrini laterali, irrigidendo però le forme generali.

FIAT Multipla Rendering, infatti, appare un po’ meno tondeggiante rispetto all’originale, portandosi in linea con quelle che sono le tendenze estetiche introdotte in questa parte finale del decennio e che molto probabilmente si manterranno tali almeno per la prima metà del prossimo. I fari anteriori (anche in questo caso disposti sia sul frontale, sia appena sotto il parabrezza) sono ora rettangolari, rigorosamente full LED con un bel disegno tridimensionale e sono l’unica cosa presente in un frontale altrimenti pulito e privo di qualsiasi nervatura.

Bella l’idea di mantenere un’unica linea rigida che parte dai fari posteriori e “taglia” tutto il profilo della vettura fino a separare il cofano dal resto del frontale della Multipla. Oltre a questa nervatura, nel profilo si notano le maniglie a scomparsa e i cerchi dal bel disegno, mentre è il posteriore ad avere la linea più personale con il gruppo ottico che ricorda quello della Multipla originale ma è reso minimal con il suo disegno tridimensionale, più moderno con la tecnologia a LED, e più squadrato nel disegno.

Anche il posteriore non ha altri elementi se non la fanaleria, ma risalta per il portellone del bagagliaio incavato per dare ancora l’idea di tridimensionalità, mentre è impossibile non notare il grande logo Multipla identico a quello visto sulla prima versione.

Purtroppo, sappiamo che FIAT Multipla Rendering rimarrà solo un progetto grafico, a meno che non ci sia un cambio di piani nel gruppo FCA. Ma se ripresentata, l’auto oltre a poter avere le sue classiche versioni Natural Power a metano e GPL, grazie a una condivisione della piattaforma con Jeep Renegade, potrebbe anche dotarsi di una motorizzazione ibrida. Chissà che non aiuterebbe ad aumentare ancora di più le vendite di una vettura prodotta in oltre 350mila esemplari…

 

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