Google Maps e Waze hanno “ucciso” i navigatori?

I dispositivi satellitari venduti sono sempre di meno, ma non è solo colpa di Google Maps e delle altre app di navigazione
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La storica azienda produttrice di sistemi GPS Navman ha deciso di lasciare il mercato di navigatori satellitari in Australia, e probabilmente presto anche altri mercati in favore delle dashcam.

La decisione arriva per “concentrarsi su prodotti che generano entrate”, e in effetti è comprensibile: ormai è altissimo il numero di consumatori che lascia i navigatori “esterni” in favore di Waze, Google Maps, Here, Apple Maps e altri software di navigazione, favoriti sia dalla smartphone replication dei sistemi Apple CarPlay e Android Auto, sia oggi dalla possibilità di avere quegli stessi software integrati nelle auto grazie ad Android Automotive e alla futura release software per le automobili di Cupertino.

Navman non è la sola

Fondata in Nuova Zelanda nel 1986, Navman si è affermata presto come azienda di navigatori satellitari, anche perché quasi unicum nel settore e tra i leader in patria, nella vicina Australia e in molti mercati europei. Negli anni è riuscita a mantenere la sua posizione sia per la qualità costruttiva dei suoi prodotti, sia anche perché tra le prime ad avere un aggiornamento continuo delle carte geografiche tramite il servizio iUpdata, che permetteva di segnalare le inesattezze del percorso.

Come detto, Navman ha lasciato il mercato della navigazione satellitare in Australia, senza licenziamenti ma spostando il focus di tutte le sue divisioni su dashcam e attività B2B. Comunque, per tutti i dispositivi fabbricati dal 2020, ha garantito aggiornamenti alle mappe fino al 2026

Ma Navman non è la sola: pensiamo a Garmin, altro storico produttore di navigatori satellitari che oggi si concentra soprattutto su wearable e dispositivi outdoor, in particolare smartband, smartwatch e action cam. O ancora, TomTom, l’azienda olandese che per quanto ancora produca navigatori hardware, si è ormai concentrata nello sviluppo software con la sua app, tra le più scaricate dopo i big americani, e realizzando i navigatori integrati delle auto di tutto il gruppo Stellantis.

Solo colpa di Google?

Ma il tramonto dei navigatori GPS, intesi come dispositivi, si deve davvero solo a Google Maps e simili? Sicuramente la Silicon Valley ha un ruolo grande in questo cambiamento. Banalmente gli aggiornamenti delle carte geografiche sono più facili e veloci, avvengono senza accorgersene a differenza della maggior parte dei dispositivi satellitari che devono essere collegati a un computer.

Inoltre, sono integrati direttamente sullo smartphone e, nel caso di Waze sono altamente personalizzabili e in grado di creare una comunità (qui vi raccontiamo i motivi del successo di Waze tra gli automobilisti). Ma ci sono anche altre cause.

La stessa Navman ha affermato che negli ultimi anni si sono create nuove sfide per quanto riguarda il costo dei componenti e dell’approvvigionamento di display e chip, e l’industria dell’auto lo sa benissimo. Questo aumento di costi e di tempi sta diventando controproducente, e rende sempre meno conveniente produrre dispositivi del genere.

Inoltre, un settore in fortissima crescita è quello delle dashcam, sempre più incluse anche nelle polizze assicurative e desiderate dagli automobilisti per avere più certezze e tutele in caso di sinistro stradale. Le dashcam si sono evolute velocemente nel corso degli anni, tanto che oggi includono anche avvisi di velocità, segnalano la presenza di autovelox e diverse altre funzionalità utili al conducente.

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