Lamborghini Miura Rendering

Lamborghini Miura Rendering: la leggenda 2.0

Rompere (ma non troppo) con la tradizione

19 febbraio 2020 - 21:00

 La Lamborghini Miura è una delle prime vetture sportive della celebre casa emiliana, prodotta dal 1966 al 1973 in circa 800 esemplari. Un’icona, un modello leggendario motivo di vanto sia per la casa automobilistica sia per la stessa famiglia Lamborghini – non più proprietaria, come noto, dell’azienda di automobili ma dell’omonima azienda di vestiti e accessori – se pensiamo che una delle attuali eredi della famiglia porta il nome della vettura: Elettra Miura Lamborghini. Proprio per questo, con la Lamborghini Miura Rendering qualche appassionato ha pensato come sarebbe oggi questa leggenda aggiornata alle moderne tecnologie e all’odierno corso stilistico di Lamborghini.

Lamborghini Miura Rendering: non tutti ci credevano

Sul successo della Miura al tempo del suo debutto c’erano non pochi dubbi, soprattutto dagli alti vertici dell’azienda. L’auto deriva da un autotelaio esposto da Lamborghini nel 1965 al Salone di Torino, nominato TP400, progettato da Gian Paolo Dallara e Paolo Stanzani che si erano ispirati allo schema a motore centrale già visto su altre due hyper car del periodo, la Ferrari 250LM e la Ford GT40. La differenza con le rivali era che in Lamborghini il motore era in posizione trasversale tra abitacolo e assale posteriore, mentre su Ford e Ferrari era in posizione longitudinale.

Il progetto piacque a Nuccio Bertone, che propose a Lamborghini stesso di portare avanti il progetto dichiarando:

Io sono quello che può fare la scarpa al tuo piede”.

L’imprenditore emiliano ne rimase allo stesso tempo colpito e dubbioso, in quanto secondo lui ne avrebbero vendute una cinquantina. Il noto carrozziere – apprezzato da Ferruccio Lamborghini anche perché in quel periodo non aveva contatti né con Maserati né soprattutto con l’azienda del Cavallino rampante – disegnò la vettura in solamente 4 mesi.

La neonata supercar fu chiamata Miura, e fu la Lambo che inaugurò la tradizione aziendale di chiamare le vetture con nomi ispirati a razze di tori e alla tauromachia: questo anche perché Ferruccio era del toro, e grande appassionato dell’allevatore di tori Don Eduardo Miura Fernandez. La nuova Miura fu presentata a Ginevra nel 1966 e, contro ogni aspettativa, fu un immediato successo.

Lamborghini Miura Rendering: simile, ma non troppo

La Miura è quindi una leggenda dell’automobilismo, simbolo non solo dell’azienda di Sant’Agata Bolognese ma di un’intera epoca, per via della sua innovazione e particolarità che inaugura una serie vetture che poi in pochi anni consacreranno Lamborghini stessa come azienda eccentrica, stravagante, che porta sempre qualcosa di nuovo e stravolgente in contrasto con il classicismo e la tradizione di Ferrari e Maserati.

Già nel 2006, in onore dei suoi 40 anni, fu esposta una concept car decisamente ispirata all’originale, di cui riprendeva le forme della carrozzeria, dei cerchi, dei fari, con una resa più moderna e in linea con le tendenze stilistiche di metà anni 2000. La Lamborghini Miura Rendering di questo articolo, disegnata da Marco van Overbeeke, invece, vuole rompere con il passato.

Vista di profilo, ricorda molto da vicino l’auto a cui si ispira: anche in questo caso è presente un anteriore molto lungo, adatto ad ospitare il motore, con cofano piatto e dritto, da cui poi si staglia l’abitacolo. Quest’ultimo, però, rispetto all’originale è più basso è stretto e proprio di profilo contribuisce – insieme agli enormi cerchi, forse un po’ troppo ispirati a quelli di Alfa Romeo – a dare alla vettura una forma molto schiacciata, ben piantata nel terreno. Il profilo poi si fa notare per il gioco di colori, che risulta originale e sarebbe in pieno stile Lamborghini: a differenza dei competitor, che giocano solitamente col contrasto tra carrozzeria e tettuccio, qui il colore secondario si trova nella zona inferiore della vettura, quindi nel paraurti anteriore e in quello posteriore, e nei minigonne. Interessante anche l’assenza di una maniglia per aprire le portiere, che ipotizzo possa essere a scomparsa in stile Tesla, o nascosta nel montante.

Cambia notevolmente il posteriore: il lunotto riprende le griglie dell’originale Miura, ma per il resto abbiamo una linea molto futuristica perfettamente nello stile Lamborghini dell’ultimo decennio: un enorme presa d’aria a ferro di cavallo che ingloba anche il fascione LED, che costituisce il gruppo ottico posteriore, e sotto solamente il logo della casa madre e i 4 scarichi che sembrano quasi nascosti o fluttuanti.

Il progetto appare comunque più come una concept car che come un’auto di serie, ma sarebbe interessante se anche Lamborghini, come molti altri marchi, puntasse sull’effetto nostalgia riportando in auge vecchie leggende come la Miura, ma anche la Countach o la Diablo. Un’operazione di cui non ha tuttavia molto bisogno, visto il suo sempre crescente successo, e che sappiamo bene essere sempre piuttosto divisiva.

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