Il mercato dell’auto si appiattirà come quello degli smartphone?

Cosa succederà un mondo di auto sempre più simili a computer su quattro ruote?

13 novembre 2021 - 13:00

La crescente digitalizzazione dell’auto, lo sappiamo, sta rendendo i veicoli sempre più dei computer su quattro ruote. Lo dimostra il numero di schermi all’interno dell’abitacolo, e la progressiva sparizione dei tasti fisici in favore di un controllo che si fa dall’infotainment e, con l’integrazione, dallo smartphone. Per ovviare alla spesso inadeguata arretratezza dei loro sistemi nativi, le case automobilistiche si stanno rivolgendo ai colossi del Tech e, in particolar modo, ad Apple e Google.

I due giganti californiani da molto tempo dimostrano il loro interesse nel settore dell’automotive, e se da soli finora non hanno ottenuto grandi risultati, stanno recuperando grazie agli accordi con le stesse aziende, realizzando per loro i sistemi di infotainment – ma non solo. Ma cosa significa?

Bisogna fare attenzione ai colossi del tech?

Non è facile stabilire quello che potrebbe accadere se si lasciasse eccessivo spazio ad Apple e Google nella progettazione degli infotainment delle auto. Secondo VNC Automotive, i produttori di automobili devono riflettere molto attentamente prima di permettere ai colossi del tech di prendere il possesso quasi totale delle “User experience” dei loro clienti, se vogliono continuare a differenziare i loro prodotti. 

Eppure, anche se ancora non in toto, è chiara la direzione. Basti pensare ad Apple, che ha intenzione di usare l’interfaccia di CarPlay per estendere la sua presenza all’interno delle vetture, per esempio per controllare i sistemi della climatizzazione, il controllo dei sedili, ma anche il quadro strumenti. Google è poi ancora più presente: il nuovo Uconnect 5, disponibile su alcuni modelli di Stellantis a partire della nuova Fiat 500e (qui la nostra prova), è basato su Android, mentre Renault e Volvo hanno deciso direttamente di adottare Android Automotive OS di Google, fondamentalmente dando a Mountain View un accesso mai visto alla vita automobilistica dei loro clienti.

Vetture come la Volvo XC40 Recharge, da noi di recente provata, includono nativamente tutti i servizi di BigG, da Google Assitant a Maps, fino al Play Store per scaricare nuove applicazioni. Questa è certamente una comodità, perché senza dubbio i servizi di Google, a partire proprio dal navigatore, godono di esperienze ultra-decennali e, quindi, sono più fluidi e funzionano meglio. Il lato negativo della medaglia è però che sono sistemi chiusi, e questo non solo per quanto riguarda Apple. Non tanto su Renault, che ha “limato” la presenza di BigG, quanto proprio su Volvo la compatibilità con CarPlay è molto limitata, e molto poco intuitiva.

Così vuole il pubblico

È indubbio però che queste scelte derivino proprio dalla volontà di accontentare gli acquirenti. Lo ammetto io stesso: quando provo un’auto uso il sistema di infotainment nativo solo per poterne parlare, per scoprire com’è. Ma il più delle volte lo trovo poco funzionale, e finisco sempre col collegare CarPlay per usare Spotify più comodamente, e per usare Waze come navigatore. Chi invece non fa il mio lavoro, salvo rari casi, decide subito di replicare l’interfaccia del proprio smartphone sul display dell’auto. In fin dei conti è normale: è più familiare, la usiamo tutti i giorni da anni, e abbiamo subito tutta la nostra musica e le nostre app preferite.

Non mancano i rischi: le durate di un’auto non sono quelle di uno smartphone. In Italia l’età media è di 11 anni, ben più alta dei circa due o tre di uno smartphone, e dei cinque di un computer. Durate a cui forse la Silicon Valley non è ancora abituata, e le stesse case automobilistiche lavorano al contrario, cercando sempre di garantire la retrocompatibilità tra i dispositivi per tutta la durata dell’auto. Allora il rischio, se i produttori si affidano a Google ed Apple, è che alcune funzionalità della vettura siano precluse a coloro che si rifiutassero di aggiornare lo smartphone; o che alcune funzionalità dell’auto possano scomparire all’improvviso nel momento in cui uno dei due decida di togliere supporto al prodotto perché datato.

Questo potrebbe portare a un appiattimento del mercato, come accaduto per gli smartphone, che oggi si differenziano ben poco? Sicuramente, vista anche la direzione ormai segnata verso l’elettrico, tale appiattimento deriva prima di tutto dalla motorizzazione: l’elettrico a me piace, ma è più difficile cogliere differenze di comportamento su strada. Certamente, però, l’infotainment, già oggi fattore imprescindibile, potrebbe diventare la prima causa di “discriminazione” tra un’auto e l’altra: chi usa abitualmente iPhone e i dispositivi i Cupertino, è meno probabile che ne lasci l’ecosistema, e potrebbe trovarsi a scegliere auto “governate” da Apple; e così anche per Android.

Può darsi, allora, che si avrà una situazione simile a quella dei portatili: gli OS principali sono sempre due (Windows ed Apple), con però differenze di funzionalità che portano a scegliere uno oppure l’altro; ma anche importanti differenze hardware, che permettono comunque di dividere i prodotti per fascia di prezzo e capacità performative.

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