Una ricerca mette in guardia dall’essere troppo dipendenti dall’idrogeno

Una ricerca mette in evidenza alcune problematicità dell'idrogeno se impiegato per auto e riscaldamenti domestici

19 maggio 2021 - 9:00

La transizione energetica non riguarda solo l’elettrico a batteria, ma anche quello alimentato a idrogeno con fuel cell, nel quale crede molto Toyota, ma anche Hyundai, e per il quale c’è molto movimento nel settore dei camion. Una fonte di energia attualmente molto svantaggiosa, non solo perché non ci sono stazioni di rifornimento, in Europa, ma anche perché i costi di rifornimento sono fondamentalmente gli stessi della benzina, e perché utilizza l’energia in modo inefficiente. Secondo una ricerca riportata dal Guardian, e condotta dal PIK – Istituto di Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico, in Germania – c’è un altro motivo per diffidare: la scarsità dell’elemento e, di conseguenza, la sua dipendenza dai combustibili fossili, che non solo non risolverebbe il problema dell’inquinamento, ma anzi lo peggiorerebbe.

Un gas un po’ problematico

I combustibili contenenti idrogeno sono costosi, e per quanto alcune ricerche dicano che una domanda crescente permetterà di abbassare i prezzi, tuttavia non sarà sufficiente per distribuire l’idrogeno su grande scala. La domanda, poi, non andrà a risolvere gli altri problemi dell’idrogeno, oltre a quelli legati all’infrastruttura. Con l’idrogeno, infatti, si ottiene meno energia per unità di volume rispetto agli altri combustibili, e la sua trasformazione a liquido, per riempire i serbatoi, non solo è costosa, ma è anche difficile. In più, l’idrogeno è raro e volatile. Di conseguenza, prevede i problemi legati alla scarsità dell’infrastruttura che tuttora riguardano le auto elettriche, ma in modo decisamente più importante e, pare, meno risolvibile.

Soprattutto perché l’idrogeno potrebbe dover dipendere, per la sua lavorazione, da quegli stessi combustibili fossili che stiamo cercando così disperatamente di sradicare. Di conseguenza, se l’idrogeno è scarso e l’auto ha ancora un motore endotermico, è facile che si ritorni ad usare la benzina per muoversi. Secondo Falko Ueckerdt, che ha guidato la ricerca, l’idrogeno e i combustibili che lo usano come base hanno tutte le potenzialità per essere vettori di energia pulita, ma hanno costi e rischi altrettanto grandi.

Troppa energia

La ricerca del PIK ha scoperto che servono quantità di elettricità da 6 a 14 volte più grandi di combustibili a idrogeno per alimentare le caldaie domestiche, rispetto ad altri combustibili, e soprattutto rispetto alle pompe di calore. Questo succede perché l’energia viene sprecata per la creazione dell’idrogeno, e per bruciarlo. Lo stesso vale per le auto, nelle quali l’utilizzo di e-fuel richiede quantità di elettricità 5 volte maggiori rispetto a quella necessaria per le elettriche a batteria. Di fatto, l’utilizzo dell’idrogeno diventa inefficiente, soprattutto perché con la semplice elettricità si consuma meno energia e si porta a termine un’operazione più velocemente.

Settori specifici

Tuttavia, la ricerca non vuole demolire l’idrogeno – come del resto nessuna ricerca volta a evidenziare la problematicità di un’alimentazione energetica. Falko Ueckerdt ha infatti evidenziato che esistono dei settori in cui l’utilizzo dell’energia elettrica, come opzione più ecologica, è molto più complicato.

Viaggi aerei a lungo raggio, produzione di acciaio, spedizioni, produzioni chimiche, sono tutti ambiti dove i combustibili a base di idrogeno possono essere un trampolino di lancio verso opzioni più efficienti, in quanto la transizione verso l’elettrico, tutta in una volta, è una vera e propria sfida. Insomma, l’idrogeno forse è troppo complicato per automobili e case, per le quali è meglio l’elettrico a batteria, ma ha una sua base di partenza molto interessante.

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