Auto connesse e privacy: Toyota accusata di aver trasmesso dati all’assicurazione

Toyota è stata accusata negli Stati Uniti di aver condiviso dati di guida raccolti tramite i servizi connessi con una compagnia assicurativa, senza un consenso consapevole.

Interni Toyota RAV4 GR Sport
  • Un automobilista negli Stati Uniti accusa Toyota di aver raccolto dati di guida tramite i servizi connessi del veicolo.
  • I dati, inclusi posizione e comportamento al volante, sarebbero stati condivisi con un’assicurazione e utilizzati nel calcolo del premio.
  • La vicenda tocca sul vivo il consenso digitale, privacy e utilizzo dei dati nelle auto connesse.

Un’azione legale avviata negli Stati Uniti vede come protagonista il tema della raccolta e condivisione dei dati di guida da parte delle auto connesse. Al centro della vicenda ci sono Toyota, Progressive e una società specializzata in analisi dei dati, accusate di aver utilizzato informazioni personali di un automobilista senza un consenso realmente consapevole.

Il caso: premio assicurativo più alto e dati già disponibili

Il protagonista della causa un uomo che sostiene di aver scoperto l’esistenza di un profilo dettagliato sul suo stile di guida solo quando ha cercato una polizza per una Toyota RAV4. Secondo quanto riportato, l’assicurazione disponeva già di dati come posizione, abitudini di guida e persino un evento di frenata brusca registrato il giorno precedente alla richiesta di copertura.

Secondo l’accusa, queste informazioni avrebbero contribuito a un aumento del premio assicurativo, senza che il conducente fosse pienamente consapevole della raccolta e della successiva condivisione dei dati.

Il nodo del consenso digitale

Il punto centrale della controversia riguarda il consenso. Toyota afferma che l’automobilista abbia accettato il tracciamento attivando i servizi connessi del veicolo, cliccando su un pulsante di accettazione nel 2021 e nuovamente nel 2024.

L’avvocato dell’automobilista ha messo in evidenza come il problema non sia solo formale: secondo la difesa, il conducente non sarebbe stato messo nelle condizioni di comprendere davvero quali dati venissero raccolti, né a chi sarebbero stati trasferiti. Un ulteriore elemento critico riguarda il fatto che il veicolo non è in grado di identificare chi si trovi effettivamente alla guida.

Dal punto di vista procedurale, un giudice ha stabilito che debba ricorrere all’arbitrato, limitando la possibilità di un’azione diretta contro Toyota, ma il caso resta aperto sotto altri profili legali.

Un problema che va oltre Toyota

La questione della telematica auto assicurazioni non è nuova. In precedenza, General Motors e il broker di dati LexisNexis sono stati coinvolti in cause simili, dopo che alcuni automobilisti avevano registrato aumenti delle tariffe assicurative collegati ai dati di guida raccolti dai veicoli.

Il tema ha attirato anche l’attenzione delle autorità federali. La Federal Trade Commission ha recentemente imposto a General Motors e alla divisione OnStar il divieto di vendere dati di geolocalizzazione e comportamento di guida per un periodo di cinque anni. Il provvedimento è arrivato dopo l’accertamento di pratiche ritenute poco trasparenti nei processi di adesione ai servizi connessi.

Auto connesse, dati e controllo del conducente

Il rapporto tra auto connesse e privacy è sempre più di attualità. Le tecnologie telematiche possono offrire vantaggi in termini di sicurezza e personalizzazione dei servizi, ma senza regole chiare su trasparenza, accesso e possibilità di rifiuto, il rischio è che i dati diventino uno strumento di valutazione automatica per finalità commerciali, come il calcolo dei premi assicurativi.

Negli Stati Uniti, come in Europa, la questione è sul tavolo: chi guida dovrebbe poter sapere con precisione quali dati vengono raccolti, chi li utilizza e per quali scopi, con la possibilità concreta di negare il consenso senza perdere funzioni essenziali del veicolo.

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