Hublot e Yohji Yamamoto tornano insieme con il Classic Fusion Yohji Yamamoto All Black Camo. La cassa da 42 mm in ceramica nera opaca ospita un quadrante camo nero su nero che cambia tono con la luce. Il fondello in zaffiro fumé lascia intravedere il calibro automatico MHUB1110 con rotore scheletrato. Il cinturino unisce tessuto e caucciù in continuità visiva. Edizione limitata a 300 esemplari, con cofanetto dedicato e firma Yohji Yamamoto.
Per Hublot e Yohji Yamamoto il nero non è un semplice “colore neutro”: è un modo di costruire forma, carattere e presenza. Con il Classic Fusion Yohji Yamamoto All Black Camo, le due Maison tornano a dialogare per la quarta volta dal 2020, spingendo ancora più in là l’idea di un orologio che non ha bisogno di cromie per farsi notare. Qui a parlare sono le superfici, il rilievo, i passaggi tra opaco e fumé, la densità delle ombre.
La domanda che si pone in questa collaborazione è fino a che punto si può ridurre un oggetto alla sua essenza senza impoverirlo, anzi rendendolo più intenso?
Il camo monocromatico: ritmo, non decorazione

Il motivo mimetico, filtrato dal vocabolario di Yohji Yamamoto, cambia natura: non è un pattern “militare” da esibire, ma un esercizio di movimento. Sul quadrante del Classic Fusion All Black Camo il camo emerge come un rilievo nero su nero, leggibile in modo diverso a seconda dell’angolo e della luce. È un effetto sottile e deliberato: non c’è un contrasto urlato, ma un’oscillazione continua tra toni scuri, che rende l’orologio dinamico pur restando monocromatico.
In questa scelta c’è tutta la poetica dello stilista giapponese, riassunta nella sua frase: “Il nero è modesto e arrogante allo stesso tempo.” Il camo diventa quindi un mezzo per raccontare la materia: un’energia trattenuta, mai plateale, che si percepisce soprattutto da vicino.
Cassa in ceramica nera opaca: luce assorbita, ombre scolpite
La base estetica del modello è una cassa da 42 mm in ceramica nera opaca. La ceramica lavora come una superficie che assorbe la luce, spegnendo i riflessi e mettendo in evidenza i volumi. Il risultato è una presenza netta, grafica, con un equilibrio particolare tra leggerezza e “spessore visivo”.
A completare questa regia del nero c’è il fondello in zaffiro fumé, che aggiunge un ulteriore livello: non una trasparenza totale, ma un vedere “attraverso” mantenendo una quota di mistero. È un modo coerente di trattare il tema All Black: lasciare che la meccanica si intuisca, senza renderla mai completamente “chiara”.
Il calibro MHUB1110: meccanica a vista, tono su tono
Attraverso lo zaffiro fumé si intravede il calibro automatico MHUB1110 di Hublot, con rotore scheletrato. Anche qui la scelta è coerente: il movimento si mostra, ma resta dentro un universo monocromatico. Non è un’esibizione scintillante; è piuttosto una presenza tecnica che completa il racconto di superfici e ombre.
Un altro punto chiave dell’edizione è il cinturino, dove tessuto e caucciù si uniscono in modo naturale, senza stacchi visivi forzati. È una soluzione che riflette, da un lato, l’approccio materico di Yohji Yamamoto e, dall’altro, la vocazione tecnica di Hublot. Il risultato è un dettaglio che si percepisce al tatto e rafforza l’idea di un All Black costruito su texture più che su colori.
A rendere l’insieme ancora più riconoscibile, la firma di Yohji Yamamoto è integrata nel design di ciascuno dei 300 cofanetti All Black personalizzati.
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