Informazioni chiave:
- Ricavi 2025 in calo del 46%, scesi a 1,009 miliardi di euro.
- Vendite diminuite del 28,3% con 209.704 moto consegnate.
- Bajaj riduce il debito netto del gruppo a 798 milioni di euro.
La pubblicazione dei dati preliminari di Bajaj Mobility AG conferma quello che il mercato temeva da mesi: il 2025 è stato un anno durissimo per KTM. Il fatturato del costruttore austriaco è sceso a 1,009 miliardi di euro, con una contrazione del 46% rispetto al 2024. Le moto consegnate sono state 209.704, il 28,3% in meno su base annua. Numeri che raccontano una fase di profonda trasformazione industriale, non ancora conclusa.
Un anno spaccato in due

La lettura dei dati diventa più interessante se si guarda alla distribuzione delle vendite KTM nei dodici mesi. Nel primo semestre, condizionato dal fermo produttivo e dalle procedure di ristrutturazione, le consegne si sono fermate a 85.284 unità. Nella seconda parte dell’anno, con gli stabilimenti di nuovo operativi, il dato è salito a 124.420 moto. Un rimbalzo consistente, ma ancora lontano dai volumi che KTM aveva raggiunto negli anni precedenti.
C’è poi una distinzione importante da fare all’interno di quel totale. Delle 209.704 moto vendute, 78.906 appartengono alla fascia delle piccole cilindrate, come la serie 390 ed i modelli inferiori, prodotte negli stabilimenti Bajaj in India. Tolte queste, il portafoglio “core” di KTM si riduce a circa 130.800 unità. E qui si apre un altro interrogativo: quante di quelle moto arrivavano davvero dalla produzione 2025 e quante, invece, facevano parte dello stock accumulato a fine 2024?
Il nodo delle scorte invendute

Il dato sulle giacenze è forse il più rivelatore di questa fase. A fine 2024 KTM si ritrovava con 248.580 moto ferme tra magazzini e rete di distribuzione, un numero fuori controllo. Nel corso del 2025 le scorte sono state ridotte di 101.153 unità, portando il totale a fine anno a 147.427. Lo smaltimento c’è stato, ma il numero resta alto e alimenta il sospetto che una fetta delle vendite dichiarate corrisponda in realtà a moto prodotte nell’anno precedente, vendute a prezzi ribassati o attraverso canali straordinari.
In sostanza, il rapporto preliminare di Bajaj Mobility AG parla di “stabilizzazione delle basi economiche”, ma i numeri suggeriscono un quadro più sfumato. La ristrutturazione è avviata, il peggio potrebbe essere alle spalle, ma il ritorno a una piena redditività operativa richiederà ancora tempo.
La contrazione non ha riguardato soltanto KTM. Anche gli altri marchi del gruppo Bajaj Mobility AG hanno chiuso il 2025 in territorio negativo. Husqvarna ha perso il 27,2% delle vendite su base annua, mentre GASGAS ha registrato un calo del 19,5%. In entrambi i casi, il rallentamento si spiega con le stesse ragioni strutturali: la riorganizzazione della produzione, il ridimensionamento della rete e la necessità di ridurre le giacenze lungo tutta la filiera.
Da Pierer Mobility a Bajaj: il cambio di guida

Per capire come KTM sia arrivata a questo punto bisogna tornare alla fine del 2024. La pressione finanziaria accumulata nei mesi precedenti aveva portato al blocco della produzione, a migliaia di licenziamenti e all’avvio di una procedura di autoamministrazione. In quella fase è stata ceduta MV Agusta, è stato approvato un piano di ristrutturazione da 548 milioni di euro e, soprattutto, è cambiata la proprietà: Bajaj Auto ha rilevato il controllo da Pierer Mobility AG, diventando il nuovo azionista di riferimento del marchio austriaco.
Il passaggio ha portato con sé un dato positivo. A livello di gruppo, il debito netto di Bajaj Mobility è sceso da 1,643 miliardi a 798 milioni di euro, quasi dimezzato in dodici mesi. E nel mercato domestico indiano le vendite Bajaj sono cresciute del 26%, a conferma di una base industriale robusta su cui appoggiare la ricostruzione di KTM.
Ripartenza lenta, ma concreta

Dalla seconda metà del 2025 gli stabilimenti KTM hanno ripreso a lavorare a regime, i nuovi modelli sono tornati nei listini e il marchio ha ricominciato a presentarsi al pubblico con lanci e anteprime. La percezione generale è quella di un’azienda che si è rimessa in moto, anche se i tempi della ripresa restano incerti.
I dati contenuti nel rapporto preliminare non sono ancora stati sottoposti a revisione contabile indipendente e potrebbero subire rettifiche. Ma il quadro generale è abbastanza chiaro: KTM entra nel 2026 con il peso di un anno di transizione sulle spalle, un magazzino ancora da smaltire e la necessità di riconquistare la fiducia di concessionari e clienti. Bajaj ha le risorse finanziarie per sostenere il percorso, ma servirà pazienza.