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Need For Speed Heat: tutti i motivi per i quali dovete giocarci

Auto, derapate, Miami Beach e stile Camp... cosa volete di più?

17 giugno 2020 - 8:00

Anni fa ero un grande appassionato della saga di videogiochi Need For Speed, uno dei fiori all’occhiello di EA Games: i miei titoli preferiti, Underground 1 e 2, Most Wanted (2005), Carbon e Nitro (l’incompresa esclusiva Nintendo) erano saliti alla ribalta per essersi ispirati al primo capitolo di una saga cinematografica altrettanto lunga, quella di Fast And Furious, e quindi a differenza dei capitoli precedenti, proponevano auto di serie, utilitarie di tutti i giorni, da potenziare nel motore e nell’assetto, e da personalizzare inserendo aerografie, adesivi, modificando la carrozzeria e via dicendo.

Del resto, eravamo nei primi anni 2000, epoca d’oro dei tamarri! In seguito, i giochi si sono appiattiti, hanno perso in qualità e innovazione, almeno fino a questo nuovo Need For Speed Heat, uscito a Novembre, che mi ha colpito fin dal trailer.

Il gioco, infatti, ripropone e unisce le caratteristiche migliori del gameplay dei titoli più iconici, aggiornando però la grafica e aggiungendo anche tante caratteristiche in più, che mancavano negli altri capitoli di questa fortunata e lunghissima saga, partita nel 1994 con The Need For Speed, e che nel tempo ha dato vita a una vera scuderia di corse, e ad un omonimo film uscito nel 2014.

Need For Speed Heat: meglio lasciar perdere la trama

Parto subito da uno dei lati carenti del gioco: la trama, unica cosa che gli sviluppatori di EA Games non hanno ripreso dal passato. Non in pieno, almeno. Intendiamoci, i Need For Speed – come i Fast&Furious – non hanno mai avuto una storyline profonda e complessa. Ed è giusto così, perché non è una tipologia di gioco che punta a quello. Però, pur nella loro superficialità, i vecchi titoli riuscivano ad essere coinvolgenti e credibili, portando nel mondo del gaming le caratteristiche tipiche dei film action a cui si ispiravano. E, inoltre, in quei titoli la trama era il punto principale del gioco, che aveva una durata anche piuttosto lunga.

Need For Speed Heat, al contrario, ha una trama abbozzata e piuttosto marginale. Abbozzata e deludente, perché pur essendo prevedibile (non è nulla di troppo distante da quanto EA Games ha già proposto in passato) a un certo punto mi stava persino coinvolgendo ed ero curioso di sapere come potesse andare avanti. Il problema è che proprio il momento in cui ha iniziato a coinvolgermi è anche quello in cui la storyline principale del gioco si conclude, con i protagonisti e il giocatore che raggiungono i loro obiettivi.

Un vero peccato, certo, che però si supera facilmente visto che il titolo sviluppa altre storyline introducendo diversi personaggi e che servono per allenare il giocatore alle diverse tipologie di competizione che Need For Speed Heat – con mia grande sorpresa – offre.

Need For Speed Heat: giorno e notte

Anche lato gameplay, non ci troviamo di fronte a nulla di nuovo; ma ci troviamo di fronte a quella che secondo me, giocatore della domenica, è stata una grande capacità dei creatori di saper riadattare quanto di buono la saga ha fatto in passato. Chi ha seguito l’evolversi dei capitoli della serie, sa che si sono sempre più o meno alternati tra ambientazione esclusivamente notturna (Underground 1 e 2, Carbon) ed ambientazione esclusivamente diurna (Most Wanted, Nitro); e sa che i titoli più recenti, come Hot Pursuit (2010), Most Wanted (quello del 2012) e Payback (2017) hanno introdotto per la prima volta un’evoluzione continua, alternando giorno e notte.

L’ultimo capitolo dà invece la possibilità al giocatore di scegliere se giocare di giorno o di notte, dividendo intelligentemente l’offerta e creando un contesto molto azzeccato all’interno di quell’Universo. Di giorno si corre in gare legali, organizzate, con circuiti sempre ricavati dalla città ma delimitati e privati del traffico, in cui si vincono i soldi necessari al potenziamento e alla personalizzazione del mezzo. Di notte, invece, si accede alle gare clandestine, quelle che servono per perseguire l’obiettivo principale del gioco, entrare nella League e aumentare al massimo la propria reputazione. Infatti, vincendo le gare clandestine notturne nella maggior parte dei casi il premio non è in denaro, ma in punti Reputazione, che servono non solo a crescere in città, ma anche a sbloccare nuovi potenziamenti e pezzi, nonché nuovi veicoli da poter acquistare. In entrambi i casi, il gioco rimane puramente Arcade, così come Need For Speed ci ha abituato: daremo vita ad acrobazie molto irreali, al limite delle leggi della fisica. Forse la pecca è che non c’è troppa distinzione, nella percezione di un giocatore, tra un’auto e l’altra.

I punti Reputazione, così come i soldi, sono molto importanti e senza di loro non si può praticamente andare avanti nel gioco. Proprio per questo, diventa abbastanza complicato accumularli, per la sempre maggiore abilità degli avversari (specie se si gioca Online, quindi con altri giocatori reali connessi); così come diventa molto semplice perderli, a causa degli inseguimenti con la polizia. Le forze dell’ordine della fittizia città di Palm City (che si ispira alla reale Miami e alla Florida) sono un altro grande ritorno proposto da questo capitolo, e rappresentano anch’esse un elemento portante di trama e gameplay.

Girando liberamente per la città, ci si può imbattere nei poliziotti sia di giorno che di notte, ma è in questo secondo caso che partono gli inseguimenti appena si incrocia la loro traiettoria (di giorno bisogna scontrarsi con il veicolo, altrimenti non vi riconosceranno). La polizia aumenta di tenacia e cattiveria man mano che aumenta il livello di allerta, da 1 a 5, quando subentreranno rinforzi molto pesanti estremamente complicati da seminare. Complice anche il fatto, e questa è una novità, che così come il giocatore può distruggere i veicoli della polizia, loro possono distruggere il veicolo del giocatore, man mano che si sale di livello allerta, aumenta notevolmente la certezza di finire accertati. E quando succede, tutti i punti Reputazione accumulati durante la nottata (ogni nottata finisce al rientro nel rifugio) in gare e danni alla città, così come il denaro, diminuiscono per il livello di allerta che si è raggiunto.

Need For Speed Heat: tante possibilità di scelta

Il gioco mi è piaciuto molto per le tantissime possibilità di personalizzazione concesse al giocatore, che – magari a torto – non ricordo di aver visto in nessun altro titolo della saga. Innanzitutto, ho apprezzato che la trama principale non sia l’elemento centrale di Need For Speed Heat, ma che si possa decidere quando proseguire e intanto dedicarsi anche agli altri appuntamenti con gli altri personaggi della serie. E questo permette quindi anche di concentrarsi sulla tipologia di competizione che più si preferisce.

Infatti, nel corso del gioco sbloccheremo alcuni Tutor che ci introdurranno a dei tipi di gara diversi dai classici Circuiti e Sprint (Gara che inizia in un punto, e finisce in un altro): le derapate e il fuoristrada. E questo mi conduce all’ultimo aspetto positivo del gioco: la personalizzazione. Quando acquistiamo un’auto, in Need For Speed Heat possiamo stravolgerla completamente. Non solo aumentandone le prestazioni, montandole di volta in volta motori e componenti più potenti. Ma anche decidendo a che tipo di gara destinarla: la possibilità di scegliere tra gomme e sospensioni da Rally o da Derapata, di aumentare o diminuire la spalla dello pneumatico, di alzare o abbassare il veicolo e via dicendo, è ottima per mettere a punto un veicolo per questo o quel tipo di gara. E questo vuol dire che è meglio avere almeno 3 auto diverse e specifiche. Inoltre, mi è piaciuta la novità di poter personalizzare l’estetica non solo dell’auto, ma anche dell’Avatar, che si può scegliere non tra un solo maschio o una sola ragazza, ma tra tanti diversi tipi di ragazzi e ragazze, che poi a loro volta possono essere personalizzati.

La gamma di auto che si possono acquistare è molto ampia (forse ce ne sono anche troppe): come già avevo accennato nell’articolo di presentazione, ero curioso soprattutto di poter provare almeno virtualmente la nuova Polestar 1, il brand sportivo di Volvo. Ma poi la gamma è ampia e variegata, con auto vecchie e nuove di tante tipologie: di Volvo c’è anche la splendida Amazon P130 del 1956, ma segnalo anche la leggendaria Aston Martin DB5 del 1964, la Golf GTi Mk1, l’Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio, la Ferrari FXX-K, le Lamborghini quasi obbligatorie nei Need For Speed, fino anche ai Pick-Up da corsa, come il Ford F-150 Raptor, la cui versione europea è il Ford Ranger Raptor, di cui ho parlato qualche mese fa. I più affezionati della serie, però, sono certo apprezzino la presenza delle auto più iconiche della serie: la Nissan SkyLine GT-R con livrea di Undergrond 1, la Nissan 350-Z di Rachel (Underground 2) e la mitica BMW M3 GTR E46 (Most Wanted).

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