NFS The Run

NFS The Run: dal Golden Gate all’Empire State Building

Mafia, States, Auto e adrenalina!

15 maggio 2020 - 21:00

Opinione impopolare: a me NFS The Run è piaciuto! Sono consapevole dei suoi notevoli difetti tecnici e di concept del gioco, che affronterò tra poco, ma sono riuscito comunque ad andare oltre, apprezzando quello che è l’intento di un titolo nato per far uscire una serie giunta un po’ allo stallo per la ripetitività delle idee.

E, infatti, pur con tutti i suoi difetti, NFS The Run è anche portatore di novità non indifferenti: è il primo titolo della saga ad avere un protagonista definito e non anonimo come nei titoli precedenti, ed è il primo (vado a memoria) a non essere circoscritto alla sola realtà cittadina ma a presentare uno scenario vastissimo e variegato, capace di portare continuamente la novità al giocatore (nonché uno dei pochi Need for Speed ad essere ambientato in realtà esistenti e non fittizie). Questo è il suo miglior pregio ma anche il suo più grande difetto.

NFS The Run: tanta carne al fuoco

È vero, NFS The Run è un gioco non recentissimo visto che è uscito nel 2011, ma questo è un vantaggio perché si trova di frequente in offerta o gratis su Origin, la piattaforma ufficiale di EA Games. Ricordo che i trailer mi piacevano molto, e che il primo gameplay promozionale all’E3 dello stesso anno stupì gli spettatori per la qualità e la novità anche della modalità di gioco.

La fortunata e lunghissima saga di corse clandestine viveva in quel periodo una fase calante: dopo i titoli fortunati di Underground 1 e 2, Most Wanted, Carbon e ProStreet, gli altri non erano stati particolarmente graditi dal pubblico. Nemmeno il titolo precedente, Hot Pursuit (remake di uno dei primi titoli della saga), aveva avuto il successo sperato, ed effettivamente è abbastanza noioso. Si capisce, quindi, come NFS The Run voglia essere un punto di rottura rispetto al passato, con una dimensione se vogliamo cinematografica.

La trama è molto semplice, come quella di qualsiasi film action: il protagonista, Jack (modellato su e doppiato dall’attore Sean Farris) nel prologo del gioco deve fuggire da una Porsche buttata in un demolitore nel quale è stato legato dalla Mafia, con cui ha probabilmente fatto diversi passi falsi. Dopo essere sfuggito, la sua amica Sam Harper lo iscrive a The Run, LA corsa automobilistica clandestina più ambiziosa degli States, i cui 200 partecipanti partono da San Francisco per arrivare a New York City passando per tutto il Paese. La somma riservata al vincitore è di 25milioni di dollari, e Jack – in caso di vittoria – riceverebbe da Sam il 10%, somma che gli consentirebbe di ripagare i suoi debiti e ripartire da zero.

È subito evidente il vero valore aggiunto di questo gioco: non la trama, ma lo scenario. Giocato sui giusti schermi la grafica del gioco riesce a restituire molto bene i diversi paesaggi offerti dagli States: lande desolate, campagne, e le principali metropoli statunitensi sono tutte cose che il giocatore riesce a vedere nel corso del gameplay. Giocando, passeremo da San Francisco al deserto della California e del Nevada, fino ad arrivare a Las Vegas, la prima città che incontriamo dopo la metropoli californiana. In seguito, passeremo dal deserto allo Yellowstone, fino alle vette più alte e innevate delle montagne rocciose, dove avremo a che fare con ghiaccio e valanghe, che soprattutto nella modalità difficile riescono a mettere in difficoltà il giocatore (più dei rivali computer, che invece sono molto prevedibili e artificiosi).

Non solo, NFS The Run è il primo Need For Speed dove il protagonista esce dalla vettura: avremo modo anche (per pochi momenti) di correre per le città, fuggendo a mafiosi e/o poliziotti, rubando vetture della polizia e tanto altro. Insomma, questo titolo è estremamente variegato non solo nei paesaggi, ma anche nelle sfide da fare. Ogni città ne presenta diverse, e passeremo dal rubare una Ford Taurus Police Interceptor a Chicago, a sfrecciare a tutta velocità sui binari della metropolitana di New York City.

NFS The Run: un gioco complesso

In un periodo come questo, nel quale non si può viaggiare, ho subito puntato a videogiochi con ampi scenari, come dimostrano le recensioni di Forza Horizon 4 e The Crew 2. Questo gioco per me è perfetto, perché unisce l’adrenalina tipica di Need For Speed a quel viaggio Coast to Coast che sono certo molti di noi abbiano come sogno nel cassetto. Tra l’altro la gamma di veicoli selezionabili è piuttosto ampia: si va dalla semplice Golf GTi Mk1, alla mitica Ford Mustang Boss, alla Ford Shelby Mustang del 2011, fino ad hypercar come Lamborghini Aventador (appena lanciata proprio in quell’anno) e la Pagani Huayra. Le auto sono anche discretamente personalizzabili, cosa che si può fare fermandosi dal benzinaio (ce n’è uno in quasi ogni percorso, ma fermarsi comporta perdere posizioni). Ovviamente, ci sono anche sfide con altri piloti esperti, sia ragazzi che ragazze (altra nota positiva del titolo). Non manca la possibilità di giocare online, né sfide fuori dalla trama principale che riguardano tutti gli ambienti creati nel gioco.

Come detto, il mio entusiasmo verso questo titolo è un po’ impopolare, perché non fu proprio un successo. Anzi, ricordo ancora che le recensioni all’epoca parlavano non così a torto di occasione sprecata. Questo perché mettere in pratica l’idea di una corsa Coast to Coast in un videogioco è molto, molto più complesso di quanto si creda. E così il titolo che sulla carta dovrebbe essere il più open space di sempre finisce per essere piuttosto restrittivo e persino uno dei più corti di tutta la saga. Durante una corsa, se si esce di strada si viene automaticamente riportati sul percorso, senza possibilità quindi di esplorare i diversi ambienti che ci vengono presentati, siano esse città o spazi aperti. Inoltre, molte delle sfide durante il percorso da città a città sono piuttosto ripetitive, e prevedono o gare a tempo, o salire di posizione con o senza poliziotti che ostacolano e che comunque, al pari degli avversari, sono molto macchinosi e prevedibili (un esempio: quando un avversario ci supera, non si spingerà molto lontano e inspiegabilmente rallenterà come se il gioco volesse aiutarci a superarlo).

La creazione di tanti ambienti così diversi e ricchi di dettagli come indiscutibilmente sono quelli di The Run ha reso però il gioco piuttosto pesante e non sono rari i bug e lag durante il gioco (almeno su PC, dove l’ho giocato io). Le auto, però, devo dire che sono riprodotte molto bene, ricche di dettagli (allo stesso modo dei protagonisti, per un gioco del 2011) e la guidabilità è buona, naturalmente arcade in pieno stile Need For Speed. In generale, comunque, questi sono per me difetti passabili se messi a confronto con la spettacolarità e varietà di paesaggi che Need for Speed riesce a regalare, dandoci un assaggio e una possibilità di evasione soprattutto oggi che siamo costretti a stare in casa.

 

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