Silk Faw S9

Silk Faw S9: l’anteprima milanese dell’hypercar da 1400 CV

Silk Faw S9 è l'auto "multiculturale" da 1400 CV che guarda ai giovani

6 settembre 2021 - 10:40

Dopo averne parlato qualche mese fa, abbiamo finalmente visto in anteprima la Silk Faw S9, prima supercar della nuova azienda italo-cinese, con grandi ambizioni e pensata per rilanciare prima di tutto l’industria automotive italiana. Disegnata da Walter De Silva e dai suoi collaboratori, la vettura è ingegnerizzata in Italia e sarà prodotta nel Bel Paese a partire dal 2023, anno in cui sarà completato anche il nuovo quartier generale della neo società, che sorgerà a Reggio Emilia nei pressi della Stazione AV e sarà interamente “Carbon Neutral“.

Al di là delle specifiche, Silk Faw S9 è il primo capitolo di un progetto piuttosto ambizioso, che dividerà la produzione tra Italia e Cina – sono previste altre 4 vetture – e che vedrà anche l’azienda investire nel territorio italiano e nei giovani, per esempio collaborando con alcuni dei principali atenei italiani, e proponendosi come incubatrice di start-up, per attirare dottorandi e specialisti da tutta Italia e da tutta Europa.

Silk Faw S9 rimane a Milano per tutta la Design Week, e pronta a farsi conoscere dal pubblico: l’installazione, realizzata dai ragazzi della YACademy di Bologna, è aperta dalle 10.00 alle 18.00 dal 5 al 10 settembre allo Spazio Quattrocento dell’Opificio31, in Via Tortona 31 a Milano.

Silk Faw S9: 1453 CV di potenza ibrida

Il design italiano è immediatamente riconoscibile. Non è un prodotto che punta “all’ultimo grido”, né vuole essere qualcosa di mai visto. Al contrario, come spiegato anche da Walter De Silva stesso, presente al lancio, l’idea era quella di portare nella vettura un design classico, che rimanga attuale nel lungo periodo. E se certamente, come tutti i progetti, esteticamente è una questione di gusti, la classicità si vede, e a mio parere non è per niente male.

Si tratta comunque di una vettura orientata alle prestazioni e all’efficienza aerodinamica, in quanto una delle rarissime “Long-Tail” presenti sul mercato. Siamo abituati a supercar con muso allungato e posteriore accorciato, qui invece c’è un certo bilanciamento di entrambe le parti, con una propensione al posteriore lungo. Una scelta votata sia per contenere il comunque alto numero di propulsori presenti, uno termico, e ben 3 elettrici, sia anche per ottenere un cx aerodinamico il più basso possibile.

Di persona, comunque, l’impatto è assicurato. Non un effetto “da togliere il fiato”, ma un prodotto armonico, che si fa guardare. Soprattutto perché, qui, sono i dettagli a fare la differenza. Per esempio, i fari rappresentati da una sottilissima luce LED, e che però sono anche due prese d’aria; o la linea rosso-nera che parte dal cofano, passa sia sul parabrezza sia, come sdoppiandosi, sul cofano, e arriva sul tettuccio, e che ha certo una funzione estetica, ma ancora una volta aerodinamica.

E poi i cerchi, sofisticati ed elaborati. Personalmente, li trovo davvero riusciti, con il doppio design tridimensionale: il primo, quello che li vede infossati e concavi, con tanti listelli sottili e il logo al centro; il secondo, delle lame, o delle onde, che emergono sopra, con un ottimo effetto ottico e, ancora una volta, con una resa aerodinamica d’eccellenza.

Del resto qui la potenza è tanta: si parla di 1400 CV di potenza combinata, una velocità massima di 400 km/h e un’accelerazione 0-100 in appena 1,9 secondi. Un vero record.

Completamente personalizzabile, come nei videogiochi

Altrettanto riusciti sono gli interni della Silk Faw S9, che secondo me guardano sia al Motorsport che agli eSport automobilistici, sempre più in voga e sempre più importanti. Oltre ad elementi ripresi dagli esterni, come la linea rossa di cui sopra, spicca soprattutto il volante, la cui forma, appunto, richiama quella dei prototipi da corsa.

Volante che però è a sua volta un Pad digitale, con schermo ad alta risoluzione contenente tutte le informazioni necessarie, su tutte la velocità massima – da qui il rimando ai videogiochi – e che servono per non distrarre il pilota.

La qualità dei materiali è alta, sia visivamente che al tatto, e unisce elementi ancora una volta classici ad elementi high-tech, che vogliono essere semplici: per esempio, le bocchette dell’aria ricoperte di LED, blu quando esce aria fredda, rosse quando esce aria calda. Tutto è stato pensato per una migliore integrazione possibile uomo-macchina, e soprattutto per l’integrazione con i dispositivi del quotidiano, come smartphone e wearable.

Presentata in un grigio-argento, la vettura è altamente personalizzabile. L’utente può infatti scegliere diverse combinazioni di colore, anche per le singole componenti: per esempio, carrozzeria rossa ma portiere beige o nere, e un colore ancora diverso per il tettuccio, e lo stesso vale per gli interni. Ne consegue che, con ogni probabilità, ogni Silk Faw S9 sarà unica.

Spazio ai giovani

Si accennava nel paragrafo iniziale della voglia di Silk Faw di investire in Italia, e nei giovani, e di una gamma piuttosto ampia. Dopo la S9, arriverà la S7 (anch’essa italiana), e a seguire S5 ed S3, che invece saranno prodotte in Cina, con una buona “divisione dei compiti” dell’azienda.

Ma i giovani rimangono al centro, a partire dal lancio alla Design Week. Il percorso espositivo scelto, infatti, inizia con quattro installazioni realizzate dagli studenti di architettura della YACademy di Bologna, guidati dall’architetto e designer Michele De Lucchi, e dallo studio AMDL Circle. Ma la YACademy è solo una delle numerose collaborazioni di Silk Faw, che vedono anche il Politecnico di Torino, il Politecnico di Milano, fino all’Alma Mater Studiorum di Bologna e all’UNIMORE, Università di Modena e Reggio Emilia.

Come anche sottolineato da Katia Bassi, Managing Director dell’azienda, c’è voglia di sostenere i giovani, e di creare un ambiente dove poter lavorare in armonia. E c’è voglia di multiculturalismo e internazionalità, rappresentata dai giovani dell’accademia bolognese provenienti da tutto il mondo, e inevitabile del resto in una società che nasce dall’unione di una realtà italiana, come la Motor Valley emiliana, e cinese.

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