Suzuki Uman

Suzuki Uman: così allo IED hanno immaginato il prossimo Jimny

Sempre divertente, in piena filosofia Suzuki!

21 settembre 2020 - 12:00

Suzuki Jimny è uno dei veicoli della casa nipponica più celebri e più venduti. La sua connotazione di SUV minuscolo a tre porte, squadrato e spartano (ma oggi tecnologico) lo fa piacere sempre alle generazioni più giovani, che spendendo poco possono avere un’auto perfetta sia per la città sia per divertirsi in gite fuori porta e anche in occasioni di off-road, con un design che piace per la sua semplicità. È questa grande tradizione che gli studenti laureandi alla triennale in Transportation Design, con Suzuki Uman (graficamente U:man), vogliono portare avanti, in chiave questa volta elettrica.

Suzuki Uman, il piccolo fuoristrada nipponico con design italiano

4 sono le mani creative dietro Suzuki Uman: Raffaele Anile, Nicolò Bettinelli, Fiorenzo Fiorentino e Fabrizio Luciano. Questo veicolo riprende in tutto e per tutto la filosofia Suzuki di veicoli concreti e divertenti, per tutti, e quindi si ispira a modelli come il Samurai, il Vitara e ovviamente Jimny, con però al centro l’utente e la User Experience.

Anche in questo caso, come anche per Suzuki MAUD e Suzuki Ikigai, si è rispettata la filosofia 4x4xALL, che richiedeva un veicolo elettrificato o elettrico, versatile e che fosse per gli esseri umani sia dentro che fuori dal veicolo. Suzuki Uman quindi vuole essere adatto sia a percorsi avventurosi che quotidiano e urbani: è piccolo abbastanza per essere parcheggiato ovunque, anche nel box più piccolo, grazie alle sue proporzioni compatte, mentre l’estetica segue la filosofia product.

Form, Follows, Function è il criterio che i 4 ragazzi hanno posto alla base dello sviluppo di Suzuki Uman, e per questo sono partiti da elementi pratici e funzionali, rendendoli stilistici: un esempio è la rollbar a vista, o la greenhouse, che invece permette una grande visibilità. Anche le calandre e i fari spingono verso una forte “umanizzazione del veicolo”, visto che sono stati resi molto antropomorfi; veicolo che, in ogni caso, ha grandi possibilità di personalizzazione per merito di non poche proposte di allestimenti chiamati color&trim.

Suzuki Uman: design antropomorfo

U:man, quindi (che gioca sulle parole “Uman” e “You man”), perché tutto è focalizzato sull’uomo, persino il design che come detto è fortemente antropomorfo. L’anteriore prosegue le linee viste sulla Jimny, ed è massiccio ma simpatico: i fari sono due cerchi vuoti spezzati, ovviamente a LED, con la parte superiore, più grande, che si trova nella mascherina nera, con il logo dell’azienda (anch’esso a LED), e la parte inferiore, che probabilmente funge da luce diurna, che da spenta è quasi invisibile, visto che è nella parte colorata della carrozzeria. Per il resto il design del frontale è molto pulito, leggermente bombato ma rigido nelle linee. Anche il cofano è bello piatto e lucido, mentre stupisce il parabrezza praticamente verticale e molto ampio, che va direttamente a confluire nei finestrini laterali. Unici elementi di rottura sono le parti nere, non solo la finta calandra (l’auto è elettrica), ma anche la parte inferiore del paraurti, in nero paco, e i due elementi neri verticali alle estremità laterali. Belli anche gli specchietti, che sono in realtà due videocamere.

Il profilo si nota per i parafanghi particolarmente bombati, che con le verniciature più particolari (come quelle perlate) creano degli splendidi giochi di colore; e per i grandi cerchi a 6 razze luminose, circondati da pneumatici particolarmente spessi che evidenziano la vocazione offroad e che sono caratterizzati da delle linee verdi o di altri colori molto accesi, che li rendono molto simpatici e giovanili. La linea laterale è interrotta solamente dal montante laterale abbastanza spesso, mentre mi piace che la maniglia della portiera sia una sorta di bottoncino molto piccolo, reso visibile da un elemento scuro a contrasto.

Molto più ricercato e insolito è il posteriore. Il gruppo ottico è costituito da 3 linee a LED disposte su 3 livelli in modo irregolare. la più bassa è quella più lunga, che percorre la vettura in tutta la sua larghezza ed è spezzata alle estremità laterali, mentre le altre due sono più strette. Quella superiore è la più corta, e funge da segnale di stop insieme alla parte spezzata di quella più bassa. Bello poi che il lunotto sia attraversato dal montante posteriore metallizzato in argento, che funge anche da elemento a contrasto, alla stessa maniera del portellone, la cui posizione fa evincere che non si apra in verticale ma laterale, proprio come i fuoristrada di vecchia concezione. Al posto della ruota di scorta tipica di tutti i Jimny si trova la grande scritta Suzuki, mentre la ruota sostitutiva è probabilmente in basso.

All’interno ci sono 4 comodi posti, e l’abitacolo è molto luminoso proprio per le ampie vetrate. Il volante rimane abbastanza tradizionale, ma dalla plancia abbastanza futuristica si nota che è una concept car. Bella anche l’idea di fare i sedili bicromatici, seguendo quindi le stesse possibilità di personalizzazione viste all’esterno.

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