Breil Abarth 70 anniversario

Breil Abarth 70 anniversario: il segnatempo che celebra la storia dello Scorpione

Il nuovo cronografo Breil Abarth rende omaggio ai 70 anni della casa automobilistica.

1 agosto 2019 - 12:00

Breil Abarth 70 anniversario – Performance, carattere ed eleganza: il nuovo cronografo Breil Abarth rende omaggio ai 70 anni della casa automobilistica. In occasione del 70° anniversario di Abarth, Breil presenta un cronografo di grande carisma, prodotto in 800 esemplari numerati sul fondello.

Estetica e prestazione gareggiano fianco a fianco e danno vita a un orologio ricco di richiami al mondo delle auto e di elementi studiati con meticolosa cura. A partire dal materiale con cui è realizzato: bracciale e cassa sono in titanio, metallo con caratteristiche meccaniche uniche, che combina leggerezza e resistenza e garantisce un comfort assoluto.

La leggenda dello Scorpione inizia il 31 marzo del 1949 quando Carlo Abarth (1908 – 1979) fonda la Abarth & C. con il pilota Guido Scagliarini. E la prima vettura prodotta fu una 204 A Roadster, derivata da una Fiat 1100, che vinse immediatamente il campionato italiano 1100 sport e quello di formula 2.

Da allora la storia dello Scorpione si è arricchita continuamente di record sportivi e industriali, seguendo sempre la filosofia del fondatore, ovvero massime prestazioni, cura artigianale di ogni prodotto e costante affinamento tecnico.

L’affascinante storia di Carlo Abarth inizia con le motociclette: a vent’anni infatti coglie già i primi successi in sella a una Motor Thun mentre l’anno successivo costruisce la sua prima moto personalizzata con il marchio Abarth.

Purtroppo, durante una competizione a Linz, un incidente lo costringe ad abbandonare le moto, ma continua a gareggiare con i sidecar, mezzo che proprio lui porta all’apice della fama grazie a imprese come la sfida con il treno Oriente Express, naturalmente vinta. Ma un secondo grave incidente nel 1939 l’obbliga ad abbandonare le competizioni.

Proprio qui inizia la “seconda vita” di Carlo Abarth: nel 1945 si trasferisce a Merano e diventa cittadino italiano a tutti gli effetti. Poi, dopo una breve esperienza in Cisitalia, nel 1949 fonda la Abarth & C e, contemporaneamente, ha l’intuizione di affiancare all’attività corse la produzione dei famosi kit di elaborazione per vetture di serie che aumentano potenza, velocità e accelerazione.

Elementi di spicco nei kit sono le marmitte di scarico che, nel corso degli anni, diventano una vera propria icona dello “stile Abarth”. In pochi anni l’Abarth & C. raggiunge livelli globali: nel 1962 produce, con uno staff di 375 persone, 257.000 marmitte, delle quali il 65% è destinato all’esportazione.

L’apice del successo lo raggiunge alla fine degli anni Cinquanta e lungo tutti gli anni Sessanta. Un esempio? Con una Fiat Abarth 750, carrozzata Bertone nel 1956, il marchio firma un primato di durata e velocità: il 18 giugno, sulla pista di Monza, batte il record delle 24 ore percorrendo 3.743 km a una velocità media di 155 km/h. Poi, dal 27 al 29 giugno, sullo stesso circuito, inanella numerosi record: i 5.000 e i 10.000 km, le 5.000 miglia e anche le 48 e le 72 ore.

La stessa vettura fu carrozzata Zagato in due versioni differenti: la Fiat Abarth 750 Zagato (1956) e la Fiat Abarth 750 GT Zagato (1956). Il “rombo” di quest’auto raggiunge Franklin Delano Roosevelt Jr., figlio del presidente degli USA, che si precipita in Italia per siglare con Abarth un accordo di distribuzione in esclusiva.

Nel 1958 Abarth compie un vero e proprio capolavoro sulla nuova Fiat 500, trasformando completamente la piccola utilitaria ed esaltandone al massimo le potenzialità. Nello stesso anno diventa sempre più stretta la partnership con Fiat, che si impegna a riconoscere premi in denaro alla Abarth in base al numero di vittorie e record che la scuderia sarebbe riuscita a realizzare.

Un evento che sta alla base dell’impressionante palmares a venire: 10 record del mondo, 133 record internazionali, più di 10.000 vittorie su pista. Il mito cresce sempre più, entrando persino nel linguaggio comune. Gli anni 60 sono il decennio d’oro di Abarth. Dire “Abarth” significava dire “velocità”, “coraggio”, “prestazione”, “elaborazione”.

Ed è davvero lungo l’elenco delle vetture che hanno scolpito il nome Abarth nella storia dell’automobilismo: dalla 850 TC, che vinse su tutti i circuiti internazionali compreso il Nürburgring, alla Fiat Abarth “1000 Berlina” fino alla 2300 S, che sul circuito di Monza infila una straordinaria serie di record nonostante condizioni atmosferiche proibitive.

Dal 1971 la Abarth diventa a tutti gli effetti di proprietà di Fiat Auto, e l’ultima vettura alla cui realizzazione partecipa attivamente il fondatore del marchio è la A112 Abarth. E nel corso degli anni 80 la storia prosegue con vetture famose quali la Fiat 131 Abarth campione del mondo di rally e la Ritmo Abarth.

Carlo Abarth si è spento il 24 ottobre 1979, sotto lo stesso segno della nascita: quello dello scorpione.
Un passato glorioso, quindi, che si fa presente nel 2008 quando avviene il rilancio del marchio attraverso una nuova linea che nasce per far sognare tutti gli amanti dell’automobilismo sportivo, come dimostrano i modelli Abarth Grande Punto (2007) e Abarth 500 (2008), oltre ai kit prestazionali per ciascuna vettura e alle versioni da gara Abarth Grande Punto Rally Super 2000 e Abarth 500 Assetto Corse.

Da allora i modelli si sono succeduti a ritmo incessante: dall’Abarth 695 Tributo Ferrari (2010) all’Abarth 595 Yamaha Factory Racing (2015), dall’Abarth 695 Biposto Record (2015) all’Abarth 695 Rivale (2017), dall’Abarth 124 spider all’Abarth 124 rally (entrambe lanciate nel 2016), dall’Abarth 124 GT alla nuova gamma Abarth 595 (entrambe nel 2018). E oggi la leggenda continua con la nuova gamma Abarth “70esimo Anniversario”.

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