Gilera KZ 125

La storia di Gilera KZ e KK 125, le mitiche “entry level” due tempi anni degli Ottanta

Le sportive Gilera KZ e KK 125 furono la risposta italiana alla Honda NS 125 e iniziarono la corsa alle prestazioni delle ottavo di litro stradali.

24 luglio 2021 - 13:00

Durante la seconda metà degli anni Ottanta, l’arrivo sul mercato della Honda NS125F, presentata al Motor Show di Bologna del 1984, sconvolse il mercato delle ottavo di litro. Le Case italiane a quell’epoca non avevano mezzi altrettanto potenti e ci fu in quel periodo la corsa a presentare l’arma vincente per battere la piccola Honda, sia dal punto di vista delle prestazioni, sia dal punto di vista estetico, che per i sedicenni dell’epoca era altrettanto importante.

Cagiva fu la prima con le Aletta Oro S1 dell’85 e S2 dell’86, moto altrettanto performanti ma sicuramente meno accattivanti dal punto di vista estetico, mentre la Freccia C9 (con le sue evoluzioni C10R e C12R, antenate della Mito) era ancora di là da venire.

Più o meno stessa sorte per l’Aprilia che nell’85 presentò la AS 125 R con motore Rotax, evoluzione della precedente STX 125 dell’84, che però non ebbe grandissimo successo, viste le inferiori prestazioni del motore e un’estetica non troppo sportiva. La best seller AF1 125 Project 108 arrivò solo due anni più tardi, nel 1987. Gilera fu invece la prima a contrastare la piccola Honda.

Design di Luciano Marabese

All’epoca vendeva già bene la sua RV 125, sebbene fosse un mezzo piuttosto datato (fu presentata alla fine dell’83) e poco potente, ma che aveva dalla sua un prezzo concorrenziale, di poco superiore ai 3 milioni di lire. All’EICMA di Milano del 1985 si presentò però con la KZ 125, che venne commercializzata a partire dall’estete dell’86, con un anno di anticipo rispetto alle sopraccitate concorrenti italiane. Il design era senza dubbio moderno, frutto della matita di Luciano Marabese, con la sua semicarenatura bianca e rossa (meno successo ebbe quella nera e rossa).

Venne presentata insieme al prototipo della sua “sorella” KK 125, che invece presentava un coprisella posteriore e una carenatura integrale, disponibile nelle due livree rossa o nera (anche per questo modello la versione nera riscosse meno successi) e che venne commercializzata qualche mese più tardi della KZ, con qualche differenza estetica rispetto al prototipo.

La semicarenatura della KZ lasciava a vista il motore, mentre la parte bassa, separata, era in realtà molto più di un puntale anteriore, visto che carenava tutta la parte inferiore della moto, fungendo anche da vano per la batteria, una soluzione che abbassava il baricentro della moto. Altra particolarità innovativa per l’epoca era il finto serbatoio ribaltabile, che dava accesso al vero serbatoio della benzina, anch’esso posto più in basso, a quello dell’olio per il miscelatore, al vaso di espansione del radiatore e al filtro aria.

Caratteristiche tecniche

La ciclistica vantava un telaio doppia culla chiusa in acciaio a tubi quadri, una forcella Ceriani da 36 mm con anti-dive e 130 mm di escursione, un forcellone con sistema progressivo “Power Drive” e ammortizzatore posteriore da 125 mm di corsa. L’impianto frenante adottava dischi da 240 mm Grimeca, che forniva anche i cerchi da 16”, con pneumatici Pirelli MT 75 tubeless 100/80 davanti e 120/80 dietro.

Il motore poi era il pezzo forte di questa 125 ed era non solo superiore per prestazioni a quello della Honda NS ma addirittura anche a quello delle 125 “semiartigianali” dell’epoca, tra cui le costosissime HRDHorse” (White, Silver e Red) e la Malanca OB One 125. Derivato da quello indistruttibile della RV 125 adottava un gruppo termico con 12 luci e la valvola allo scarico APTS (Automatic Power Tuning System), che consentiva di variare il diagramma di scarico in funzione del numero di giri ed era alimentato da un carburatore Dell’Orto PHBH 28.

La sua potenza effettiva di oltre 24 CV alla ruota, unita a un peso misurato in ordine di marcia di soli 126 kg, consentiva alla KZ di battere i record di velocità delle ottavo di litro, spuntando una velocità massima reale superiore ai 150 km/h. Fu la prima 125 di serie a superare questa soglia.

Gilera KZ Endurance e Trofeo

Per sfoggiare le sue superiori prestazioni, la KZ prese subito parte al campionato Sport Production, tanto che l’anno successivo venne presentata la versione Endurance, caratterizzata dalla semicarenatura con doppio faro anteriore e dal coprisella posteriore. Per questo modello venne approntato un kit di potenziamento, composto da scarico Giannelli, set di getti per il carburatore, sospensioni Bitubo, pneumatici Pirelli, carena in vetroresina Plastic Bike e molto altro, proprio per partecipare al campionato SP e al monomarca Gilera, grazie al quale la Endurance Trofeo “kittata” sfiorava i 30 CV di potenza e superava i 160 chilometri orari.

Gilera KK: le differenze

La Gilera KK 125 presentava alcune differenze con la KZ: una diversa taratura delle sospensioni e del carburatore, un impianto di scarico differente e un rapporto della finale leggermente più lungo, ma soprattutto l’adozione di un secondo serbatoio posto sotto il motore, con lo scopo di abbassare ulteriormente il baricentro. In pratica al posto del serbatoio da 13 litri della KZ ce n’era uno più piccolo da 5,5 litri, creando in questo modo all’interno del guscio un utile vano porta oggetti, mentre un secondo da 8,5 litri era posto sotto il motore, tra il puntale della carenatura e il telaio. Grazie alla carenatura integrale le prestazioni della KK erano addirittura superiori a quelle della KZ con una velocità massima prossima ai 160 orari, anche se la Casa sui depliant ne dichiarava sempre 148.

Prestazioni dichiarate

A proposito dei dati dichiarati, contrariamente a molte altre Case, Gilera pubblicò nei suoi depliant dell’epoca, dei dati molto vicini a quelli reali, senza esagerare con numeri di cavalli e di chilometri orari; questi ultimi erano anzi inferiori alle prestazioni effettive. Questo perché i suddetti depliant finivano spesso nelle mani degli apprensivi genitori.

Ecco quindi che Gilera dichiarò, per entrambi i modelli, 26 CV di potenza a 9.000 giri e una coppia di 2,1 kgm (20,6 Nm) a 8.750 giri, e una velocità massima di “soli” 148 km/h. Il peso a secco dichiarato era invece di 113 kg, unico dato leggermente più basso di quelli rilevati (ma in ordine di marcia).

I dati rilevati

Nell’agosto del 1987 la rivista Moto Sprint mise a confronto, in una delle “folli” comparative organizzate da Claudio Braglia, sette Gilera 125, praticamente tutto il listino delle ottavo di litro della Casa di Arcore, che comprendeva le enduro RC 125 Rally, ER 125, RRT 125 Nebraska, la “motard” Fastbike e ovviamente la KZ, anche in versione Endurance, e la KK. I dati rilevati all’epoca furono ovviamente molto vicini a quelli reali, ma sempre di poco superiori, il contrario di quanto avveniva sempre quando si testava al banco o in pista una moto.

La KZ 125 fece registrare una potenza di 24,96 CV (18,35 kW) a 9.500 giri, mentre la KK si fermò a 24,44 CV (17,97 kW) a 9.750 giri. I valori di coppia massima furono di 1,88 kgm (18,84 Nm) a 9.500 giri per la KZ e di 1,81 kgm (17,75 Nm) a 9.300 giri.

La velocità massima misurata in pista fu di 152 km/h per la KZ (con tachimetro che segnava 165 e il contagiri 9.700) e di 154 km/h per la KK (con tachimetro a 165 e contagiri a 9.800), grazie alla migliore aerodinamica della carena integrale.

Il peso registrato in ordine di marcia fu di 126 kg per la KZ (dichiarati 113 a secco) e di 136 kg (118 dichiarati a secco) per la KK. Non ci sono i dati effettivi di peso della Endurance, per la quale la Casa dichiarava 116 kg.
Addirittura superiore fu la velocità massima registrata dalla rivista Motociclismo, sul numero di novembre 1986: 153,2 km/h la KZ e ben 157,5 km/h la KK, provata invece sul numero di aprile 1987.

Un paio di curiosità

Ecco due curiosità su questo modello: per ovviare alla mancanza della semicarena inferiore, l’azienda Mako Shark mise a punto un kit completo disponibile anche nella versione con doppio faro rotondo anteriore, in stile Yamaha FZR 1000 Genesis, presentata all’IFMA di Colonia nel 1986. All’epoca il doppio faro era appena stato “sdoganato” dal Codice della strada, e infatti la KZ Endurance fu la prima 125 a montarlo, in versione quadrata.

KZ e KK furono tra le moto preferite dai “paninari” dell’epoca e davanti al Burghy di piazza San Babila a Milano se ne contavano parecchie. Alcune KZ bianche nuove di zecca compaiono anche come product placement nel film comico del 1986 Italian Fast Food di Lodovico Gasparini. Il film narra le storie di diversi personaggi che ruotano attorno al fast food Wendy di Largo la Foppa a Milano e il cast è composto da molti protagonisti del varietà Drive In, tra cui anche Enzo Braschi, nella parte del paninaro.

Prezzo e quotazioni

All’epoca del suo lancio, la KZ costava 4.200.000 lire, 300.000 in più per l’avviamento elettrico, un prezzo sicuramente superiore a quello della Honda, ma che comunque non impedì alla piccola Gilera di riscuotere un grande successo. 4.750.000 invece il prezzo della KK, mentre quello della KZ Endurance era di 4.430.000 più le solite 300.000 per l’avviamento elettrico, e di 5.500.000 nella versione Trofeo. Nella primavera del 1988, le KZ e KK lasciarono il posto all’erede MX-1, presentata al Salone di Milano nel 1987.

Le quotazioni dell’usato oggi non sono così basse come si potrebbe pensare: se “rottami” in pessimo stato di conservazione vengono via per poche centinaia di euro, esemplari di Gilera KZ e KK in buone condizioni si trovano con prezzi che variano tra i 1.000 e 2.000 euro. Non è difficile poi reperire online molti pezzi di ricambio, per restaurarle, e anche in questo caso i prezzi non sono sempre economici, seppur non proibitivi: una sella ad esempio costa 80 euro, mentre per l’impianto di scarico originale ne sono necessari circa 150.

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