Sim Racing

Le corse Sim Racing manterranno la loro importanza anche dopo la pandemia?

Il Sim Racing è una delle poche cose che nel 2020 ha visto una crescita in termini di fatturato e consensi. Manterrà questo trend anche quando la pandemia finirà?

24 gennaio 2021 - 13:00

La pandemia ha costretto a chiudere, tra le altre cose, anche le piste, mandando in crisi il tradizionale motorsport che, senza i risultati delle gare, ha perso numerosi sponsor e, di conseguenza, budget per continuare nello sviluppo. Molte piste, team e campionati rischiano di chiudere, e nel frattempo gli stessi sponsor e l’industria hanno virato sul fenomeno del Sim Racing. 

Le corse simulate, videogiochi iperrealistici, nei quali le auto rispettano le leggi della fisica e corrono su riproduzioni di piste reali, estremamente accurate. La domanda, che si è posto anche il New York Times, è: questo fenomeno, durerà?

Dai videogiochi a tema auto al Sim Racing

Certamente i videogiochi di corse non sono la novità del XXI secolo. Già negli anni Settanta, su Atari, era possibile giocare a titoli come Indy500 o Street Racer; mentre negli anni Novanta si è conosciuta una vera e propria impennata di questi titoli, con il debutto della serie Need For Speed, dei giochi di Rally e, nei primi Duemila, di Forza Motorsport e Gran Turismo. 

I giochi, con un tempo velocissimo, hanno conosciuto un miglioramento grafico e simulato impressionante, con nuove edizioni realizzate pari passo con lo sviluppo delle generazioni delle principali console, ovvero Xbox, PlayStation e Nintendo; oltre che con lo sviluppo di computer altamente potenti, con schede grafiche dedicate, in grado di avere una potenza superiore alle stesse console. 

Oggi il livello di risoluzione e realismo è tale che, in giochi come Forza Horizon e Gran Turismo, si fatica a notare che le auto e i paesaggi sono riprodotte. Risultati migliori si trovano sui computer desktop, e sulla rete: per esempio su iRacing, la piattaforma online scelta per le versioni virtuali dei campionati NASCAR, IMSA, W Series e IndyCar. Mentre Formula 1 ha scelto il suo stesso gioco commerciale sviluppato da Codemasters. 

Allenamenti e soldi grazie al Sim Racing

Già prima della pandemia, i corridori professionisti avevano iniziato a usare i giochi per allenarsi a livello privati. Uno dei primi vantaggi da loro riscontrati, infatti, è che le piste sono riprodotte così fedelmente che il pilota può memorizzarne il layout, capire le curve più difficili. Insomma, arrivare già preparato.

Ci sono anche squadre che hanno preso spunto dal comportamento di questi piloti e hanno iniziato a usare uno speciale software di simulazione per mettere a punto la configurazione delle loro vetture reali prima di una gara. Non solo, ci sono alcuni videogiochi così ben realizzati, a livello di simulazione, da aver migliorato le capacità di guida dei giocatori, al punto che in alcuni casi, come quello di William Byron, si è visto un passaggio dalle corse virtuali a quelle reali. E lo stesso Byron ha fatto il colpo: divenuto pilota della NASCAR Cup Series, ha fondato anche un team eNASCAR, con il quale ha vinto una borsa di 100.000 dollari nella eNASCAR Coca-Cola iRacing Series 2020. Non solo, i piloti hanno iniziato a “intrufolarsi” nelle corse online da anni e per anni, dando soddisfazione ai loro fan, che potevano giocare e gareggiare direttamente con i loro beniamini.

Ma anche le case automobilistiche vedono nei videogiochi una nuova fonte di guadagno. Noi lo sappiamo bene con League Of Legends, che sta raccogliendo sempre più consensi: Mercedes è sponsor principale del videogame da più di un anno, e mette a disposizione premi, auto, e competizioni ad hoc. Lo stesso, di recente, ha iniziato a fare KIA: l’azienda sudcoreana, che si è appena rinnovata, è (ri)partita proprio dai videogiochi.

Negli States le cose non cambiano. Chevrolet rimase per giorni sulla cresta dell’onda quando la sua Corvette C8.R virtuale si è unita alla IMSA di iRacing a settembre 2020. Il marchio americano si unisce a Mazda, McLaren, Lamborghini e Ferrari che hanno concesso licenza dei loro veicoli a tantissimi videogiochi, da Forza a GranTurismo, da Project CARS ad Assetto Corsa. E anche se i giocatori non sono il mercato principale per auto costose, per i marchi è una forte possibilità che diventino fedeli al marchio e che quindi, pur non comprando le auto in sé, comprino accessori, modellini ufficiali e via dicendo.

Sim Racing: gli esperimenti di NBC e Fox hanno funzionato

I primi ad aver sperimentato il Sim Racing come sostituto delle corse tradizionali sono le emittenti NBC e Fox. Queste, dopo aver annullato le gare tradizionali, le hanno sostituite con quelle virtuali. Un vero e proprio azzardo, perché in quel periodo ancora nessuno sapeva se le auto virtuali avrebbero mai attirato spettatori e sponsor. Del resto, specialmente in America, le auto da corsa sono sempre servite come velocissimi cartelli pubblicitari, che portassero i consumatori americani a richiedere l’olio motore o le gomme usate dall’auto vincitrice. Una cosa che non funziona in auto finte, che sono dei poligoni digitali privi di olio.

Tuttavia, a circa 10 mesi dall’inizio dell’esperimento, il sim racing ha cominciato a dare i suoi frutti, attirando un numero sufficiente di pubblico per salvare il 2020. Anzi, il successo è stato tale che ora questa nuova tipologia di gare dà agli sponsor una forma di marketing più seria, mentre è riuscito ad attirare un pubblico molto più giovane. Infatti, gli sport motoristici tradizionali sono risultati poco interessanti per le giovani generazioni, che invece sembrano particolarmente attirate da queste corse virtuali. 

Non si parla di piccoli numeri. Il fenomeno del Sim Racing ha conosciuto una forte espansione circa 4 anni fa, quando tecnologia, corse reali e social hanno iniziato a convergere e Joe Gibbs Racing (JGR) ha puntato tutto sui social, espandendo il campionato in iRacing. In questo brevissimo lasso di tempo, l’importanza è cresciuta al punto che i Sim Racer hanno iniziato a dover essere pagati, e in generale la necessità era quella di avere nuove fonti per coprire i sempre più alti costi di sviluppo.

Da qui, l’idea di trasmettere eNASCAR e Formula Uno virtuale in TV al posto delle gare annullate. La prima ha attirato 910.000 spettatori: un numero certamente inferiore rispetto ai tre milioni tipici della NASCAR, ma molti di più dei 400.000 tipici di una gara virtuale. Risultati migliori per F1: il Virtual Bahrain Grand Prix ha attirato 4 milioni di spettatori, certamente meno della media di 34 milioni, ma davanti a qualsiasi altra gara virtuale. 

Numeri che hanno fatto riflettere, e hanno fatto capire che le gare virtuali hanno un enorme potenziale, e possono arrivare a sostituire quelle reali. Che sia un interesse dovuto alla noia della pandemia e del lockdown oppure un interesse reale e sentito, questo è ancora tutto da dimostrare e sarà la sfida del sim racing una volta terminato questo periodo.

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