DJ Ringo Rocco Anaclerio Virgin Radio auto rock

DJ Ringo: le 5 auto rock che hanno fatto la storia

Ovviamente, sono "rock" e bellissime...

18 settembre 2019 - 9:00

Auto rock? In che senso? Ve lo spiego: oggi, sempre più spesso, si utilizza il termine ‘rock‘ per identificare l’essere di una persona, di uno stile e perché no anche di un oggetto come potrebbe essere l’automobile. Nella società di oggi, tra l’altro, essere rock è una moda, un modo di dire, un vezzo oppure anche uno stile di vita. Si pensa infatti che essere rock significhi essere duri ma in realtà è un modo di essere, un modo di pensare, uno “state of mind”, legato a doppio filo con la musica rock.

Nella musica, il rock nasce nel corso degli anni cinquanta e sessanta, come evoluzione del rock’n’roll (rock and roll) americano e inglese ma trae le sue origini anche da numerose forme di musica dei decenni precedenti, come il rhythm and blues e il country, con occasionali richiami anche alla musica folk. Musicalmente il rock è incentrato sull’uso della chitarra elettrica, solitamente accompagnata dal basso elettrico e dalla batteria. Il rock si è poi evoluto in una enorme varietà di sottogeneri.

La musica rock ha inoltre contribuito al diffondersi di movimenti culturali e sociali, portando alla nascita di sottoculture. Come non citare l’avvento dei jeans ispirati, nella musica al Re del rock Elvis Presley e nel cinema a Marlon Brando e Steve McQueen. L’essere rock non è mai passato di moda, per questo il termine viene spesso associato anche agli oggetti.

 

Le “auto rock”: la classifica di Ringo

Noi di Quotidiano Motori abbiamo provato ad associarlo alle vetture che hanno fatto la storia dell’automobile. Abbiamo quindi interpellato uno dei massimi esperti di musica rock, DJ Ringo – Art Director Virgin Radio Italy, che ci ha segnalato le sue “5 auto rock. Siete d’accordo con lui? Se invece volete proporre qualche modifica alla classifica, segnalatecelo nei commenti!

 

Porsche 356 Speedster

La Porsche 356 è una vettura sportiva, sia coupé che cabriolet, prodotta dalla Porsche ininterrottamente dal 1948 al 1966: una vera e propria “auto rock”. Può essere considerato il primo modello “di serie” prodotto dalla casa di Stoccarda. In poco meno di un ventennio si sono succedute parecchie versioni, con differenti motorizzazioni tra 1.1 e 2 litri. La denominazione “Carrera” comparve per la prima volta proprio sulle versioni più potenti della 356 con doppio albero a camme in testa.

La Porsche 356 è una vettura che ha fatto epoca, vantando eccezionali livelli di maneggevolezza, leggerezza, affidabilità e tenuta di strada e spianando la strada alla futura Porsche 911.

La casa di Stoccarda realizzò nel 1954 una versione scoperta più sportiva ed economica della 356 America Roadster (realizzata in leggero alluminio ma troppo costosa), da piazzare nel mercato ‘assolato’ di Florida e California. Nacque così nel settembre del ’54 una delle auto più famose della storia, la Porsche 356 Speedster: carrozzeria aperta, parabrezza abbassato, sedili sportivi, finestrini laterali amovibili, capote leggera e equipaggiamento semplificato in generale decretarono il successo fino al 1958.

 

Mustang 1968 Bullitt Steve McQueen

Bullitt è un film statunitense del 1968 diretto da Peter Yates. È un poliziesco imperniato sulla figura di un tenente di polizia molto astuto, Frank Bullitt (Steve McQueen) diffidente e di poche parole, che riesce a risolvere un intricato caso nonostante influenze politiche e una potente avversione dal suo stesso distretto.

Nel film è celebre la scena d’inseguimento di dieci minuti tra una Dodge Charger R/T di colore nero con Bill Hickman al volante e una Ford Mustang GT390 Fastback, guidata da Steve McQueen, contraddistinta dal particolare colore verde scuro metallizzato (Dark Highland Green) e dai cerchi da corsa Torq Thrust: una stilosissima”auto rock”. Entrambe le auto sono del 1968.

Durante le riprese del film vennero utilizzati due esemplari di Mustang: uno guidato da Steve McQueen dotato di impianto fumogeno sul retrotreno, l’altro, guidato dallo stunt-man Bud Ekins e dotato di roll-bar e sospensioni rinforzate (soprannominato Jumper, fu utilizzato per i salti sulle discese di San Francisco). Dopo il film le auto scomparvero per decenni.

Il primo ritrovamento fu quello della Jumper, trovata abbandonata in un deposito del Messico a marzo 2017; l’altra auto venne fuori qualche mese dopo da una famiglia del New Jersey che per quarant’anni l’ha conservata in segreto, quindi sottoposta a un restauro conservativo dalla stessa Ford ed esposta al salone internazionale dell’auto di Detroit nel gennaio 2018, in corrispondenza della presentazione della “Bullitt Limited Edition” della Mustang di ultima generazione, nota come Mustang 1968 Bullitt Steve McQueen.

 

Chevrolet Chevelle SS

La Chevrolet Chevelle era una autovettura di medie dimensioni prodotta dal 1964 dalla Chevrolet. La sua produzione continuò per tutti gli anni sessanta e settanta e fu uno dei modelli di maggior successo della General Motors.

La serie delle Chevelle comprendeva vari modelli, da quelli economici per le famiglie ed altri molto potenti. Per quanto sia stata prodotta anche in versione berlina 4 porte, la Chevelle per antonomasia è quella in versione due porte coupé, prodotta anche in configurazione con tetto apribile. La Chevrolet Malibu fu all’inizio una versione più lussuosa della Chevelle, anche se in seguito divenne un modello a parte. La Chevelle fornì anche la base per la Chevrolet Monte Carlo, una vettura di successo già di per sé.

La Chevelle Malibu SS rappresentò il modello di ingresso della Chevrolet nel mercato delle auto potenti di dimensioni medie. L’allestimento denominato SS fu una versione di alta gamma con una propria linea di accessori e motori prestazionali, in stile “auto rock”. All’inizio era disponibile un motore da 5,4 l V8 mentre la Chevelle SS adottò un più sportivo 6,6 l sempre V8 per arrivare al, forse, più potente motore mai montato su di una muscle car: l’LS6 da 7,4 l (450 hp) del 1970.

 

Jeep Willys 1943

Il veicolo da trasporto Utility truck ¼ t 4×4 jeep fu il veicolo costruito nel maggior numero di esemplari nel corso della Seconda guerra mondiale. Fu usato dalle forze armate degli Stati Uniti su tutti i teatri di guerra e fu ceduto in quantità notevoli a tutti gli alleati, diventando quindi il principale veicolo di collegamento anche per gli eserciti britannico, sovietico e francese. Fu utilizzato anche dalle forze dell’Asse, quando ebbero occasione di catturare veicoli ancora funzionanti.

Il nome “jeep” è dato dalla pronuncia dell’acronimo GP che sta per General Purpose (usi generali). Successivamente alla Seconda guerra mondiale il termine jeep indicò genericamente qualsiasi veicolo militare leggero non blindato con un aspetto simile alla jeep originale, e già questo basta per definirla”auto rock”.

L’esercito statunitense fornì i disegni costruttivi del veicolo anche alla Willys ed alla Ford che presentarono i loro prototipi. Tuttavia nel luglio 1941 l’esercito americano si orientò definitivamente sul progetto Willys.

La Jeep era un veicolo estremamente rustico, con l’abitacolo appena protetto da barriere laterali che non superavano in altezza il cofano. Il parabrezza era costituito da due vetri sostenuti da un telaio, generalmente abbattibile. L’uso principale, come veicolo da collegamento e, secondariamente da ricognizione, non prevedeva particolari cure per la carrozzeria, tanto che furono studiate modifiche per realizzare la carrozzeria in compensato, per ridurre il consumo di acciaio (più utile all’industria pesante).

Il motore della jeep era il Willys Mod 442 era alimentato a benzina, quattro cilindri con testata a “L” a valvole laterali di 2196 cm3 di cilindrata e 54 HP di potenza a 3700 rpm, con coppia massima di 123 Nm a 2000 rpm. La trasmissione, con giunti a U, avveniva tramite un cambio a tre marce e retromarcia, con riduttore-ripartitore centrale.

La trazione era posteriore con le marce normali per l’uso stradale, modificabile tramite un comando a leva in trazione integrale, con marce normali o ridotte per l’impiego in fuoristrada. Gli ammortizzatori erano idraulici, indipendenti sulle quattro ruote e le sospensioni erano a balestra. Gli pneumatici erano a 6 tele, delle dimensioni 6×16.

 

Ferrari 250 GT California

La Ferrari 250 GT California è un’autovettura sportiva a due posti costruita dalla casa del cavallino dal 1957 al 1963. Fu fabbricata in due serie, una prima denominata “passo lungo” chiamata anche LWB (Long Wheel Base) e realizzata dal 1958 al 1960 (con un prototipo costruito nel 1957), ed una seconda a “passo corto” chiamata anche SWB (Short Wheel Base), prodotta dal 1960 al 1963, con l’ultimo esemplare finito all’inizio di quest’ultimo anno.

La 250 GT California ebbe origine dalle berlinette di quegli anni, dove rappresentava la versione aperta. Il nome “spyder” le fu dato per distinguerla dalle altre cabriolet, che erano in produzione in concomitanza con il modello, ma nascevano dalle 250 GT Coupé stradali. Si, avete già capito: anche questa è una “auto rock”

La carrozzeria fu progettata e costruita da Scaglietti per entrambe le serie, in lamiere d’acciaio, tranne per le portiere ed il cofano, che erano in alluminio. La 250 GT California fu fabbricata sulle stesse linee produttive delle berlinette, e condivideva con queste ultime le sospensioni, i freni e lo sterzo. Gli esemplari fabbricati avevano la guida a sinistra. Sugli ultimi modelli prodotti della prima serie furono introdotti i freni a disco sulle ruote, in sostituzione dei freni a tamburo.

I primi esemplari della prima serie avevano in dotazione un motore V12 da 3 litri di cilindrata, migliorato durante gli anni.

 

SEGUICI SU:
Facebook /// Twitter /// Instagram /// Telegram /// Flipboard

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

Volvo 164

Volvo 164: il fascino svedese degli anni ’60

Mitsubishi L200

Mitsubishi L200: la sesta generazione del pickup solido come una roccia

Vehicle-to-Grid

Vehicle-to-Grid: FCA e Terna per risolvere i problemi delle auto elettriche