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Volvo XC40 Recharge PHEV: tutti i perchè della versione plugin hybrid

Una Volvo dalle mille sfaccettature

3 aprile 2020 - 19:00

Una conferenza particolare quella alla quale abbiamo partecipato per la presentazione di Volvo XC40 Recharge PHEV, che infatti, per via delle circostanze, è stata annunciata in un insolito incontro su Zoom! Ad ogni modo, con questo modello la casa svedese non solo va a completare la famiglia del suo crossover di successo, ma estende anche il nome Recharge che da indicare esclusivamente la variante elettrica dello stesso modello, diventa una famiglia comprendente tutti i modelli a ricarica di Volvo. Un ulteriore passo nel suo progetto di elettrificazione, che ora comprende tutti i suoi modelli.

Volvo XC40 Recharge PHEV: il concetto di ibrido

PHEV è la sigla di Plug-in Hybrid, la tecnologia ibrida che Volvo ritiene essere quella più efficace ed efficiente nella riduzione dei consumi. Non solo la XC40, infatti: l’ibrido è presente su tutte le vetture del produttore di Göteborg, sia nelle appena rinnovate S90 e V90, sia nelle nuove S60 e V60, sia nei SUV XC60 e XC90.

Ciò che differenzia la XC40 T5 Plug-in Hybrid dalle sorelle maggiori è che si tratta del primo modello definito a ibrido seriale, tecnologia sviluppata apposta per la piattaforma CMA sulla quale è sviluppata questa vettura: significa che sia il motore elettrico che quello endotermico lavorano sull’asse anteriore. Non è possibile, quindi, avere una versione della XC40 a quattro ruote motrici, sempre per un risparmio dei consumi.

La tecnologia ibrida plug-in non è l’unica disponibile per le vetture svedesi. Infatti, l’elettrificazione della gamma comprende anche una variante leggera, ovvero il Mild Hybrid. Una tecnologia possiamo dire inversa a quella ibrida Plug-in: se la Volvo XC40 Recharge PHEV ha la possibilità di muoversi in modalità full electric con un’autonomia di circa 45km, e con possibilità di ricarica della batteria tramite cavo (esattamente come avviene per la versione totalmente elettrica), nei modelli Mild Hybrid questo non avviene – e infatti i modelli Mild non sono inclusi nella famiglia Recharge. Si tratta di un processo opposto: l’ibrido plug-in nasce per far sì che sia il motore endotermico a lavorare e sostenere quello elettrico, mentre l’ibrido leggero ha un piccolo motorino elettrico che aiuta la vettura soprattutto in ripresa, e spegne il motore endotermico quando l’auto è ferma o quasi ferma, consentendo così un piccolo risparmio nei consumi. Non sono presenti, invece, modelli full Hybrid.

Volvo XC40 Recharge PHEV: quella più completa?

La Volvo XC40 Recharge monta, quindi, due motori: un 3 cilindri 1,5 litri a benzina da 180 CV e uno elettrico da 82 CV, per un totale di 262 CV. Per quanto riguarda le prestazioni, la casa dichiara un’accelerazione 0-100 in 7,3 secondi ed una velocità massima autolimitata di 180km/h. Una tecnologia che, secondo quanto promesso da Volvo, dovrebbe consentire un consumo medio tra i 2 e i 2,4 litri ogni 100km. Un risultato che, purtroppo, non possiamo ancora confermare date le circostanze ma che è sicuramente molto interessante, e pone la XC40 Recharge PHEV, e in generale l’ibrido in vantaggio rispetto all’elettrico.

Un motivo è certamente di natura economica: le auto ibride tendono a costare meno rispetto a quelle elettriche. La stessa Volvo XC40 Recharge PHEV parte da un listino di 47.800 euro di contro agli almeno 60.000 che servono per la Volvo XC40 Recharge. Ma sicuramente ci sono anche motivi logistici: l’auto ibrida plug-in, pur avendo il focus sul motore elettrico, dispone comunque di un motore endotermico che quindi consente di essere più sicuri se la batteria si scarica, nonché di poter raggiungere qualsiasi luogo – anche quelli privi di infrastrutture di ricarica – per qualsiasi motivo. Inoltre, la tecnologia ibrida plug-in, proprio grazie alla modalità solo elettrica, consente di accedere e superare i blocchi del traffico di città come Milano, e questo per qualcuno potrebbe essere vantaggioso. A questo, Volvo nello specifico aggiunge la sua campagna di incentivi all’utilizzo delle sue vetture elettrificate, la stessa già vista per la XC40 elettrica e su cui spicca il rimborso del primo anno di spesa per la ricarica elettrica, che l’azienda svedese può monitorare grazie all’app Volvo On Call, che connette i clienti (che lo desiderano) alla casa madre. L’app è disponibile sia su Play Store, sia su App Store, sia su Microsoft Store.

C’è però un discorso più ampio, e credo meritevole di considerazione: un’auto ibrida non è un’auto a benzina, e quindi va cambiata la modalità d’uso della vettura. Come detto, è una tecnologia particolarmente evoluta, dove a differenza Full Hybrid non è il motore endotermico a fare da generatore per quello elettrico, ma le batterie si ricaricano in frenata, e poi sfruttando i cavi di ricarica. Una tecnologia che punta alla guida a solo un pedale, proprio perché come accade sulle vetture elettriche anche in questo caso si riesce a frenare solamente togliendo il piede dal pedale dell’acceleratore, e le stesse accelerazioni sono molto tranquille, blande, e non scattose in virtù della tanta coppia che una vettura di questo genere eroga, e che quindi permette con una lieve pressione una buona partenza. Questa guida diversa, e il fatto di dover ricaricare la batteria elettrica – con tempi inferiori rispetto a motori full electric – comportano un adattamento e cambiamento delle abitudini, e una nuova educazione alla guida. Non sfruttare, infatti, il motore elettrico significa non sfruttare la componente tecnica principale di vetture come questa, e infatti consumi e prestazioni ne risentiranno.

Penso che per uno sviluppo e una diffusione efficace di questa tecnologia ci voglia collaborazione tra l’azienda e il cittadino: la prima deve incentivare l’acquirente, che in molti casi si trova di fronte a  una cifra piuttosto onerosa, magari tramite il noleggio a lungo termine (la stessa Volvo dispone dei contratti Care by Volvo, che hanno riscosso un certo successo nel Bel Paese) con rottamazioni e promozioni; il secondo deve impegnarsi a cambiare la sua mentalità legata all’uso della vettura, e di conseguenza alcune sue abitudini. Magari verificando anche la presenza di incentivi statali verso alcuni tipi di motorizzazioni.

Volvo XC40 Recharge PHEV: prospettive per il futuro

Tutta questa considerazione nasce anche tenendo conto dell’obiettivo di Volvo. L’azienda infatti vuole ridurre entro il 2025 il 40% dell’impatto ambientale delle sue auto, e puntando entro lo stesso anno ad avere il 50% di vendite costituito da vetture elettriche, mentre il restante dalle vetture elettrificate in particolare della gamma Recharge. Un anno che fa da tappa e nuovo punto di partenza per l’obiettivo, entro il 2040, di avere un impatto neutro sull’ambiente, e questo non solo per quanto riguarda le emissioni, ma anche per l’utilizzo di plastica nelle componenti delle vetture e negli uffici.

Proprio per questo, c’è un cambiamento importante da attuare, soprattutto in virtù della crisi economica che ci stiamo preparando ad affrontare usciti dalla quarantena, che ridurrà le disponibilità di privati e aziende colpite. Un periodo dove, però, l’auto di proprietà potrebbe anche acquisire una maggiore centralità, in quanto modo meno rischioso di spostarsi (parlo ovviamente in merito ai contagi). Un’auto che, visto il piacevole (e forse unico) lato positivo della quarantena che ha ripulito cieli e mari, il cittadino potrebbe volere più ecologica e attenta all’ambiente. Si tratta, ovviamente, solo di ipotesi, che però rendono affascinante e interessante lo sviluppo dei trasporti e delle auto per l’immediato futuro.

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